Nato a Milano e cresciuto a Laveno Mombello, Alessandro Bianchin ha costruito la sua carriera tra l’attività di personal trainer e il mondo della moda (LEGGI QUI). La sfida più grande della sua vita però non è arrivata da un set fotografico, ma da un esperimento sociale senza precedenti: la partecipazione al programma "L’amore è cieco". Qui, Alessandro ha accettato di mettersi in gioco in un percorso dove l’estetica lascia il posto alla parola, arrivando a sposare Hyoni, una ragazza di origini coreane conosciuta esclusivamente attraverso la voce nelle "capsule" del programma.
L’esperienza nelle capsule ha segnato profondamente Alessandro, costringendolo a un isolamento totale dal mondo esterno, senza telefoni o distrazioni, focalizzato solo sulla conoscenza dell’altra persona. Il momento della proposta è stato il culmine di questo viaggio emotivo: «È il momento dove finalmente la vedi e tu stai per impazzire, non capisci più niente» spiega Alessandro, descrivendo l'emozione del primo incontro fisico dopo il fatidico sì pronunciato al buio.
La scintilla è scattata grazie a una sintonia nata da piccoli gesti e racconti di vita. Alessandro ricorda con affetto un appuntamento particolare in pigiama, dove Hyoni ha condiviso con lui un pezzo della sua cultura: «Hyoni mi ha fatto trovare un pigiama da indossare, lei era in pigiama nella sua capsula e io ero in pigiama nella mia. Mi ha fatto trovare anche il ramen coreano, l'abbiamo mangiato insieme e abbiamo chiacchierato». Ma è stato un aneddoto di un viaggio spericolato alle Canarie a convincerlo definitivamente: «Mi sembrava una situazione molto divertente nella quale mi sarei potuto ritrovare anche io, ci sono state diverse situazioni che mi hanno convinto che siamo molto affini».
Nonostante il successo televisivo, Alessandro non nasconde le difficoltà incontrate a causa della gestione mediatica del programma. Il montaggio ha spesso privilegiato discorsi legati all'intimità, una scelta che ha avuto ripercussioni reali sulla vita privata di Hyoni e sui rapporti con la sua famiglia d'origine: «La produzione ha scelto di mostrare diverse nostre chiacchierate relative all’ambito privato e sessuale e la cosa è stata un po' deleteria perché questo ha fatto sì che il papà di Hyoni non le parlasse più».
Il contrasto tra la velocità dei reality occidentali e i valori tradizionali coreani è così emerso con forza: «In Corea un programma del genere non potrebbe mai esistere. Secondo la loro cultura servono anni di conoscenza e di fidanzamento prima di arrivare al matrimonio. Noi abbiamo fatto tutto dopo tre settimane e la famiglia di Hyoni non l’ha accettato».
Oggi Alessandro e Hyoni sono l’unica coppia dell’esperimento ad essere rimasta unita a distanza di oltre un anno dal matrimonio. La loro quotidianità è fatta di gesti concreti, come la decisione di Alessandro di ristrutturare personalmente la propria casa, rimuovendo tutta la carta da parati per amore di Hyoni, che ne era allergica.
Lontano dalle luci della ribalta, Alessandro ci tiene però a smontare il mito della perfezione: «Dal programma hanno voluto far passare noi come la coppia idilliaca, perfetta, meravigliosa, fantastica, ma la realtà è che discutiamo come tutte le coppie. Abbiamo fatto litigate pesantissime». Per il personal trainer varesino, il vero esperimento è iniziato proprio quando si sono spente le telecamere: «Rispetto a tutte le relazioni che ho avuto finora questo è un rapporto completamente diverso. Ti ritrovi ad affrontare per la prima volta un viaggio completamente inesplorato senza nemmeno avere la possibilità di confrontarsi con qualcuno perché nessuno ha mai vissuto un’esperienza del genere».
Senza più la pressione di dover apparire impeccabili per i social, il pubblico e le telecamere, la loro storia continua a scriversi giorno dopo giorno, nella consapevolezza che l'amore e la vita reale non hanno bisogno di filtri.




