Territorio | 29 dicembre 2025, 08:22

Storia, moda e qualità. La Pelletteria Barisi di Laveno guarda avanti senza dimenticare le radici: «Manteniamo viva la tradizione di famiglia»

Chiacchierare con Paolo Barisi e Grazia Poroli è stato come fare un tuffo nel passato del commercio del lago Maggiore: «I fratelli Ernesto e Giovanni Poroli ai primi del 900 andavano con la barca a remi a Ghiffa a prendere il feltro con cui a mano, con creatività ed estro, modellavano i cappelli da uomo e da donna che poi vendevano anche ai mercati di Gavirate e Besozzo. Noi abbiamo ampliato l'offerta a borse, valige, accessori e prodotti in pelle. Tra i nostri clienti abbiamo anche personaggi famosi».

I cugini Paolo Barisi e Grazia Poroli

I cugini Paolo Barisi e Grazia Poroli

La storia della Pelletteria Barisi di Laveno Mombello ci riporta indietro nel tempo, agli inizi del 900 quando i due fratelli Ernesto e Giovanni Poroli confezionavano nella loro bottega cappelli per uomo e donna. I due attraversavano il lago Maggiore con la barca a remi, per recarsi nella rinomata fabbrica Panizza di Ghiffa per reperire la materia prima, il feltro. Oggi è rimasta la storica sede  del Museo D'Arte del Cappello, dove oltre ad essere esposti i macchinari del tempo, si trova una collezione di capi realizzati con materiali nobili di quel periodo, quando indossare un copricapo era una moda, un'identità culturale e uno status sociale.

A raccontarci i ricordi di quel periodo storico sono i cugini Paolo Barisi e Grazia Poroli che attualmente gestiscono due attività commerciali, la Pelletteria Barisi e la Maglieria Poroli, situate entrambe in centro a Laveno. 

Ci raccontate qualche aneddoto storio della vostra attività commerciale?

Sono i ricordi tramandati dai nostri genitori: i due fratelli andavano a prendere il feltro di là dal lago, per poi lavorarlo nel loro laboratorio modellandolo sulle forme in legno. Il feltro era e rimane il materiale principale per realizzare i cappelli classici, come il fedora. Una volta realizzati venivano portati, rigorosamente in bicicletta, anche a Gavirate e Besozzo nei giorni di mercato. 

Il lavoro di confezionamento dei cappelli veniva svolto tutto a mano?

Certamente, ci hanno sempre raccontato che entrambi avevano grande manualità ed estro. Il feltro veniva steso per poi venire stirato su apposite forme di legno, rifinito e guarnito secondo la moda dell'epoca, seguendo la propria creatività. 

Com'è proseguita l'attività negli anni successivi?

La moda nel tempo è cambiata, oggi non è più un “obbligo” indossare un cappello, ma è diventato un accessorio di moda che esprime la propria personalità. Un tempo il cappello, specie per l'uomo, era un capo di abbigliamento imprescindibile, impensabile uscire a capo scoperto. Pur mantenendo viva la tradizione di famiglia, abbiamo ampliato l'offerta vendendo anche prodotti in pelle, borse, valige e altri accessori. Abbiamo realizzato un nostro marchio legato alla storia del nostro paese e delle sue ceramiche, apprezzato anche dai numerosi turisti che vengono sempre più numerosi a Laveno, considerata la perla del Lago Maggiore.  

Tra i vostri clienti avete avuto anche personaggi famosi?

Laveno è una meta importante anche per personaggi famosi. Negli in negozio ne abbiamo ospitati tanti anche di fama internazionale, ma non vogliamo nominare nessuno, per non dimenticarne qualcuno.

Claudio Ferretti

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