Nel corso degli anni se ne era discusso a più riprese, ma ora l’ipotesi dovrebbe diventare realtà. Anche Busto Arsizio, come alcuni comuni del territorio, si accinge a introdurre la tassa di soggiorno. Se n’è parlato ieri (lunedì 26) durante una riunione di maggioranza dedicata al bilancio e, alla fine, non si sono sollevate voci contrarie da parte dei gruppi del centrodestra.
D’altra parte, nel tempo la possibilità era stata valutata positivamente da più esponenti di giunta che hanno o hanno avuto la delega a marketing o commercio.
Un paio di mesi fa, era stata Paola Magugliani (assessore civico nella prima amministrazione guidata dal sindaco Emanuele Antonelli) a rispolverare la proposta. Per la quale avevano espresso interesse o favore gli assessori Manuela Maffioli (Lega), Matteo Sabba (lista Antonelli) e pure il consigliere delegato al commercio di vicinato Paolo Geminiani (Fratelli d’Italia).
Ieri l’introduzione dell’imposta si è fatta più concreta. Si tratta, ricordiamolo, di un tributo locale che i visitatori devono pagare quando pernottano in una struttura ricettiva situata in un comune diverso da quello di residenza.
Il gettito di questa imposta, riscossa direttamente dai gestori di alberghi, Bed & breakfast, case vacanze, è destinato a finanziare interventi in materia di turismo (compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali).
L’ipotesi è di prevedere, per un massimo di quindici giorni, una tariffa media di circa due euro a notte, che potrebbe essere poco più alta per gli hotel 4 stelle (2,50 o 3 euro) e poco più bassa per quelli a due stelle (un euro o un euro e mezzo). Gli uffici comunali hanno presentato un paio di scenari; entrambi prevedono che per i Bed & breakfast la cifra richiesta sia di due euro. Il gettito annuale previsto, in base ai dati del 2025, potrebbe attestarsi poco sotto o poco sopra i 170mila euro.
L’introduzione della tassa di soggiorno dovrebbe quindi passare al vaglio del Consiglio comunale in occasione del voto dell’ultimo bilancio di previsione dell’era Antonelli.




