Varese si prepara a vivere, dal 16 al 18 gennaio, la tradizionale festa di Sant’Antonio Abate, uno degli appuntamenti religiosi e popolari più sentiti dalla città. Nella chiesa di Sant’Antonio alla Motta e nei luoghi simbolo del centro storico, la comunità varesina sarà chiamata a rinnovare una devozione che intreccia da secoli fede, identità e partecipazione collettiva.
La festa, dedicata al padre del monachesimo e patrono degli animali, degli infermi, di quanti cercano protezione, consolazione e l’anima gemella, rappresenta ogni anno un momento di intensa vita ecclesiale, in cui la liturgia si accompagna alle espressioni della tradizione popolare, custodite come autentico linguaggio della fede.
A sottolinearne il valore è monsignor Gabriele Gioia, prevosto di Varese e responsabile della Comunità pastorale di Sant’Antonio Abate, che riunisce le parrocchie del Centro, Bosto, Brunella e Casbeno.
«La festa – afferma – è fortemente radicata nel territorio, per la Chiesa varesina e si inserisce, quest’anno in un tempo, particolarmente significativo per la Comunità Pastorale Sant’Antonio Abate che ha celebrato il 1° gennaio i quindici anni dalla sua costituzione. Un anniversario che invita a rileggere il cammino compiuto e a rinnovare l’impegno per una Chiesa sempre più unita, in comunione e missionaria. In questo senso, Sant’Antonio emerge come figura autenticamente unificatrice, capace di richiamare all’essenziale e di tenere insieme realtà diverse, superando frammentazioni e particolarismi». E conclude con un ringraziamento «siamo particolarmente grati che l’Arcivescovo partecipi all’accensione della pira, realizzata dai Monelli della Motta, è un gesto simbolico di luce, purificazione e speranza, profondamente radicato nella storia cittadina e della diocesi stessa».
Il programma della festa si apre venerdì 16 gennaio con la Celebrazione eucaristica delle ore 10.00 e la benedizione delle candele votive. Durante l’intera giornata i volontari accoglieranno i fedeli per la preghiera personale, l’accensione dei ceri e la scrittura dei tradizionali biglietti destinati a bruciare nel Falò e a far salire simbolicamente al cielo i desideri più profondi. In serata, alle ore 21.00, il momento più atteso: il Falò di Sant’Antonio, curato dai Monelli della Motta, alla presenza delle Autorità civili e militari e dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini.
Sabato 17 gennaio, giorno della festa patronale della Comunità, saranno celebrate numerose Messe nella chiesa di Sant’Antonio alla Motta e, alle ore 12.00 sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio, si terrà la tradizionale benedizione degli animali e dei pani, uno dei momenti più partecipati e amati.
Nel pomeriggio, alle ore 17.00, i Vespri Solenni nella chiesa dedicata al Santo e in Basilica San Vittore, la Messa delle ore 18.00, concelebrata da tutti i sacerdoti della Comunità pastorale, sarà presieduta da mons. Luigi Panighetti, prevosto emerito della Città.
La festa si concluderà domenica 18 gennaio alle ore 17.00 con un’elevazione musicale per gruppo di ottoni e organo, occasione di raccoglimento e bellezza artistica, capace di offrire alla città uno spazio di contemplazione e ascolto.
Accanto alla dimensione liturgica, la festa di Sant’Antonio Abate conferma il valore delle tradizioni popolari, che non sono semplice folklore, ma espressione viva di una fede condivisa. Un ringraziamento particolare va ai parrocchiani e ai volontari che, con dedizione e spirito di servizio, rendono possibile ogni anno questa ricorrenza che continua a scaldare il cuore di Varese e a rinnovare il legame profondo tra fede, comunità e storia.
Per informazioni e aggiornamenti sul programma completo: www.santantonioabatevarese.it.










