Si è aperto questa mattina il congresso provinciale della Lega varesina. Tocca ai 580 militanti con diritto di voto scegliere il nuovo segretario e quale direzione dovrà prendere il partito nel territorio.
La continuità, con la riconferma di Andrea Cassani, sindaco di Gallarate. Oppure un cambio dirotta, con Mirko Reto, primo cittadino di Casciago.
I simboli parlano nella Sala Piotti di Albizzate, sede dell’assemblea. Sul palco un’enorme bandiera della Lega Lombarda con il volto di Umberto Bossi. Alle pareti il simbolo del Sole delle Alpi.
Ad aprire la mattinata, il saluto del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, pur non in perfetta forma, non ha voluto mancare all’appuntamento. L’unico congresso non “stoppato” venerdì scorso dal Consiglio federale.
Giorgetti è tornato a ribadire il concetto di “terra” (preferendolo a quello di territorio), già portato sul palco del recente congresso federale. E a difendere la terra sono i militanti, definiti dal ministro «la nostra fanteria».
«Stiamo uniti. È un momento in cui ci confrontiamo, non in cui ci dividiamo – le parole del governatore lombardo Attilio Fontana –. Da domani il vincitore sarà il nuovo segretario di tutta la Lega».
«L’unità non deve azzerare il confronto e il dibattito – ha detto l’eurodeputata Isabella Tovaglieri –. Il risultato delle urne darà al segretario la legittimizzazione della base per rappresentarci sui tavoli degli alleati in vista delle elezioni».
«Non cercate in questo congresso un bis rispetto a quello federale. Non usate questa giornata per fare qualche titolo sui giornali», il messaggio alla stampa presente in sala del deputato Stefano Candiani.
I seggi si sono aperti alle 10.15; si potrà votare fino alle 13.40. Poi il via allo spoglio: poco dopo l’ora di pranzo la Lega avrà il suo nuovo segretario provinciale.
L’intervento di Reto
Il primo candidato a parlare è stato Reto, che è subito tornato a contestare al proprio avversario le tempistiche rapide della convocazione del congresso. Una «mancanza di attenzione e rispetto» la convocazione peraltro concomitante con le celebrazioni del IV Novembre, che avrebbe costretto alcuni amministratori a «conciliare con grande difficoltà gli impegni istituzionali».
«In pochi giorni sono riuscito a organizzare soltanto pochi incontri – ha proseguito –. Il segretario uscente ha avuto un anno per preparare la propria candidatura. Un congresso non dovrebbe essere una corsa contro il tempo».
Per Reto, il territorio deve tornare ad avere un ruolo centrale. «Hanno cercato di attribuire a questo congresso un significato nazionale. Non condivido questa impostazione. La provincia di Varese e la Lega di Varese hanno i loro problemi, diversi per ogni area. Il Varesotto deve essere protagonista per il proprio territorio e le proprie scelte».
Nel suo programma, tre coordinatori territoriali per il nord, il centro e il sud della provincia e una scuola di formazione politico-amministrativa per i giovani.
«Mi sarei aspettato di vedere un bilancio e i numeri della nostra segreteria provinciale», ha aggiunto Reto, impegnandosi «a mantenere i conti in ordine» e a versare l’emolumento da sindaco alla segreteria provinciale qualora venisse eletto.
L’intervento di Cassani
Cassani ha aperto il proprio intervento con un bilancio dei suoi quattro anni da segretario, durante i quali «si è lavorato in modo compatto e senza provvedimenti disciplinari».
«Lezioni su coinvolgimento e partecipazione non le accetto da chi in questi anni c’è stato poco», ha affermato il leader provinciale uscente, offrendo a Reto «un ruolo all’interno della segreteria» in caso di vittoria.
«In questi anni – ha ricordato – tranne in un unico caso, per la scelta dei candidati sindaci siamo riusciti ad assecondare la volontà del territorio».
Cassani ha annunciato l’intenzione di nominare tre vicesegretari, «anche in vista dei tanti appuntamenti elettorali che ci vedranno coinvolti il prossimo anno».
Quindi una precisazione: «Qui non c’è nessun anti-salviniano. Io non lo sono, ma penso che si debbano dire le cose come stanno. Il bene dalla Lega passa anche dalla leadership di Matteo Salvini. È nostro dovere fare sì che sia forte. Ma la politica non si fa dicendo che va tutto bene».
A proposito delle critiche sui tempi della convocazione: «Il mio mandato è scaduto da undici mesi e da febbraio c’è una delibera del federale che dice di andare al voto entro fine ottobre. È un fatto noto».
E «il bilancio è visibile a tutti quanti. Il 90 per cento delle risorse viene speso per mantenere le nostre sezioni, non c’è nulla su cui gettare ombre».











