Basket | 11 gennaio 2026, 19:31

Adelante Varese, con juicio

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Giusto sognare, se il sogno è così vicino, ma sei vittorie sono troppo poche per ritenersi competitivi allo stesso livello delle F8. Se poi perdi a Treviso accaparrandoti il lusso di sottovalutare gli avversari, meriti ancora meno. Queste prime 15 partite, però, rivelano che la squadra di Kastritis, con il sudore degli allenamenti e le correzioni sul mercato, un passo avanti lo ha fatto rispetto al passato. Ora servono conferme

Ioannis Kastritis (foto Averna)

Ioannis Kastritis (foto Averna)

Quando un piccolo, grande sogno di gloria, quale sarebbe stata la qualificazione alle F8 di Coppa Italia (ora definitivamente sfumata con il successo di Trieste contro Cantù) è lì a un passo, a una distanza di soli 40 minuti e di una sola vittoria, è giusto accarezzarlo. Senza pensare a nient’altro, anche quando scopri che resta solo un’illusione, anche quando confessi a te stesso, a conti fatti, che forse sarebbe stato troppo premiante se si fosse avverato.

Giusto sperare e veleggiare oniricamente a occhi aperti prima, giusto fare un esame di realtà dopo. La Varese che perde a Treviso non merita la kermesse che porta alla coccarda tricolore: al di là della “scusante” Moore, si è rivelata troppo sprecona, troppo letargica, troppo illudente e illusoria. Un primo tempo regalato, poi un vantaggio di otto punti sprecato in un palazzetto di tifosi in guerra contro la propria dirigenza e davanti a un’avversaria senza certezze, come solo lo può essere chi viene da un filotto di sconfitte consecutive.

Se ha pensato di avere già vinto, la Openjobmetis, a quel punto, ha sbagliato parecchio. Perché nessuno può permettersi di farlo, men che meno una squadra che la propria, eventuale, nobiltà deve conquistarsela ancora tutta. Tre vittorie non bastano ad accaparrarsi il lusso di sottovalutare gli avversari: che serva di lezione.

La lezione di Treviso, una Treviso ferita ma non morta

La lezione di Treviso dopo quella di Reggio Emilia, quando tutto sembrava ancora una volta sbagliato. E dopo quella di Tortona, che ha insegnato che per tornare a vincere sarebbe servito ancora un passo in più. E dopo quella di Udine, che ci ha detto che la Openjobmetis non era ancora fuori dai problemi e da una certa inadeguatezza.

Sì, guardiamoci indietro: un bilancio è utile, ora che si è scollinato. Dietro le nostre spalle c’è un mercato estivo non scevro di errori, un inizio di campionato da sei sconfitte di fila e una resurrezione da 5 alzate di braccia su 8 gare che oggi al PalaVerde ha trovato un punto. Fanno sei vittorie, troppo poche per sentirsi diversi e più competitivi, competitivi come solo chi partecipa alle Final Eight o ai playoff può ritenersi, ma forse sono per il momento abbastanza per affrancarsi dall’unica dimensione conosciuta negli ultimi 3 anni, quella gabbia piena di sbarre che si chiama lotta per non retrocedere.

Sembrerebbe rivelarlo una classifica divisa in 3 parti: ci sono le “grandi”, dalla Virtus a Tortona, le “medie” (dai 14 punti di Trento fino ai 10 di Udine) e le ultime della classe, quelle il cui unico orizzonte si chiama salvezza. La Varese di Kastritis, in queste prime 15 uscite, con il sudore degli allenamenti che l’hanno portata a essere tra le migliori difese dell’intera Serie A e con il raziocinio di cambi di rotta che hanno prima ammesso e poi corretto gli errori sul mercato, si è affrancata - o almeno pare ma andrà confermato - dall’ultima categoria per abitare la seconda.

È un piccolo passo in avanti, ma che deve essere sottolineato, anche al tramonto di una giornata un po’ triste come questa.

Adelante Pedro, con juicio, diceva il cancelliere Ferrer al suo cocchiere mentre la carrozza che l’ospitava si faceva largo tra la folla minacciosa che protestava per il prezzo del pane, nel XIII capitolo dei Promessi Sposi.

Adelante Varese, con juicio. Senza montarti, né montarci, la testa. Perché proprio non è ancora il caso…

Fabio Gandini


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