Territorio | 03 gennaio 2026, 08:06

Povertà crescente, diritto alla salute ed evasione fiscale da combattere: la riflessione del sindaco Brenta: «Abbiamo tutti bisogno di un buon anno»

I pensieri per il 2026 del primo cittadino del paese del Medio Verbano riguardano l'economia: «In Italia dal 2014 a oggi, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono aumentate del 42,8%. E al Nord il numero di famiglie povere è quasi raddoppiato»

Povertà crescente, diritto alla salute ed evasione fiscale da combattere: la riflessione del sindaco Brenta: «Abbiamo tutti bisogno di un buon anno»

«Buon anno: con i dati sulle difficoltà economiche ne abbiamo tutti estremo bisogno». Un augurio, quello pronunciato dal sindaco di Brenta Gianpietro Ballardin, accompagnato a una riflessione alla luce dei dati Istat sull'andamento dell'economia nel nostro Paese e sulle difficoltà economiche che molte famiglie stanno vivendo in tutto il Paese. Riceviamo e pubblichiamo integralmente di seguito la riflessione del primo cittadino.

BUON ANNO E…. CON QUESTI DATI NE ABBIAMO TUTTI UN ESTREMO BISOGNO.

LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE

In Italia dal 2014 a oggi, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono aumentate del 42,8%. Particolarmente significativo è stato l’incremento osservato al nord, dove il numero di famiglie povere è quasi raddoppiato, passando da 506 mila a quasi un milione (+97,2%).

La perdita complessiva del potere d’acquisto salariale in Italia raggiunge l’8,7%: si tratta del dato più elevato tra i Paesi del G20. Nascere e crescere in una famiglia povera può compromettere in modo significativo le prospettive di sviluppo individuale, ponendo le basi per una trasmissione intergenerazionale della povertà e della disuguaglianza. In tal senso l’Italia vanta purtroppo un triste primato in Europa: risulta il Paese in cui la trasmissione intergenerazionale delle condizioni di vita sfavorevoli è tra le più intense.

Preoccupante è la relazione tra condizioni di povertà e bassa scolarità. Questo è un dato che si mantiene stabile nel corso del tempo. Complessivamente oltre i due terzi presentano un livello di istruzione pari o inferiore proprio alla scuola secondaria di primo grado (67,3%); tra loro si contano anche tanti con la sola licenza elementare o senza alcun titolo di studio. Reddito, lavoro e casa costituiscono i tre principali pilastri della vulnerabilità che emergono dai dati della Caritas.

Le difficoltà, tuttavia, non si esauriscono solo a queste dimensioni: molti presentano infatti fragilità ulteriori, spesso strettamente connesse a quelle economiche, che aggravano le condizioni di vita e ostacolano percorsi di uscita dalla povertà. Tra queste si segnalano in particolare:

  • problematiche sanitarie, in notevole aumento rispetto al passato, che interessano il 14,6% delle persone, con un’incidenza ancora più elevata tra gli italiani (20,8%).
  • fragilità familiari, spesso legate a separazioni, divorzi, conflitti di coppia, lutti o maternità solitaria, che generano squilibri relazionali e instabilità nei nuclei;
  • status migratorio, che coinvolge il 18,4% dei migranti con problemi nel rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, ostacoli burocratico-amministrativi o situazioni di irregolarità giuridica, spesso collegate a migrazioni recenti e a percorsi di integrazione ancora fragili.
  • Molte dipendenze, legate a disabilità, o problemi legati alla giustizia e alla detenzione, difficoltà scolastiche o educative, ecc.

Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,7 milioni (9,8% del totale dei residenti), confermando che non vi è nessuna inversione di tendenza rispetto alla condizione dell’anno precedente.

L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie ampie: raggiunge il 21,2% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,2% tra quelle con quattro, per scendere all’8,6% tra le famiglie di tre componenti.

IL DIRITTO ALLA SALUTE

Nonostante la Costituzione Italiana riconosca la tutela della salute come diritto fondamentale (art. 32) e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) abbia un’impronta universalistica, ancora oggi molti cittadini incontrano molti ostacoli nell’accesso alle cure.

Nel 2024 – secondo l’Istituto Nazionale di Statistica – il 9,9% della popolazione, pari a quasi 6 milioni di persone, ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie (visite specialistiche, esami diagnostici come radiografie, ecografie, risonanze magnetiche, ecc.). Le principali cause sono riconducibili a due fattori: da un lato le lunghe liste d’attesa, dall’altro i costi che molte famiglie non riescono a sostenere.

Il fenomeno appare in crescita rispetto al 2023 e al periodo pre-pandemico, a causa del peggioramento delle condizioni di accesso e delle difficoltà nella prenotazione.

Ad oggi il dato è notevolmente e forse volutamente peggiorato ad enorme vantaggio di una crescita delle strutture private e/o convenzionate. Sarà un caso o è scientificamente, economicamente perseguito? Considerato che il ricorso al privato è aumentato del 137% in sette anni, e milioni di italiani rinunciano alle cure per mancanza di risorse.

L’EVASIONE FISCALE RIDUCE LE ENTRATE NECESSARIE PER FAR FUNZIONARE LA MACCHINA STATALE E IL SISTEMA DI WELFARE.

L’evasione consente di avere più benefici a favore di chi non paga attraverso una ingiusta distribuzione del carico fiscale. L’art. 53 della Costituzione italiana, recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. 

Ma la situazione reale ci dice che: l'80% del gettito Irpef arriva dai redditi da lavoro dipendente e assimilati (cioè quelli da pensione). Meno del 10% deriva dai redditi da lavoro autonomo e il resto, un altro scarso 10%, da redditi da capitale.  POCHI CONTRIBUENTI PAGANO PER TUTTI.

In effetti il 72,59% degli italiani dichiara redditi fino a 29mila euro l'anno e versa soltanto il 23,13% del gettito IRPEF complessivo, una somma insufficiente persino a coprire le tre principali voci del welfare: sanità, assistenza e istruzione.

Mentre il 43% degli italiani non la paga (e il 12% versa 26 euro all'anno) Quelli che versano almeno un euro di Irpef in Italia sono 33,5 milioni, vale a dire circa il 57% della popolazione complessiva (58,9 milioni). Il restante 43% degli italiani non ha redditi o non li dichiara.

L'economia sommersa risale ai livelli precedenti la crisi pandemica e l'evasione rialza la testa tornando sopra la soglia psicologica dei 100 miliardi. Cresce il lavoro non regolare, il sommerso si concentra soprattutto nel mezzogiorno e se da un lato si riducono gli evasori del canone Rai, dall'altro aumenta il nero negli affitti. È la fotografia contenuta nell'ultima Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Secondo l'ISTAT e le analisi correlate, in Italia l'evasione fiscale è più alta tra i lavoratori autonomi e le piccole imprese, soprattutto nei settori come ristorazione, commercio e servizi, con le regioni del sud che mostrano una maggiore propensione percentuale all'evasione, mentre il valore assoluto maggiore si registra al nord; le imposte più evase sono l'IVA e l'IRPEF

Non pagando le tasse dovute, le imprese e i lavoratori autonomi possono aumentare i loro profitti netti, creando una concorrenza distorta verso le imprese che pagano correttamente le imposte.

Il denaro "in nero" viene spesso reinvestito o speso, alimentando i settori meno tracciabili. 

Inoltre le mancate entrate fiscali sottraggono fondi necessari a finanziare servizi pubblici (sanità, istruzione, infrastrutture), aumentando il carico fiscale su chi paga regolarmente: (lavoratori dipendenti e pensionati), mentre una parte della popolazione si sottrae al dovere di contribuire alla spesa pubblica, come previsto dalla Costituzione. 

LA LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE DOVREBBE ESSERE UN PUNTO CENTRALE DEI GOVERNI

I condoni fiscali, invece si muovono nella direzione opposta perché favoriscono l'evasione creando un sistema di "pace fiscale" che premia chi ha dichiarato poco o nulla, offrendo una chiusura agevolata delle pendenze passate con aliquote molto basse e basi imponibili ridotte, specialmente per i contribuenti con una bassa affidabilità fiscale, trasformando così lo Stato in un venditore di "silenzio fiscale" che, anziché punire severamente l'evasione, crea un incentivo per evadere approfittando di un sistema che dà oggi maggiore certezza in altre sanatorie. 

Se vogliamo ridurre la pressione fiscale elevata, che oggi viene posta a carico solo dei contribuenti che pagano, lo Stato deve lavorare sulla riduzione dell’uso del contante, che rende poco tracciabili i movimenti di denaro incrementando l’uso del POS, senza costi transativi per chi compra e chi vende considerando che gli Istituti di Credito guadagnano principalmente attraverso la differenza tra gli interessi attivi (su prestiti e mutui) e quelli passivi (sui depositi), oltre a commissioni su servizi (transazioni, gestione conti, carte) e attività di investimento e gestione patrimoniale.

La realtà delle cose evidenzia una forte crescita degli utili in particolare in questi ultimi anni, che hanno raggiunto un record nel 2024-2025.

In una condizione di giustizia, di legalità e di stimolo all’onesta, lo Stato deve lavorare riducendo le condizioni dell’elevata evasione, anche eliminando i condoni che contribuiscono a creare un ambiente favorevole all'elusione e all’illegalità, ricercando in un sistema bipartisan le ragioni che consentono una maggiore giustizia nelle entrate, consentendo in questo modo una riduzione della tassazione a favore di chi oggi ha un alto carico fiscale, migliorando anche attraverso queste concrete azioni, le condizioni di equità, la crescita di una cultura della legalità e una possibilità concreta alla costruzione del futuro dei giovani e della società che, come ci ha ricordato nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, va costruita con azioni e fatti che nella concretezza delle cose devono rispondere più alla “capacità del fare che alla propaganda del dire” quale vizio comune di un paese e di una politica che finge di non comprendere, di modellare alla propria interpretazione o convenienza, le sagge indicative parole del Capo dello Stato.

Il Sindaco del comune di Brenta
Gianpietro Ballardin

Redazione


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