Rubriche | 10 dicembre 2022, 07:30

LA VARESE NASCOSTA. Ritorno al passato in corso Matteotti: il 13 dicembre 1954 apriva il caffè Zamberletti

Proprio mentre il futuro dell'ex sede della storica pasticceria si delinea con l'ingresso il prossimo anno di una boutique di moda, ripercorriamo insieme alle parole di Fausto Bonoldi, datate maggio 2021, la nascita di un pezzo di storia del commercio varesino

LA VARESE NASCOSTA. Ritorno al passato in corso Matteotti: il 13 dicembre 1954 apriva il caffè Zamberletti

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

Proprio mentre il futuro dell'ex sede della storica pasticceria si delinea con l'ingresso il prossimo anno di una boutique di moda (leggi QUI per l'articolo) ripercorriamo la nascita di un pezzo di storia del commercio varesino con un contributo di Fausto Bonoldi, datato maggio 2021, sulla Varese Nascosta.

Il 13 dicembre 1954 apriva il Caffè pasticceria Zamberletti.

Varese com'era e come sarà. Ed è il caso di aggiungere “E COME SARA’?" visto che il 18 maggio scorso, alla riapertura degli esercizi pubblici dopo il “lockdown”, è rimasto chiuso il Caffè pasticceria aperto il 13 dicembre del 1954 da Antonio Zamberletti, da tutti conosciuto come Carlo.

La figlia Angela ha deciso di concedersi un meritato riposo dopo aver lavorato per sessantasei anni nel locale che ha reso famosa una delle poche specialità alimentari della nostra terra. il Dolce Varese, nato nel 1953, nel laboratorio che il papà di Angela aveva in via Manzoni, da un’idea dell’architetto Bruno Ravasi, che suggerì di creare un dolce che fosse simbolo della città da avvolgere nella Carta Varese.

Fino al dicembre ’54 gli spazi di corso Matteotti erano stati occupati da un esercizio pubblico, con un sempre affollato dehors, entrato nella storia del commercio e del costume della città, l’ottocentesco Caffè Cavour, appartenuto nel XIX secolo a Angelo Guarnieri e passato nel Novecento a Luigi Giussani.

I meno giovani di noi ricordano le sue eleganti vetrate di cristallo e di legno di mogano e la sua clientela in cui erano numerosi gli uomini di cultura. Raccontava il compianto amico Maniglio Botti, con Massimo Lodi biografo di Giovanni Bagaini, che sui tavolini del Cavour il fondatore della Cronaca Prealpina scriveva gli articoli di fondo che un fattorino andava a prelevare dalla redazione, sita nell’edificio del Cinema Lyceum, in via Bernascone.

Quando fu alzato il velo sul nuovo Caffè aperto da Zamberletti i varesini furono stupiti dal nuovo arredamento, allora ultramoderno ma che nel frattempo è diventato classico. Il salone superiore è una confortevole sede di incontri di carattere culturale ha ospitato, tra gli altri eventi, gli incontri con gli ospiti del Premio Chiara, i “Salotti” di Mauro della Porta Raffo e il “Caffè della cultura” di Bruno Belli.

Fausto Bonoldi
(maggio 2021)

da La Varese Nascosta

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