Varese - 05 novembre 2026, 07:19

Viaggio nella Varese che si sveglia tra il profumo di brioches, la voglia di sedersi in mezzo alla strada deserta come faceva Pappalardo e l'onda degli studenti (FOTO)

Alle 6.20 di un giorno di inizio novembre il cielo è carta da zucchero, i lampioni sono accesi e la prima cosa che si sente è la sirena di un'ambulanza. La luce del mattino invita a parlare a bassa voce, come in chiesa, l'abete di piazza Monte Grappa sembra alto come la Torre Civica e il palazzo comunale appare ancora più rosa, con quelle sei ante mancanti alle persiane. Poi ecco all'improvviso ragazze e ragazzi inzainati e vocianti, in fila ininterrotta e compatta: per fortuna parlano tra loro e non con lo schermo dello smartphone. Ormai il sole è padrone e Varese è bella sveglia

I colori della Varese ancora addormentata prima delle 7 che inizia a vivere grazie all'onda degli studenti

I colori della Varese ancora addormentata prima delle 7 che inizia a vivere grazie all'onda degli studenti

Alle 6,20 di un mattino di inizio novembre, il giorno ancora sbadiglia e il cielo è carta da zucchero chiara, i lampioni sono accesi e la prima cosa che sento è la sirena di un’ambulanza che arriva dal centro. Varese si sta risvegliando, ma c’è ancora silenzio, esco di casa per andare a fare il prelievo per le analisi, ormai obbligatorie per un boomer un po’ malmesso e non voglio perdere tutta la mattina a far code, così scopro una città già alacre, con l’incrocio di viale Milano in fermento, traffico sostenuto, addetti alla nettezza urbana che caricano infiniti sacchetti d’immondizia, e i fornai in via d’apertura, con il primo rifornimento di pane che arriva col furgone. Sporadici ciclisti, felici per la strada temporaneamente libera dalle torme di pullman che tra poco invaderanno il centro.

A quest’ora la loro stazione in piazzale Kennedy somiglia a un’inquadratura di Wim Wenders, ma lì si gira soltanto il film quotidiano di orari e panchine d’aspetto, qualche corsa per salire al volo e magari un saluto dal finestrino.

Via Morosini è deserta, la luna non è ancora tramontata, non c’è un’anima fino al fondo di via Vittorio Veneto, così come sotto i portici di Corso Moro, con le insegne dei negozi sospese tra le colonne del portico e le pareti, simili a ostacoli da superare per la corsa di un gigante. Due signore mattiniere chiacchierano davanti alle saracinesche chiuse, e chissà perché la scarsa luce del mattino le invita a parlare a bassa voce, come in chiesa.

Mi fermo in Piazza Monte Grappa a scattare qualche fotografia, con la prospettiva che fa sembrare l’abete del Caucaso nel centro dell’aiuola alto come la Torre Civica, i tanti occhi luminosi sotto il porticato e la voglia matta di sedermi in mezzo alla strada come faceva un tempo “il Pappalardo” per vedere di nascosto l’effetto che fa. So già che in via Marcobi l’amico Vito delle “Buone tentazioni” avrà già aperto da un pezzo, lui che è in negozio a Ferragosto, Natale e Pasqua e a questo punto sospetto dorma lì.

Scatto una fotografia in una via Sacco da day after, il palazzo comunale sembra ancora più rosa, con la luce naturale mescolata ancora a quella dei lampioni. L’unico a “tirà su la cler” è il tabaccaio, e davanti al laboratorio di analisi c’è soltanto una signora in attesa dell’apertura alle 7 in punto, nessuno nemmeno alla fermata del pullman, il cui cartello delle linee se letto dall’alto in basso regala il nome di una celebre marca di automobili tedesca, BENZ. Ma sono le pippe mentali di chi è lì che aspetta l’ago, e intanto calcola che alle finestre del palazzo comunale mancano ben sei ante delle persiane, chissà se sono in restauro o si è deciso che la facciata stia meglio così.

Fatto il prelievo da secondo arrivato e quindi in un quarto d’ora me la sono sbrigata, ritorno verso casa, ma a questo punto lo scenario sta per cambiare di colpo, perché alle 7,15 ecco che l’onda scura dei ragazzi delle scuole incomincia a tracimare dalle stazioni verso il centro. È una fila ininterrotta di zaini e cappucci che sciama compatta come in un corteo, ma senza slogan e bandiere, solo cellulari, impugnati dalla maggioranza.

Il campanile di San Vittore è investito da una luce dorata, il corso è ancora deserto, ma qualche bar ha acceso le luci, e sotto il portico di Corso Moro i ragazzi sono in fila davanti al panificio “Sempre Fresco” che propone appetitosi panini ben imbottiti e perfino il castagnaccio. Aleggia un profumo di brioches calde, ma prima di peccare voglio aspettare il responso del sangue, non sia mai che l’LDL…

Alle stazioni l’apoteosi, con i torpedoni che scaricano decine di ragazze e ragazzi inzainati e vocianti, alcuni dei quali per fortuna parlano tra loro e non con lo schermo dello smartphone. Ormai il sole è padrone e Varese è bella sveglia. A casa mi attende a colazione una sana “rusumada”, la levataccia è stata proficua, tra pochi giorni avrò il verdetto delle analisi, e se i numeri non saranno ferali non opporrò resistenza alle “Buone tentazioni”, magari non all’alba, ma come premio dopo una pedalata al Sacro Monte. Del resto, ogni scusa è buona per trasgredire.

Mario Chiodetti

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A NOVEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU