Oggi 14 settembre nasceva nel 1910 Giovanni Borghi, detto Mister Ignis. Una data che per molti resta "nascosta", ma non per l'associazione che tiene in vita la memoria del "Cumenda" grazie alle parole di Fausto Bonoldi, partendo da una frase storia: «Se fossi pessimista non continuerei a fare quello che sto facendo»
E’ un’impresa improba condensare in un “post” la vita e le opere di Giovanni Borghi, a cui è intitolata la via che dal piazzale dello stadio conduce alla rotatoria dell’Esselunga. Sì perché come nessun altro il “cumenda” ha dato a decine di migliaia di varesini “panem et circenses”, ovvero il lavoro con il relativo benessere e un appagante svago sportivo.
Nato a Milano il 14 settembre del 1910 da Guido Borghi e Maria Moro e cresciuto nel quartiere popolare dell’Isola Garibaldi, dove oggi s’innanzano il “bosco verticale” di Stefano Boeri e gli altri nuovi grattacieli milanesi, Giovanni Borghi entrò ancora ragazzino nel negozio-laboratorio di materiale elettrico del padre, in cui già lavoravano i fratelli Giuseppe e Gaetano e che occupava una trentina di operai. Quando l’edificio della ditta fu colpito e reso inagibile da un bombardamento alleato, i Borghi si trasferirono a Comerio dove papà Guido, insieme con i figli, cominciò a produrre fornelli elettrici da cucina, ottenendo un successo di vendite che aumentò sensibilmente subito dopo la fine della guerra con il marchio Ignis, acquistato da un artigiano milanese.
Le restrizioni poste dal governo all’impiego di energia elettrica alla fine degli Anni Quaranta indussero la Ignis a investire nella produzione di cucine a gas ma la previsione di una rapida saturazione del mercato spinse Giovanni Borghi, che nel frattempo aveva assunto la guida dell’azienda, a puntare sui frigoriferi, prima quelli ad assorbimento, prodotti a Gavirate, e poi, considerati i limiti degli stessi (ingombro eccessivo a fronte di una ridotta capacità) quelli a compressore.
Ma fu a metà degli Anni Sessanta, con l’impiego del poliuretano espanso come isolante e l’ulteriore aumento della capacità interna rispetto all’ingombro, che Borghi diventò uno dei più importanti produttori di frigoriferi del mondo e il più importante in Europa, con un fatturato di 40 miliardi all'anno, tre stabilimenti e una cinquantina di filiali tra l'Italia e l'estero, per un totale di circa 7.000 dipendenti e il 40% della produzione nazionale di frigoriferi (circa 8mila al giorno). Anche per questo motivo, nel 1966 gli fu conferita la laurea honoris causa in Ingegneria. Nel 1969, però, una crisi di liquidità costrinse Giovanni Borghi a un accordo industriale con la Philips, un matrimonio fallito che sfociò, nel 1972, nella cessione totale della Ignis al colosso olandese.
Simbolo dell'Italia del boom economico e abile comunicatore, Borghi investì molto nello sport: con il marchio Ignis la nostra squadra di basket vinse sette scudetti tra il 1961 e il 1974, quattro Coppe Italia, tre Coppe dei campioni (1970, 1972 e 1973), tre Coppe intercontinentali (1966, 1970, 1973) e una Coppa delle Coppe nel 1967, mentre il Varese calcio targato Borghi arrivò a calcare per sette stagioni il palcoscenico della Serie A, senza contare i campioni di altri sport sponsorizzati dalla Ignis come i pugili campioni del mondo Sandro Mazzinghi e Duilio Loi, il pistard pluriridato Antonio Maspes e il grande velocista spagnolo Miguel Poblet. Tre anni dopo la cessione della Ignis, il 15 settembre del 1975, a soli 65 anni, Giovanni Borghi morì nella sua Comerio. L’avventura umana e industriale del “cumenda” è narrata in modo brillante nel libro dell’amico Gianni Spartà “Mister Ignis”, pubblicato nel 2003 da Mondadori, da cui ha preso le mosse il film in due puntate diretto da Luciano Manuzzi trasmesso nel 2014 dalla Rai.
Fausto Bonoldi











