- 25 febbraio 2024, 10:00

Gipo era il campione che sapeva unire. La responsabilità, l'amicizia con Pippo e quel sorriso che ci ha donato fino all'ultimo

Con la sua brillante carriera Calloni aveva una grande umiltà ed è stato a fianco di tante realtà bustocche: si merita di essere ricordato con gesti concreti che restino. La battuta a un ragazzo che ci mostra il Gipo schietto, nel modo giusto

A sinistra, Gipo all'intitolazione della sala stampa ad Adamo Cocco, poi in altri momenti, accanto al terzino tigrotto Pippo Taglioretti e al presidente onorario dell'Antoniana Luigi Gualdoni

A sinistra, Gipo all'intitolazione della sala stampa ad Adamo Cocco, poi in altri momenti, accanto al terzino tigrotto Pippo Taglioretti e al presidente onorario dell'Antoniana Luigi Gualdoni

«Ciao amico, ne hai fatto anche tu di correre...». Così Gipo Calloni salutava Pippo Taglioretti due anni fa (LEGGI QUI). Li univano i colori e l'amore per il calcio, ma anche un'amicizia che il tempo alimentava sempre più.

Uno spettacolo insieme

Era uno spettacolo vederli insieme, sorridenti, negli appuntamenti in cui venivano invitati a raccontare della Pro Patria. Di quella Pro Patria, di quel calcio che faceva sognare, ma soprattutto sapeva unire. 

Se ne sono andati entrambi in un sabato d'inverno, il centravanti bustocco Gipo a 85 anni e mezzo, il terzino fagnanese (di Bergoro) Pippo a 86 appena compiuti. 

Che assist si facevano, nel campo dei ricordi e delle conversazioni che incantavano tutti, perché facevano rivivere un calcio sereno e semplice. Non facile. I sacrifici ripagati con briciole rispetto ad oggi, eppure c'era una ricompensa che si sarebbe palesata nel tempo: l'affetto e la stima inossidabili della gente. 

Ecco, a Calloni piaceva stare tra la gente. Portava la sua Milena alle serate dell'associazione "In tra da nögn" come Pippo aveva accanto Eugenia: famiglie che diventavano famiglia. E poi sì, era bello per lui andare dove si conversava di Pro Patria, ma non solo.

Saper avvicinare

L'altro aspetto cruciale di Gipo Calloni, che lo accomuna a Pippo, è la capacità di unire, questo desiderio che gli veniva spontaneo provare e realizzare. La storia del calcio bustocco insegna come sia arduo remare insieme, metafora di altri settori. Ciascuno ha la sua storia e non è un mistero che la Pro Patria, con l'accento sul professionismo, non abbia avvicinato le altre società; spesso anzi si sono radicate le distanze.

Il professionismo è una conquista, non un onore, ed soprattutto è una responsabilità. E Gipo, quella responsabilità la sentiva, offrendo talento ed esperienza a tutti coloro che affrontavano il percorso sportivo, indipendentemente da contesto e serie. Sì, quando si è veramente grandi si è responsabili, non superiori.

Lui che aveva una carriera luminosa, che dappertutto aveva portato il suo talento e i suoi gol meritando applausi e sostegno nel tempo (lo si vede anche dai gesti toccanti dei tifosi del Messina o dall'omaggio della Reggiana), ha fatto parte o ha frequentato tutte le realtà di Busto. Il suo legame con l'Antoniana, storico. C'era da far crescere i giovani al Cas o al Busto 81: presente. E gli piaceva andare all'Ardor: nel bar della società di Sant'Edoardo aveva parecchi amici e giocava a carte. 

Ogni luogo era casa per lui: sapeva voler (il) bene e tutti gli volevano bene. 

C'è un'altra parola che è stata accostata a Gipo, da Antonio Pedèla Tosi, ed è nobiltà. Si collega a quanto detto prima: la nobiltà autentica attira e fa sentire tutti migliori.

Ma un ulteriore elemento si fonde a questa caratteristica: la fedeltà e la conseguente attenzione alla memoria. Anche quando i limiti fisici incombevano, lui ha sempre avuto coraggio e forza da vendere. Salire sugli spalti, non importa quanta fatica richiedesse (chissà quando tutti gli stadi diventeranno un luogo senza barriere), ma appena poteva lo faceva, accompagnato dal figlio Luca al quale aveva trasmesso la passione biancoblù. Come andare a dire addio agli amici che l'avevano preceduto oppure - ed è una delle ultime immagini che serbiamo - presentarsi all'intitolazione della sala stampa ad Adamo Cocco, ottenuta dopo interminabili anni.

Perché era giusto esserci. 

Così ci auguriamo che venga ricompensato anche in questo, con gesti concreti e immediati per ricordarlo, gesti che restino e portino valore educativo ai calciatori di oggi e domani.

Proprio perché Calloni ci ha lasciato grandi azioni sul campo, gol da rigustare, miti da conservare, ma ancora di più.

Come dice lo storico Luigi Giavini, ripercorrendo una stupenda serata con Gipo e Pippo: «Quella sera ci avete insegnato cos'è l'umiltà, la bontà, la solidarietà, l'ottimismo, insomma il senso vero della bustocchità. Grazie per tutto da tutti noi! Che festa in cielo! Proteggi Busto!». 

Ciao stella

E sì, ha ragione ancora il Pedèla, sono venute a mancare due colonne, che hanno dato molto e sostenuto la storia del nostro territorio.

Ma il Gipo, che abbiamo visto sorridere fino all'ultimo e ci salutava con il suo squillante «Ciao stella», non vorrebbe vederci concludere così, con questa considerazione intrisa di dolore, di vuoto. Allora riceviamo un ricordo di Giovanna Massironi, che mostra la schiettezza di Calloni quando allenava i suoi ragazzi. Giocando e allenando, aveva conosciuto  tre generazioni della famiglia e a un certo punto si rivolge così al più giovane, chiamandolo prima per nome.

... quando ti guardo e penso a come giocava tuo zio alla tua età mi viene da piangere.

Con una memoria di ferro sui talenti, sincero, ma senza cattiveria, lo vediamo parlare così, con il suo sorriso che sconfina in una risata buona, aperta: chiama per nome, il piccolo calciatore non è numero tra i tanti, ma un giovane da crescere. Per farlo, bisogna anche dire le cose come stanno. Come faceva Gipo, che diceva sempre ciò che sentiva come giusto. Nel modo giusto.

Marilena Lualdi

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