Varese | 05 gennaio 2026, 20:50

Colle di Biumo, il futuro muove i primi passi tra tutela ambientale e sviluppo

Il sindaco Galimberti e giunta rassicurano sulla flessibilità del Pgt ma il principio del consumo di suolo resta la linea guida. Civati: «Non decidiamo un progetto, ma un metodo condiviso». Marco Di Luccio «Come FAI siamo molto soddisfatti». Camera di Commercio chiede chiarezza sul futuro dell’asset congressuale: «Serve il coraggio di guardare ai progetti, non solo alle regole»

La conferenza di Valutazione Ambientale Strategica dedicata al Colle di Biumo ha segnato un passaggio politico rilevante nel percorso che dovrà definire il futuro di una delle aree più sensibili e strategiche di Varese. Non una sede decisionale, ma un tavolo di indirizzo, come è stato più volte ribadito nel corso della serata di oggi a Palazzo Estense, chiamato a fissare criteri, priorità e confini entro cui muoversi.

Ad aprire il quadro tecnico è stato l’architetto Gardelli, che ha chiarito fin da subito l’impostazione del lavoro svolto. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di entrare nel dettaglio senza alterare l’impianto generale del piano, fondato su una lettura approfondita delle caratteristiche ambientali del colle. Gli studi presentati hanno messo al centro la qualità multisistemica del territorio: dallo stato degli habitat naturali alla loro capacità di rigenerazione, passando per il ruolo del suolo nell’assorbimento delle acque piovane, nella mitigazione delle temperature e nel contrasto all’erosione. Un approccio che sposta l’attenzione dal singolo intervento alla tenuta complessiva dell’ecosistema.

Sul piano politico-amministrativo è intervenuto l’assessore all’Urbanistica Andrea Civati, che ha voluto chiarire il senso del confronto in atto. «Questo tavolo – ha sottolineato – non è finalizzato a decidere un progetto, ma a costruire un metodo condiviso di lavoro che guiderà lo sviluppo del progetto stesso». Un passaggio che delimita il campo e ridimensiona le aspettative di scelte immediate. «Il lavoro che dobbiamo fare – ha aggiunto – è strategico e metodologico. Dobbiamo avere a cuore un’idea di sviluppo della città che sia inseparabile dalla sua conservazione ambientale».

Civati ha ribadito il valore strategico del Colle di Biumo, non solo dal punto di vista naturale ma anche culturale, richiamando uno dei cardini del nuovo Pgt: il consumo di suolo inteso in senso qualitativo e non limitato alla sola occupazione di aree libere. In questa prospettiva si inserisce il disegno di una rete tra le ville che gravitano intorno al colle, collegate da percorsi ciclopedonali, e la previsione di titoli edilizi diretti esclusivamente per interventi di piccola scala. Un’impostazione che lascia intendere una forte cautela rispetto a nuove edificazioni, mentre resta aperta la valutazione sui cambi di destinazione d’uso degli edifici esistenti, anche a carattere ricettivo.

A sottolineare il clima di attenzione e partecipazione sono intervenuti anche il sindaco Davide Galimberti e l’assessore e vicesindaco Ivana Perusin, ringraziando i numerosi presenti. «La grande partecipazione di questa sera – hanno evidenziato – dimostra quanto il tema del territorio e del verde sia sentito. È una responsabilità che abbiamo nei confronti dei cittadini».

Nel dibattito politico non sono mancate però voci critiche. Il consigliere comunale della Lega Matteo Bianchi ha riconosciuto come il principio del consumo di suolo zero sia ormai condiviso trasversalmente, ma ha invitato a interrogarsi sulla sua applicazione concreta. «Dobbiamo capire – ha osservato – se questo principio debba essere una regola rigida o se vada declinato con saggezza». Bianchi ha allargato il ragionamento alla visione complessiva della città, richiamando la necessità di definire la vocazione di Varese per i prossimi dieci anni, dai poli universitari e sanitari fino allo sport e al turismo. «Varese – ha aggiunto – può giocare un ruolo come terzo asse del triangolo con Como e Lugano per l’attrattività turistica». Da qui la preoccupazione per quella che ha definito una rigidità marcata, sia nell’impostazione tecnica illustrata sia nelle indicazioni politiche emerse.

A rassicurare su questo punto è stato lo stesso sindaco Galimberti, intervenuto per chiarire la posizione dell’amministrazione. «Voglio rassicurare sul tema della flessibilità – ha dichiarato –. Lo sguardo resta sull’articolazione complessiva del colle, ma c’è disponibilità a consentire ai privati di trasformare una delle tante ville esistenti in una struttura ricettiva, in tempi rapidi». Un’apertura che prova a tenere insieme tutela del territorio e possibilità di sviluppo, senza forzare l’equilibrio complessivo.

Nel dibattito ha trovato spazio anche la posizione del FAI, chiamato in causa non solo come custode di Villa Panza ma come interlocutore strutturale nella visione complessiva del Colle di Biumo. Il direttore FAI Varese Marco Di Luccio ha espresso soddisfazione per l’impostazione emersa dal confronto. «Come FAI – ha dichiarato – siamo molto soddisfatti. Ci sono un paio di temi rilevanti che mi hanno colpito particolarmente». Il primo riguarda la mobilità sostenibile e quello della realizzazione di una nuova piazza, intesa come spazio pubblico capace di mettere in relazione le Ville Ponti con Villa Panza. Una visione che si inserisce coerentemente nella prospettiva di sistema richiamata più volte nel corso della serata.

Il cuore politico della serata è però emerso con l’intervento della Camera di Commercio, affidato all’ingegner Alberto Mazzucchelli, che ha riportato il confronto sul terreno della visione economica e territoriale. «Il sistema delle Ville Ponti – ha sottolineato – vuole ambire a diventare un centro congressi di livello internazionale, con una polarità congressuale più sviluppata rispetto ad altri poli vicini come Como e Lugano». Da qui la domanda chiave: «Possiamo davvero pensare di lanciare un polo di questo genere senza affrontare il tema dell’ospitalità di altissimo livello?».

Mazzucchelli ha evidenziato come l’attuale offerta ricettiva non sia adeguata a sostenere un posizionamento internazionale. «Questo tipo di ospitalità – ha osservato – non può essere inserita nell’alberghetto dietro casa». L’obiettivo della Camera di Commercio è quello di completare l’asset congressuale integrandolo con una struttura ricettiva coerente, ragionando sulla propria proprietà fondiaria ma in un’ottica di condivisione con l’amministrazione comunale e provinciale. «Stiamo chiedendo di studiare soluzioni progettuali che possano comprendere questi asset. La domanda è: può essere inserita all’interno del Colle di Biumo una progettualità in grado di raggiungere questi obiettivi?».

Un intervento che ha esplicitato anche una preoccupazione più ampia. «O ci si salva insieme o non si salva nessuno – ha ammonito – e questo vale per tutte le realtà coinvolte. Bisogna avere il coraggio di guardare ai progetti, non solo alle regole. Ma serve un messaggio di chiarezza».

Il metodo condiviso invocato dall’amministrazione, fondato su gradualità, qualità ambientale e interventi puntuali sull’esistente, sembra segnare una distanza significativa rispetto alla richiesta avanzata nelle scorse settimane dalla Camera di Commercio. L’ipotesi di una nuova struttura alberghiera, seppur di alto profilo, appare oggi compressa dentro un quadro di regole stringenti, che privilegia il riuso, la connessione tra funzioni e una visione ecosistemica del colle. Se non fosse possibile realizzare l’hotel tanto desiderato da Camera di Commercio all’interno della sua proprietà fondiaria a Ville Ponti, l’alternativa sarebbe quella di un albergo diffuso basato sul cambio di destinazione d’uso delle ville private del colle.

Un sistema complesso da governare con cautela dove la disponibilità annunciata dal sindaco a valutare la trasformazione di una villa esistente in struttura ricettiva rappresenta più una valvola di flessibilità che un via libera a operazioni di ampio respiro. Un’apertura che, letta tra le righe, ridimensiona l’orizzonte dell’operazione immaginata dalla Camera di Commercio e ne riporta la portata su scala decisamente più contenuta.

Resta ora da capire se questo perimetro sarà ritenuto compatibile con le aspettative del mondo economico, che ha più volte sottolineato l’urgenza di dotare Varese di un’offerta ricettiva adeguata al ruolo congressuale internazionale a cui ambisce il Polo delle Ville Ponti. Una progettualità che fatica a trovare forma e una tensione che la politica locale dovrà sciogliere, assumendosi fino in fondo la responsabilità delle scelte – o delle non scelte – che verranno anche per le generazioni future.

Alice Mometti

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Mi chiamo Jacopo Piol, varesino di nascita ma internazionale per vocazione. La passione per la finanza mi ha condotto in tutta Europa, dove ho affinato le mie conoscenze e costruito la laurea in Economia. Oggi ho 40 anni, sono un papà e la famiglia è il mio primo pensiero, nella vita e nel lavoro. I miei clienti hanno attività, sono liberi professionisti, sono padri e madri. Il mio compito è occuparmi del loro benessere; per farlo ascolto, conosco, poi agisco: a guidarmi è la responsabilità. Il segreto è avere un piano, un obiettivo: ecco perché il mio motto è #joinplanning, unisciti a pianificare.

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