Era una delle persone che aveva fatto sì che Varese diventasse la sua casa, insieme al basket e all’amore della gente.
O forse basterebbe usare la parola “amico”. E non a sproposito. Il magistrato Giovanni Pierantozzi - scomparso ieri all’età di 87 anni, una vita nella Procura della Repubblica di Varese - era un amico di Gianmarco Pozzecco. E l’attuale allenatore della Dinamo Sassari e simbolo della pallacanestro varesina lo aveva rammentato anche in alcuni passi della sua biografia, “Clamoroso”, nella quale ha raccontato gli aneddoti e i momenti che hanno permesso di costruire questo rapporto. Bello e indelebile, anche se fra due persone che - per età e vita - non avrebbero potuto essere più diverse. Invece, come nelle favole più belle, la calamità aveva impresso la sua forza, imbattuta dal tempo.
Ieri il Poz - che in mattinata aveva espresso il suo cordoglio direttamente al figlio di Giovanni, Francesco - dopo la vittoria ottenuta su Brescia ha voluto dedicare il successo proprio all’amico di sempre. E al proprio profilo Instagram ha lasciato il suo commosso ricordo:
«Giovanni, caro Giovanni… Se ci siamo divertiti… cazzo se ci siamo divertiti insieme. Ti ricordi quando in quel fantastico ultimo dell’anno ti ho bruciato il giardino? E quando a Casalecchio, durante un match di playoff dopo una bomba cercai di abbracciarti nel parterre e tu subito dopo rischiasti il linciaggio? E quella volta che, ritirata la patente, una volta entrati nell’ufficio del prefetto lo chiamai “Zanzibar”… peccato che si chiamasse Zanzi? Cazzo Giovanni, ma come hai fatto a sopportarmi e soprattutto a volermi bene quasi come al Grande Polpa? Però adesso torniamo seri e come mi dicevi sempre tu per attirare la mia attenzione: “vieni qua!”. Per piacere, dammi sempre un occhio. Lo so Giovanni, le cazzate le faccio lo stesso, ma almeno con te vicino poi in qualche modo la sfanghiamo! Ciao Giovanni, come te nessuno mai…».
L’ultimo saluto al magistrato si terrà domani, alle 15.30, nella basilica di San Vittore.




