Territorio - 03 novembre 2026, 17:46

Leggiuno 299 giorni senza ufficio postale. Il consigliere Introini: «Un territorio può davvero permetterselo?»

Riceviamo e pubblichiamo la nota dell'esponente della minoranza consiliare, la cui riflessione va oltre i confini del paese affacciato sul Lago Maggiore: «Perché non prevedere, quando una chiusura rischia di prolungarsi per settimane o mesi, almeno un piccolo presidio temporaneo? Un camper, un modulo prefabbricato, oppure, previo accordo con Poste Italiane, uno spazio messo a disposizione dal Comune, in cui garantire i servizi essenziali. Penso soprattutto alle persone anziane, a chi non dispone di un’automobile, a chi ha poca dimestichezza con gli strumenti digitali e continua, legittimamente, ad avere bisogno di uno sportello e di un interlocutore in carne e ossa»

(foto d'archivio)

(foto d'archivio)

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Stefano Introini, consigliere comunale di minoranza a Leggiuno, sulla chiusura dell'ufficio postale del paese:

Questa mattina sono passato davanti all’ufficio postale di Leggiuno e confesso di essere rimasto incredulo. Dopo 299 giorni dalla chiusura dell’8 gennaio scorso, l’ufficio è ancora chiuso e, almeno al momento del mio passaggio, all’interno non ho visto nessuno al lavoro.

Si intravedono poltrone, scaffali e arredi ancora protetti da involucri di plastica: un segnale che lascia sperare in una riapertura ormai prossima. Resta però difficile comprendere come un intervento che, all’inizio, avrebbe dovuto concludersi entro giugno si sia protratto fino a novembre.

L’ultima data di riapertura comunicata dal Comune è venerdì 6 novembre. Il sindaco, con il quale ho parlato, mi ha detto che, al più tardi, dovrebbe avvenire la prossima settimana. Ce lo auguriamo tutti, anche perché l’Amministrazione comunale ha più volte sollecitato Poste Italiane per ottenere notizie e la conclusione dei lavori.

Ma vorrei andare oltre il singolo episodio. È davvero inevitabile che, per ristrutturare un ufficio postale, un’intera comunità debba rinunciare per mesi a un servizio di prossimità? Ho cercato di capire se esistano soluzioni alternative. La risposta è sì: Poste Italiane utilizza già uffici postali mobili e strutture temporanee per mantenere i servizi durante i lavori. E non parliamo di ipotesi astratte. Ricordo che a gennaio suggerii queste opzioni ma senza trovare pronto riscontro.

A Torre de’ Passeri, in provincia di Pescara, durante i lavori del progetto Polis avviati nel giugno 2026, i servizi sono stati assicurati in un camper attrezzato collocato proprio davanti al municipio. A Cavalese, in provincia di Trento, nel 2023 un ufficio mobile ha operato durante l’ammodernamento della sede. A Novafeltria, in provincia di Rimini, nel novembre 2024 un camper postale è stato posizionato a pochi metri dall’ufficio interessato dai lavori.

Non solo: la stessa Poste Italiane ha avviato procedure di acquisto di automezzi adibiti a uffici postali mobili e di noleggio di prefabbricati per uffici provvisori. Naturalmente occorre verificare, caso per caso, fattibilità e disponibilità effettiva dei mezzi; ma gli strumenti esistono e sono già stati impiegati. Perché allora non prevedere, quando una chiusura rischia di prolungarsi per settimane o mesi, almeno un piccolo presidio temporaneo? Un camper, un modulo prefabbricato, oppure, previo accordo con Poste Italiane, uno spazio messo a disposizione dal Comune, in cui garantire i servizi essenziali.

Penso soprattutto alle persone anziane, a chi non dispone di un’automobile, a chi ha poca dimestichezza con gli strumenti digitali e continua, legittimamente, ad avere bisogno di uno sportello e di un interlocutore in carne e ossa. Non si tratta di opporsi alla modernizzazione degli uffici. Al contrario: si tratta di accompagnare l’innovazione senza lasciare indietro nessuno. Del resto, il progetto Polis ha fra le sue finalità dichiarate proprio il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale e il superamento del divario digitale. Durante i lavori questa finalità non dovrebbe venire meno.

La vicenda di Leggiuno apre però una questione più generale: la capacità dei nostri Comuni di pensarsi e organizzarsi come un unico sistema territoriale. I servizi postali, quelli sanitari, il trasporto pubblico e gli sportelli amministrativi non possono essere affrontati soltanto entro i confini di ciascun municipio.

Serve una politica di coesione locale più forte, un dialogo intercomunale stabile, una programmazione di bacino capace di anticipare le criticità e concordare con i grandi gestori soluzioni comuni, anche temporanee. I nostri paesi non devono diventare una somma di piccoli centri che subiscono isolatamente la progressiva rarefazione dei servizi, finendo per considerarla inevitabile.

Dobbiamo imparare a presentarci come un territorio, non come tanti singoli punti sulla carta, sempre più deboli e arrendevoli di fronte alle decisioni prese altrove. Speriamo dunque che nei prossimi giorni l’ufficio postale di Leggiuno possa finalmente riaprire. Sarebbe però un’occasione persa se, una volta riaperte le porte, dimenticassimo la lezione di questi quasi dieci mesi. Perché la qualità della vita nei nostri paesi si misura anche dalla possibilità di continuare ad accedere, vicino a casa, ai servizi di cui si ha bisogno.

Stefano Introini

Consigliere comunale di Leggiuno

Comunicato Stampa

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