Nel terzo appuntamento del sabato con tradizioni, usanze e parole legate al dialetto bosino e alla nostre radici, la Famiglia Bosina ci racconta perché si dice "bosinada". Innanzitutto, ci spiega Antonio Borgato, si deve risalire a ben prima del '700 per trovare traccia di questa «composizione in versi gridata e recitata per la città, spesso ispirata a fatti del giorno e cantata su motivi popolari da cantastorie».
«La maggior parte sono scritte male ma non per tanto hanno il pregio di diffondere la buona morale tra il popolo, come di conservare memoria delle consumanze e degli aneddoti del paese». Sempre Borgato spiega anche come si arrivi a intendere con il termine «sonetti inerenti personaggi, avvenimenti, feste o componimento poetici in rima di contenuto comico e dissacrante».
Poi, il piatto forte: una poesia recitata con maestria e passione da Lidia Munaretti scritta nel 1896 dal grande varesino Speri Della Chiesa dove «il riferimento agli animali di cortile, e in particolare al tacchino, sottintende un mordace giudizio su alcune tipologie di esseri umani». Al polin, al tachin, l'è ben vera che ti te set un cretin...
Nel video la terza puntata de La Famiglia Bosina racconta...




