Territorio - 06 marzo 2024, 08:25

Omicidio di Andrea Bossi, ancora tante domande senza risposta

Douglas Carolo nei prossimi giorni potrebbe rivelare qualcosa nell’incontro con il suo legale. Il lunghissimo interrogatorio di Michele Caglioni

Omicidio di Andrea Bossi, ancora tante domande senza risposta

Tante sono le domande che, per il momento, non trovano una risposta nell’omicidio di Andrea Bossi. I due arrestati, Michele Caglioni e Douglas Carolo, davanti al gip e al pubblico ministero si sono comportati in maniera opposta: il primo ha sostenuto ore di interrogatorio, il secondo si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Non si sa con certezza cos’abbia rivelato agli inquirenti Caglioni, ma stando alle informazioni trapelate sarebbe stato lui a condurre gli investigatori al campo, dietro casa di Andrea, dove sono stati ritrovati diversi oggetti: il posacenere, i mazzi di chiavi, i pezzi del telefono del 26enne, la scarpa insanguinata e un bicchiere. Oltre a questo, sembrerebbe che il ragazzo abbia accusato Carolo di aver sferrato il colpo mortale.

Quest’ultimo, invece, durante l’incontro con il suoi legali (Vincenzo Sparaco e Gianmatteo Rona) lo scorso venerdì, aveva dichiarato di non essere nemmeno lì quella sera e di avere dei testimoni. Poi, durante l’interrogatorio di sabato mattina, sarebbe stato preso dall’agitazione e, non riuscendo a ricostruire neanche cose del suo passato, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Nei prossimi giorni, però, Douglas dovrebbe incontrare nuovamente il suo legale e potrebbe confidare lui più dettagli a sostegno del suo alibi: con chi era e cosa stava facendo? Ma potrebbe anche rivelare da quanto tempo conosceva Andrea.

Nel frattempo le indagini proseguono e con le analisi, da parte dei Ris di Parma, si potrebbero avere diverse svolte: sul bicchiere potrebbe esserci il Dna dell’assassino, sul posacenere le impronte digitali e la scarpa insanguinata potrebbe appartenere a uno dei due ragazzi.

Senza sapere cos’abbia detto Caglioni agli inquirenti, non si può nemmeno escludere il coinvolgimento di altre persone: se, come ricostruito dalle testimonianze, l’assassino è fuggito per quel campo, potrebbe esserci qualcun altro coinvolto. Infatti, dopo i campi, l’unica strada presente è quella che conduce a Castelseprio: lunga, dritta, senza illuminazione e senza marciapiedi. Sembra strano che due ragazzi, in piena notte, abbiano percorso tutto quel tratto a piedi e non con un’auto. Ma c'è un'altra ipotesi che porterebbe all'esclusione di una terza persona: uno dei due stava aspettando l’altro il macchina e nel momento in cui l’assassino è scappato, chi era al volante, potrebbe aver fatto il giro in auto per raggiungerlo.

Tanti sono i punti interrogativi che potranno essere eliminati solo grazie alla prosecuzione delle indagini e a quello che diranno i due indagati.

Michela Scandroglio

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