- 25 febbraio 2024, 07:00

IL RICORDO. «Ma Gipo, era rigore o no?». La discussione ora proseguirà lassù al Bar degli Angeli

Dagli anni insieme al Cas a quelle lunghe telefonate serali per parlare di Pro Patria. E quella disputa con Mario Colombo

Gipo dal documentario sulla storia del Messina

Gipo dal documentario sulla storia del Messina

Sono diversi i ricordi, gli aneddoti, le storie che mi legano a Gipo. A cominciare dai tempi del Cas Sacconago, lui allenatore degli Esordienti e chi scrive, dirigente accompagnatore di quella squadra. Alle numerose interviste, alle lunghe telefonate serali per parlare di Pro Patria corredate da Gipo da momenti succosi ed indimenticabili. Oppure a incontri casuali con suoi ex compagni che di lui avevano perso il contatto, ma avevano intatta nella memoria la sua figura.

Capitò su un treno regionale che mi riportava da San Benedetto del Tronto ad Ancona: la partita era finita per 3-3 dopo un'entusiasmante rimonta tigrotta da 1-3 contro la Sambenedettese. Ero al telefono con la redazione della Provincia di Varese per concordare la misura degli articoli e notai lo sguardo curioso della persona che avevo di fronte. Chiusa la telefonata mi chiese appunto della Pro e se conoscessi Giampiero Calloni.

La risposta fu ovvia. Chiamai immediatamente Gipo e gli annunciai che avrebbe parlato con un suo ex compagno di squadra del Rovereto: non rivelai il nome. Era il portiere di quella squadra: Gabriele Cantagallo. Si giocava il campionato 1969/70.

Ma la vivacità di Gipo sta tutta in una disputa con Mario Colombo che andava avanti da anni, e che una sera alla “camana dul Vitoriu” a Sacconago rinfocolò Valerio Crespi davanti ad un piatto di casoela. “Ma Gipo – provocò Valerio- era rigore o no quello che ti fece il Mario in Como-Messina?”.

“Certo che era rigore - sentenziò sornione il Gipo – il Mario mi è venuto addosso e mi ha spinto in area e l'arbitro, Cataldo di Lecce, ha fischiato”.

“Sono passati tanti anni eppure dici ancora il falso – lo redarguì il Mario – non ti ho nemmeno toccato”.

Gipo Calloni era il centravanti del Messina, Mario Colombo lo stopper del Como. Il primo agile, scattante e tutto nervi nonché astuto goleador, il secondo dotato di un fisico possente , quasi scultoreo. Un rinvio della difesa siciliana mette in movimento il Gipo che, sull'abbrivio brucia il Mario; in prossimità dell'area di rigore lariana il Gipo va in debito d'ossigeno e sente avvicinarsi un maratoneta come il Mario. Che fa? Appena sente che gli è addosso, superata la linea dell'area di rigore, va a terra. L'arbitro fischia il rigore. Gipo, finge di urlare di dolore per il contrasto, ma con la faccia sul terreno di gioco ride. Il Mario si dispera e dice al direttore di gara che lo conosce, frequentano lo stesso bar a Busto Arsizio, e giocano nella stessa squadra ai tornei serali e con questo trucco vincono diverse partite.

“Mi sono inginocchiato – raccontava quella sera il Mario e gli dico «Gipo digal ca te fe posta» e l'ho visto che ghignava”.

Ed anche quella sera alla “camana” Gipo si divertiva. 

C'è da giurarci che quella discussione verrà raccontata adesso anche lassù, al Bar degli Angeli. Ci sarà sempre qualche tigrotto pronto a provocarla. “Ma Gipo era rigore o no?”.

Giovanni Toia

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