Ma come fa? C’è il Bossi che noi giornalisti all'inizio osservavamo durante quelli che non erano classici comizi alle feste della Lega. Che quando parlava alla folla ci stordiva di interrogativi: un'immagine su tutte, nella sua provincia, la Colonia Elioterapica di Busto si riempiva magicamente di gente, gente fino a quel momento tutto tranne che attirata dalla politica. Uno stile nuovo, il suo, che scardinava i meccanismi consolidati nelle assemblee ufficiali, a partire dai primi consigli comunali varesini conquistati dalla Lega, ma esercitava un fascino irresistibile sulle persone comuni.
La stampa prendeva nota sui vecchi taccuini e abbondavano i commenti più sulla forma (le canottiere o i gesti provocatori), più che sulla sostanza di ciò che stava accadendo. La domanda irrompeva ancora: ma come fa? Ce lo svela il Bossi che raccontano e raccontavano coloro che gli sono stati vicini fin da quei primi passi, negli istanti al riparo dagli sguardi estranei. Prima ancora che nascesse ufficialmente la Lega, il 12 aprile 1984. Quarant’anni volati via, l’opposizione dura e pura contro la Prima Repubblica che si sarebbe presto sbriciolata, la conquista dei Palazzi nel 1992 con un’onda di volti anche giovanissimi in direzione Roma, e ancora l’uscita dall’alleanza con Berlusconi. E molto altro, per la Lega e per lui.
Quante scosse, quanti delusi anche di fronte alle prospettive iniziali che si allontanavano e ad altri stili e personaggi che si avvicinavano, ma per molti lui è rimasto sempre l’Umberto, il senatur. Quello che - per dirla con le parole di Modesto Verderio, suo autista e guardia del corpo per diversi, incredibili anni e nella cui trattoria di famiglia a Lonate Pozzolo si tenevano le prime riunioni del movimento- «condivisibile o meno, ciò che diceva al mattino lo ripeteva al pomeriggio». E a proposito di ciò che diceva, quello che la sera prima di Pontida cenava e poi buttava giù il discorso in albergo, di notte.
Quello che presentava in teatro i giovani promettenti, ma finché era al comando davvero, sapeva anche rimetterli a posto davanti a tutti, se con le loro ambizioni rischiavano di correre troppo avanti.
Proprio pochi mesi fa, lo scorso novembre, se n'è andato Verderio: quel giorno, abbiamo percorso la scala della sua abitazione con il magone, perché sulle pareti, scorrevano fotografie con troppi volti ormai scomparsi: uno per tutti, Bobo Maroni. Ma l'Umberto no, l'Umberto era una roccia, per quanto sfidata dalla malattia: non l'aveva dimostrato anche recentemente accogliendo i militanti di una volta e per sempre, a Gemonio, per i 40 anni della Lega?
Invece, se n'è andato anche l'Highlander. Chissà, è salito forse sull'auto di Modesto un'altra volta, con la Coca Cola e le caramelle che si sciolgono al sole già testardo di primavera. E sfrecciano via per sempre quei tempi, con loro.




