Varese | 10 gennaio 2026, 14:41

Tredicenne salvato dagli ospedali di Varese: «La sua vita era appesa a un filo, fatto un grande lavoro d'equipe. Stupefacente vedere il suo volto intatto e sereno»

Ha colpito molti varesini al notizia del ragazzo campano di appena 13 anni trasferito da Napoli e operato d'urgenza per un tumore particolarmente invasivo. Il racconto di Emanuela Crivellaro, anima de Il Ponte del Sorriso, parla di un esempio di buona sanità e di un lieto fine: «Una bella storia che narra del vissuto del ragazzino, di una mamma smarrita che qui ha trovato conforto e di un valore aggiunto che affianca il grande lavoro dei sanitari, quello dell’accoglienza e del supporto emotivo da parte dei nostri volontari»

La madre del tredicenne insieme ai volontari de Il Ponte del Sorriso (foto Il Ponte del Sorriso)

La madre del tredicenne insieme ai volontari de Il Ponte del Sorriso (foto Il Ponte del Sorriso)

Ha colpito molti varesini al notizia del ragazzo campano di appena 13 anni dall'eccellenza sanitaria varesina. Il giovane presentava un tumore vascolare occupante le fosse nasali, esteso all’orbita, alla fossa infra-temporale e fossa cranica anteriore e media, caratterizzato da una crescita rapida: in pericolo di vita è stato sottoposto prima a un'angiografia al Del Ponte a cura del team di Neuroradiologia, poi a un intervento chirurgico al Circolo effettuato dall'equipe di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Maurizio Bignami (leggi QUI la notizia).

A pochi giorni da quanto accaduto arriva una testimonianza diretta di quei momenti concitati. A raccontarla è Emanuela Crivellaro, anima e cuore dell'associazione Il Ponte del Sorriso.  Una storia di buona sanità ma anche «una bella storia che narra di una mamma a lui accanto, del vissuto del ragazzino e di un valore aggiunto, che affianca il grande lavoro dei sanitari, quello dell’accoglienza e del supporto emotivo da parte dei nostri volontari» spiga Crivellaro. 

Pubblichiamo di seguito integralmente il suo racconto:

«Era ormai sera inoltrata quando, in Terapia Intensiva Pediatrica dell’Ospedale Del Ponte, è arrivata la mamma del ragazzino di 13 anni, inviato con estrema urgenza dall’Ospedale Pediatrico Santo Bono di Napoli, grazie all’Aeronautica Militare che ha effettuato il trasporto. Era il 23 dicembre e noi volontari de Il Ponte del Sorriso, eravamo lì ad aspettarla e ad accoglierla. Era disperata per la gravità del figlio ma anche smarrita e spaventata.

Sono momenti emotivamente difficili da gestire per un genitore che vive l’impotenza di ciò che gli sta accadendo. Un abbraccio affettuoso, un sorriso delicato che invita alla speranza, un sostegno logistico in un posto sconosciuto possono dare conforto ed essere di aiuto, ma anche essere un supporto che affianca il grande lavoro dei medici. É l’altra metà della cura, che contiene le ansie, facilitando anche la relazione con il personale sanitario e che consente di occuparsi non solo della malattia, ma della persona nella sua interezza.

Il ragazzino doveva essere immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico basicranio, per il quale l’Otorinolaringoiatria di Varese è un’eccellenza italiana, a causa di un tumore invasivo che aveva provocato sanguinamento.

Alla mamma, il papà non c’è più, era stato detto che non era certo l’esito dell’operazione e che la vita del ragazzo era appesa a un filo. Le siamo stati accanto e l’abbiamo ospitata alla Casa del Sorriso, un luogo dove non viene solo dato un alloggio, ma anche attenzione e vicinanza.

Una mamma che aveva sperimentato altri ospedali pediatrici ma, ci ha detto, non aveva mai visto niente come l’Ospedale Del Ponte. I disegni, i colori, le immagini che noi de Il Ponte del Sorriso abbiamo realizzato con il progetto “L’Arte che cura” e che ogni giorno lei incontrava percorrendo i corridoi o entrando nei reparti, le davano sollievo. Ha definito il nostro ospedale “un’organizzazione perfetta” per la grande umanità che traspare dalla collaborazione tra sanitari e volontari.

Dopo 15 giorni in Terapia Intensiva Pediatrica, dove sono state superate alcune iniziali criticità e dove noi finanziamo la musicoterapia che allevia il dolore, il ragazzino è stato portato in Pediatria: intervento riuscito!

Ci lascia stupefatti guardare il viso del ragazzo e scoprirlo perfettamente intatto, come se non avesse subito alcuna operazione. In una giovane vita non è da poco potersi specchiare e non trovare alcun segno visibile della sofferenza patita. Evita un trauma che potrebbe segnare per sempre il futuro. Un risultato che è in grado di raggiungere solo una super equipe come quella varesina, in sinergia con le più alte specialità pediatriche.

I nostri volontari e la nostra educatrice adesso passano ore con lui perché fin da subito ha dimostrato voglia di fare e di giocare, di normalità insomma. Presto saluteremo lui e la mamma con tanta gioia».

Redazione

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Mi chiamo Jacopo Piol, varesino di nascita ma internazionale per vocazione. La passione per la finanza mi ha condotto in tutta Europa, dove ho affinato le mie conoscenze e costruito la laurea in Economia. Oggi ho 40 anni, sono un papà e la famiglia è il mio primo pensiero, nella vita e nel lavoro. I miei clienti hanno attività, sono liberi professionisti, sono padri e madri. Il mio compito è occuparmi del loro benessere; per farlo ascolto, conosco, poi agisco: a guidarmi è la responsabilità. Il segreto è avere un piano, un obiettivo: ecco perché il mio motto è #joinplanning, unisciti a pianificare.

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