Quando ti fanno i complimenti in caso di sconfitta, solitamente sei incerto se provare piacere o lasciare che ti girino ancora di più le scatole. In questo caso la Pro Patria li ha incassati per aver messo paura alla corazzata Monza da tutti, a partire dagli avversari. Anzi, dallo stesso Silvio Berlusconi.
I COMPLIMENTI CHE CONTANO
Eppure più di tutti, contano quelli di una persona: Ivan Javorcic (leggi qui partita e interviste). Li porge con una determinazione che forse è ancora maggiore a quella che avrebbe usato nel caso sognato da tutti. Se il Monza insomma non fosse risalito dopo il gol tigrotto - a firma di Lombardoni, al quale era stato chiesto insieme ai compagni di compiere un passo avanti e dare ancora di più, ecco che lui ha subito risposto - ma anche se sul finale (rinvigoriti dopo una fase più delicata, non di spaesamento però) Pedone avesse afferrato il pareggio.
Perché se la Pro avesse vinto o appunto pareggiato, probabilmente il mister avrebbe cercato di non far montare la testa. Con questo risultato, può dirlo senza controindicazioni: «Una partita quasi perfetta. Bisogna essere onesti, il Monza ha meritato di vincere ma se avessimo pareggiato, l’avremmo meritato».
Dopo il gol di Lombardoni, deliziosamente bruciante al quarto minuto, sarebbe stato facile gasarsi, perdere concentrazione. Come quando ti gira la testa in montagna. Stesso pericolo, per opposto motivo: quando il Monza recupera con Chiricò e quindi si porta avanti con Lepore, né sembra intenzionato a fermarsi lì.
Invece i tigrotti sono sempre stati sul pezzo. Con la forza dell’esperienza e della gioventù che si davano il cambio, si contagiavano. Perché è bello vedere i nostri giovani prendere coraggio, ma anche un Le Noci, che ragazzino non è, mai sazio, sempre pronto a spremersi e spingersi avanti quando il mister lo inserisce sul finale con Cottarelli e Pedone.
Il Monza c’entra poco con questa categoria, niente. A rinforzare la certezza, anche quello spiegamento di forze in tribuna: Galliani e Berlusconi.
SILVIO E ADRIANO CONTAGIATI
Eppure anche loro si fanno toccare dal mondo Pro. Silvio svela finalmente il suo vero rapporto con i tigrotti: nelle giovanili con il Milan ci ha giocato contro. Riceve da Stefania Salmerigo un Tigrottino del 1961 (leggi e vedi video qui) e dice: «Bello, grazie mille, facciamo vedere anche a Galliani». Quest’ultimo afferra, sfoglia e commenta: «Io ero presente a questa partita, ero un ultrà del Monza… non perdevo mai una trasferta. Sono sicuro di esserci stato».
La piccola cerimonia informale si svolge al Pro Patria Museum, dove si sono svolti dei lavori di sistemazione e sicurezza con il sostegno dell’iniziativa “100 figurine per entrare nella storia”.
Così, improvvisamente non esistono le corazzate, i big del calcio o della politica, ma solo quello sport che sa unire tutti e che qui allo stadio Speroni ha ancora un gusto unico. Sofferto, nessuno lo nega, ma sempre irresistibile.
Lo capisci sul campo, in tribuna, nel museo, poi in sala stampa quando compare il volto di Giovanni Fietta, capitano questa domenica: «Per una questione di anzianità – si schermisce – anche se non mi piace il termine. La fascia è importante, perché ti porta a essere ancora più responsabile». Fietta ha parole di apprezzamento per tutti i suoi compagni. Compatti, anche nell’unità.
Ci balza alla mente l’immagine di un’oretta prima, una punizione a due in area per il Monza nel primo tempo: la barriera tigrotta che non si scompone e non lascia passare un filo d’aria, altro che la palla. Murone, viene da gridare, dopo un pizzico di fifa.
Che cosa fare adesso? Fietta sussurra la soluzione, quella che tutti hanno imparato non a memoria, ma nell’anima: «Solo continuare a guardare a casa nostra». E avvisa: «Con l’Albinoleffe sarà battaglia…».
TIGROTTO PER SEMPRE
Battaglia?
Poche centinaia di metri c’è un altro capitano: Paolo Tramezzani. Lui ha fatto questo blitz, divorato dalla voglia di stare accanto alla sua Pro, ai suoi amici.
Niente tribuna, per il Trame, ma i popolari. Abbracci, foto, occhi umidi, perché ogni volta è come se il guerriero arrivasse lì per guidare ancora i suoi tigrotti. E in fondo è così.
Tramezzani fotografato con Giannino Gallazzi (foto sotto nella gallery), chi è più tigre non si sa. E poi a mangiare una pizza con i suoi amici lì vicino, al “Feroce” (altra foto qui sotto): Danielino De Grandis lo abbraccia con lo sguardo che brilla.
Eh già, complimenti, Pro Patria, non solo perché oggi hai fatto tremare una grande. Perché sai regalare emozioni a tutti, che sia Silvio Berlusconi (vedesi la splendida foto di Daniele Belosio che lo immortala sorridente) o uno qualsiasi dei 1.695 spettatori che oggi hanno potuto ammirarti. E anche molti innamorati nascosti, fuori: li stanerai, prima o poi.








