I familiari di Pierina Buffon vogliono affrontare il lutto al riparo dalle richieste della stampa. Questo il desiderio espresso oggi ai giornalisti, in un incontro convocato nel Municipio di Cassano Magnago. Le avvocate Cinzia Botta e Daniela Usuelli, insieme a Katia Ruocco, una delle figlie di Pierina, in rappresentanza di altri quattro tra fratelli e sorelle (Michael, Genny, Dario e Dayana), hanno rivendicato il diritto di affrontare il lutto nella riservatezza. Ma anche la necessità di concentrarsi sulla ricostruzione di quanto avvenuto senza, sono parole di Katia, «…formulare accuse attraverso i mezzi d’informazione o anticipare conclusioni che spettano all’Autorità giudiziaria. Riponiamo piena fiducia nella Procura e negli investigatori».
Coerente con la scelta di un silenzio concentrato e operoso è anche la decisione di non divulgare i contenuti di una lettera che i familiari di Fulvio Ielmini, l’uomo su cui grava il sospetto di avere volontariamente provocato l’incidente mortale, hanno fatto avere ai figli di Pierina. «Prendiamo atto con rispetto – ha affermato Katia – delle parole che ci hanno rivolto, senza confondere questa iniziativa con la posizione del padre né attribuirle significati che non possiamo conoscere (…) La nostra riservatezza è una decisione autonoma, maturata per proteggere il nostro dolore e per non interferire, nemmeno involontariamente, con il delicato percorso di accertamento dei fatti».
Fatti almeno in parte ricostruiti dalle legali. L’avvocato Botta ha ricordato come la signora Buffon si fosse rivolta al suo studio nel luglio 2026, in seguito alla decisione di interrompere, dopo circa dieci anni, la relazione con Fulvio Ielmini. Una fine che l’uomo non accettava. Pierina Buffon «…manifestava preoccupazione e timore ma anche il desiderio che la situazione potesse trovare una soluzione senza ulteriori conseguenze per nessuno (…) Pur avendo timore della situazione che stava vivendo e pur essendosi determinata a chiedere tutela, non voleva creare problemi al suo ex compagno. Mi rappresentava che anche il signor Ielmini era padre e nonno e che non desiderava che la vicenda arrecasse conseguenze alla sua dimensione personale e familiare».
L’avvocato inviò due diffide, la seconda per un peggioramento della situazione. «La signora Buffon ha poi interessato anche l’Autorità giudiziaria».
Ora, ha fatto presente l’avvocato Usuelli, «…è fondamentale assicurare che ogni circostanza potenzialmente rilevante sia attentamente esaminata, evitando ricostruzioni parziali o valutazioni anticipate sulle cause e sulla responsabilità (…) Stiamo svolgendo un’intensa attività di raccolta, verifica e produzione degli elementi documentali, testimoniali e tecnici (…) La nostra attività è rivolta, in particolare, a consentire che venga approfondita ogni possibile ricostruzione della vicenda, ivi comprese le ipotesi di responsabilità dolosa, senza limitare aprioristicamente la valutazione degli eventi alla sola dimensione colposa».
Sulla scelta della riservatezza da parte di cinque dei sei figli della signora Buffon, di nuovo l’avvocato Botta: «Non può essere confusa con iniziative o dichiarazioni rese, a titolo personale, da altri congiunti che non provengono dai nostri assistiti, che non sono state con loro concordate e non esprimono la linea da essi adottata (…) La volontà della famiglia non è quella di anticipare, attraverso i mezzi d’informazione, conclusioni che spettano all’Autorità giudiziaria».
Voce rotta dall’emozione, Katia Ruocco ha sottolineato: «Per molti Pierina Buffon è il nome di una vicenda di cronaca. Per noi era, ed è, la nostra mamma: una donna, una madre, una nonna con i suoi affetti, i suoi desideri e il diritto di vivere serenamente. Aveva il diritto di compiere liberamente le proprie scelte, di interrompere una relazione e di decidere del proprio futuro, senza vivere nella paura e senza doverne subire le conseguenze». Ancora: «Desideriamo che la memoria di nostra madre non venga oscurata dalle parole di chiunque, comprese le nostre, e che ogni elemento rilevante trovi la propria corretta valutazione nelle sedi opportune (…) Ogni telefonata, richiesta di intervista o invito a commentare indiscrezioni ci costringe a rivivere una perdita ancora troppo recente. (…) Non chiediamo vendetta, chiediamo verità, rispetto e giustizia. E chiediamo che, mentre la giustizia farà il suo corso, ci venga lasciato lo spazio per essere semplicemente ciò che siamo: figli che piangono la propria mamma».




