Busto Arsizio | 06 gennaio 2026, 09:30

I bruscitti che illuminano la notte della vigilia dell'Epifania a Busto: il Club dei Nasi rinnova la solidarietà per i bimbi di suor Marcella

Settimo anno senza il falò in piazza, ma l’impegno di Gino Valenti e del suo gruppo prosegue. Fondi per la missione della religiosa bustocca, tra le minacce delle gang haitiane e la nuova vita in Africa, tenendo fede alla sacra ospitalità cittadina, sul solco di quello che fecero i nostri concittadini più di duemila anni fa quando da Busto passarono i tre Magi

Il cuore di Busto Arsizio non smette di battere per chi soffre, e lo fa attraverso i sapori e i racconti della sua terra. Nella serata di ieri, lunedì 5 gennaio, la storica sede del Club dei Nasi di via Fratelli d’Italia ha ospitato la consueta cena benefica della vigilia dell’Epifania. Un appuntamento che, sotto la guida di Gino Valenti, trasforma ogni anno la tradizione culinaria in un aiuto concreto per i più piccoli.

Anche in questo inizio di 2026 si è sentita l’assenza del suggestivo falò dei Re Magi che, fino a sette anni fa, veniva acceso in piazza della "pesa vecchia". Eppure, nonostante la mancanza del fuoco all’aperto, lo spirito della ricorrenza resta intatto. La serata si fonda infatti su una suggestiva leggenda che lega indissolubilmente i Re Magi al borgo di Busto Arsizio. Si narra che, proprio nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, Gaspare, Baldassarre e Melchiorre si fossero persi tra i sentieri del borgo, avvolti da una fitta nebbia mentre inseguivano la stella cometa. Senza provviste e infreddoliti, trovarono accoglienza presso i poveri contadini locali.

In mancanza di legna, i bustocchi non esitarono a bruciare le imposte delle proprie finestre per scaldare i tre illustri stranieri e i loro cammelli, preparando per loro grandi pentoloni di polenta e bruscitti. Fu una notte di festa: i bambini giocavano sulle gobbe degli animali e, quando la nebbia finalmente si diradò, un fanciullo esclamò: «Guardate! Una stella con la coda!». I Magi, prima di ripartire, ringraziarono i contadini con una bisaccia colma di preziosi, promettendo di tornare. Da qui nacque l'abitudine dei piccoli bustocchi di lasciare una calza sulla finestra, sperando in un dono dei tre Re.

Oggi quella "bisaccia colma di preziosi" si materializza nel ricavato della cena, che verrà interamente devoluto alle opere di suor Marcella Catozza. La religiosa bustocca, classe 1963, prosegue instancabile la sua missione tra Haiti e il Madagascar. I fondi raccolti ieri sosterranno in particolare la struttura «Kay Pè Giuss» a Port-au-Prince, dove sono ospitati 140 bambini, alcuni dei quali con disabilità.

La situazione nel Paese caraibico rimane complessa e pericolosa. Suor Marcella ha vissuto in prima persona la scalata delle bande armate, culminata tra la fine del 2023 e il 2024 con l'unione delle gang nella coalizione «Viv Ansam». La religiosa, in una recente intervista all'Avvenire, ha ricordato i momenti drammatici in cui i criminali hanno cercato di imporre il proprio controllo sulla baraccopoli di Waf Jeremie: «Il dialogo con loro si è improvvisamente chiuso e si è passati alla violenza. A un certo punto ci hanno chiesto 3mila dollari e noi non li abbiamo dati. Poco dopo hanno spaccato il braccio a una nostra infermiera».

Le minacce si erano poi fatte ancora più pesanti, con la richiesta di 30mila euro e l'intimidazione di dare fuoco alla struttura con tutti gli occupanti all'interno. Una circostanza che aveva spinto la missionaria, dopo un confronto con il nunzio apostolico, a lasciare temporaneamente il Paese per non mettere a rischio la vita dei collaboratori e dei bambini. Oggi, mentre suor Marcella prosegue il suo impegno anche in Madagascar a favore dei minori vittime di pregiudizi, i suoi collaboratori ad Haiti continuano l'opera: «Le persone che per anni hanno lavorato con me stanno mostrando di essere davvero cresciute, di essersi formate molto bene, e oggi non solo portano avanti l’opera, ma la stanno proprio migliorando».

Con la cena di ieri, il Club dei Nasi ha confermato che i bruscitti sono molto più di un piatto tipico: sono lo strumento con cui Busto Arsizio, fedele alla sua leggendaria ospitalità, continua a illuminare il cammino di chi è meno fortunato.

Giovanni Ferrario

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