Storie - 03 novembre 2026, 08:06

Un po' cuore e un po' piazza di viale Borri, quell'edicola baluardo che non può cadere: «La fatica è tanta, se qualcuno si fa avanti...»

La scritta bianca su fondo rosso “Vendesi” spicca accanto ai gadget di Halloween, ma chissà se Mauro e Francesca passeranno davvero la mano dopo una vita di levatacce, freddo e caldo tropicale da sopportare, clienti che diventano amici e pile di giornali da sistemare: «Finora nessuno si è fatto avanti per rilevare l’attività, che è ancora redditizia perché siamo in una zona fortunata. Ma siamo stanchi e ci sono in ballo due famiglie... Mi piacerebbe che la gente non si chiudesse in sé stessa: ci sono persone che mi parlano come se io fossi lì davanti a loro mentre magari sono fuori dall’edicola a sistemare le vetrine posteriori»

Francesca Zovadelli insieme a Mauro Albini gestisce la storica edicola davanti alla Chiesa dei Frati in viale Borri. Dopo vent'anni hanno deciso di vendere l’attività, a malincuore perché un pezzo di vita non si mette all’asta

Francesca Zovadelli insieme a Mauro Albini gestisce la storica edicola davanti alla Chiesa dei Frati in viale Borri. Dopo vent'anni hanno deciso di vendere l’attività, a malincuore perché un pezzo di vita non si mette all’asta

Un ultimo baluardo sta per cadere, anni di levatacce, freddo e caldo tropicale da sopportare, clienti che diventano amici e pile di giornali da sistemare stanno per andare in archivio: signori, si chiude. In viale Borri c’è un’altra, ennesima edicola a rischio estinzione, quella storica davanti alla Chiesa di San Francesco dei Frati Cappuccini, dove Francesca Zovadelli, lì da 18 anni, e Mauro Albini, suo cognato, da ben 23, hanno deciso di vendere l’attività, a malincuore perché un pezzo di vita non si mette all’asta.

«Il nostro è un lavoro pesante, apriamo alle 5,15 alternandoci, ma Mauro poi ha il suo lavoro part time in comune e anche io ho la famiglia. Me ne vado alle 14 e lui mi dà il cambio fino alle 19, siamo aperti anche la domenica, ma adesso abbiamo deciso di chiudere il sabato pomeriggio. L’attività è ancora redditizia, ma siamo stanchi, ci sono in ballo due famiglie e i soldi non bastano mai, e poi la fatica non è proporzionale al guadagno», spiega Francesca, che sarebbe un’educatrice e sta già pensando a un reinserimento nel suo settore lavorativo, mentre Mauro vorrebbe passare all’impiego full time.

L’edicola, alle 10,30 del mattino, è un porto di mare, c’è chi chiede un’informazione per l’ospedale, chi cambia le monetine con la carta, all’interno lo spazio è completamente ricoperto di giornali e gadget e Francesca è bravissima a trovare tutto al volo in quell’ordine disordinato.

«L’attività si sostiene ancora, siamo in una zona fortunata, però le vendite dei giornali sono in netto calo, vendiamo solo una ventina di “Corriere della Sera” quasi la metà rispetto allo scorso anno, e circa 70 copie de “La Prealpina” e prima erano almeno dieci in più. In compenso vanno una gran quantità di “Gratta e Vinci” e di figurine dei “Pokemon”, ci sono clienti adulti che alle cinque del mattino son già qui a cercare le ultime uscite. Si dividono in due categorie: i collezionisti veri e propri e coloro che ci speculano sopra, comperandole e poi rivendendole in canali particolari. Per questo noi forniamo una sola copia dello stesso “Pokemon” a ogni persona».

Arriva un anziano che ha vinto 50 euro col “Gratta e Vinci” ma quello che prende di solito non c’è, e quello nuovo gli sembra troppo complicato e Francesca pazientemente gli spiega l’arcano. Vanno molto le rivistine con i programmi televisivi, i quotidiani li comperano i più vecchi, tengono le figurine Panini dei calciatori e quelle di “Amici cucciolotti”, ma ogni tanto se ne va anche qualche “dinosauro” di carta come “Grand Hotel”, richiesto da una signora âgée.

Un signore dall’occhio di falco vede i tre anelli che Francesca tiene all’anulare sinistro: «Non è che ha fatto tre matrimoni?», le chiede furbetto, ma non è così: «Questi anelli sono tappe della mia vita, c’è la fede di mio padre, quella nuziale e l’altra per la nascita di mia figlia Claudia», risponde l’edicolante, che come “coperta di Linus” letteraria tiene in edicola nientepopodimenoche “Il conte di Montecristo” di Alexandre Dumas padre, che legge tra un Pokemon e una “Settimana enigmistica” - quella sì, davvero intramontabile - da vendere con un sorriso.

«Mi è sempre piaciuto leggere, e dal romanzo di Dumas non riesco a staccarmi, mi sono anche commossa per alcune pagine molto toccanti, lo preferisco ad “Anna Karenina”, che sinceramente mi stava un po’ antipatica, e a “Guerra e Pace” che ha momenti di noia. Rimpiango di non avere terminato la “Recherche” proustiana, ma è un libro che necessita di molta concentrazione e tranquillità. La mia prossima lettura sarà “La valle dell’Eden” di Steinbeck, ma a volte leggo più di un libro alla volta. Anche mia figlia Claudia, che studia al liceo artistico, ha passione, lei ora ha virato sul genere Fantasy. Mauro, che gioca a pallavolo, invece ha tre figlie, Alessandra che studia a Bologna, Giulia geometra e impiegata e Chiara, che dopo la maturità artistica lavora come commessa da un panettiere in attesa di trovare la sua strada».

La scritta bianca su fondo rosso “Vendesi” fa bella mostra accanto ai gadget di Halloween, ma chissà se Mauro e Francesca passeranno davvero la mano. «Finora nessuno si è fatto avanti per rilevare l’attività, e bisogna tenere conto che l’edicola andrà anche ristrutturata, con ulteriori costi», aggiunge Francesca. Che in tutti questi anni per fortuna non ha mai subito atti vandalici, furti o avances di malintenzionati, nonostante in inverno apra l’edicola con il buio: «In passato mi mettevano in imbarazzo i clienti che chiedevano le riviste pornografiche, poi sparite con l’avvento di internet. Però oggi assistiamo a un degrado inarrestabile, la mia edicola è continuamente presa per un orinatoio e il mattino devo pulire con un prodotto apposito e spruzzare del deodorante. E poi noto un sempre maggiore straniamento da parte della gente, figlio del chiudersi in sé stessi, caratteristico dei nostri tempi, e non curarsi degli altri. Ci sono persone che mi parlano come se io fossi lì davanti a loro mentre magari sono fuori dall’edicola a sistemare le vetrine posteriori. Sono tempi molto difficili».

Mario Chiodetti

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