Basket - 12 aprile 2026, 21:00

Dio ha perdonato la Varese che sa come accendersi ma non ancora come non spegnersi

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - C’è mancato poco: come quando, da giocatore, Mrsic si insinuava - sinuoso e perfido - nelle difese altrui, stasera, da allenatore, il credo disperato dei suoi uomini a un passo dalla retrocessione è entrato nelle vene biancorosse, rischiando di farle scoppiare in un’embolia inattesa e clamorosa. La luce è l’ottavo posto, il buio è essere cascati di nuovo alla mercé tattica degli avversari…

Veljko Mrsic: sfortunato e sconfitto a Masnago, eterno nel ricordo (foto Averna)

Veljko Mrsic: sfortunato e sconfitto a Masnago, eterno nel ricordo (foto Averna)

Una pia illusione vivere una domenica tranquilla a Masnago con questa Varese…

Una domenica - absit iniuria verbis - in stile Roosters, per esempio, quando nemmeno vincere, ma anche solo attentare alla salvezza del fortino dominato dal Campo dei Fiori era obiettivo difficile da perseguire per qualsivoglia contendente. I Roosters di Veljko Mrsic, già, ieri eroe da posto fisso nel firmamento cestistico varesino, oggi signore allampanato e stempiato davanti a una panchina che il caso, più che il campo, ha stavolta punito ben oltre i demeriti della sua squadra.

C’è mancato poco: come quando, da giocatore, l’ala croata si insinuava - sinuosa e perfida - nelle difese altrui, stasera, da allenatore, il credo disperato dei suoi uomini a un passo dalla retrocessione è entrato nelle vene biancorosse, rischiando di farle scoppiare in un’embolia inattesa e clamorosa.

In sede di cronaca (leggi QUI) abbiamo descritto il finale e i suoi fischi dubbi, tutti a sfavore della Dinamo: non ci torniamo oltre, perché nell’arco di una stagione fortuna e sfortuna si azzerano in una partita doppia che non ammette recriminazioni. Stavolta c’è andata bene, altre volte no…

Ma il parquet di questa vittoria conquistata all’ultimo respiro ci ha riconsegnato per via prioritaria enigmi eterni che speravamo risolti. Ci ha ridato, e ne avremmo fatto volentieri a meno, una Varese massacrata dai lunghi altrui, e nella sua inadeguatezza fisica, e in un’improvvisa ma assai deleteria inadeguatezza tattica che ha lasciato incredibilmente la Openjobmetis alla mercé degli isolani. Questo non ci aspettavamo: canestri su canestri subiti allo stesso modo e senza soluzione di continuità, cozzando contro giochi a due parsi per Moore e compagni complicati da capire al pari di un Sudoku diabolico; e poi rimbalzi in attacco (ben 21) lasciati nelle mani avversarie da una difesa malmessa e scardinata; e infine le praterie spalancate davanti a quasi tutti gli uno contro uno subiti.

Ma, soprattutto, le pause, le maledette pause, di intensità e di razionalità, collettive e individuali: la Openjobmetis di Kastritis ha di certo imparato ad accendersi, ma di sicuro non ha ancora imparato a non spegnersi. E quando si spegne, il buio diventa davvero pesto.

Il dio del basket oggi l’ha perdonata.

La luce la ritroviamo nell’ottavo posto conquistato e nell’amore verso questo strano sport capace di premiarti quando meno te lo meriti e di ucciderti quando butti il cuore oltre l’ostacolo, uccidendo tutti i demoni tranne l’ultimo. Crudele. Fatale.

Povero Veljo…

Fabio Gandini


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