Diario di Bordo - 11 ottobre 2026, 08:01

DIARIO DI BORDO. Dal rugby al volante del suo autobus, Valentina: «Io, mamma e autista sulle strade che mi hanno vista crescere»

Valentina Virgili, trentasettenne di Brenno Useria, è una delle dieci conducenti donna in servizio in Autolinee Varesine: da due anni guida un Setra S415 di dodici metri lungo i tornanti tra Cavagnano e Cuasso ed è felice: «Amo la montagna e percorrere queste strade all’alba ammirando il monte Generoso è una bella emozione. A cosa penso durante il lavoro? A organizzare la giornata con i miei due bambini. Pregiudizi dei passeggeri? Mai, anzi mi rispettano e si confidano con me»

I detti comuni e gli stereotipi sulle donne guidatrici sono sempre stati numerosi e articolati, e purtroppo espressi in negativo. Da «donna al volante, pericolo costante» a «per essere una donna lo fai abbastanza bene», a «dove hai trovato la patente? Nel Dash?», fino a «donne e motori, gioie e dolori» l’uomo ha sempre visto la guida al femminile come una intrusione in un mondo riservato all’esibizione di cavalli e ormoni, sgommate e accelerate, e infrazioni da bulletti «che tanto non mi fa niente nessuno, al massimo pago la multa».

E invece donne autista crescono, se è vero che Autolinee Varesine ne conta dieci, un numero sempre piccolo su trecento conducenti complessivi, però in crescita, con un’età che va dai 25 ai 40 anni, una forte motivazione e una competenza acquisita in addestramento e sul campo. Per guidare un autobus occorre la patente D e poi la carta del conducente CQC che ne permette l’uso con i passeggeri, dopo di che un autista esperto fa un po’ di autoscuola prima del gran giorno del primo viaggio.

Le linee urbane varesine contano infatti su Jenny, Dajana e Madalina, il deposito extraurbano di Varese su Beatrice, Alina e Valentina, quello di Cunardo su Nunzia, Eleonora e Agata sono di stanza a Luino e Veronica, da un mese, a Bardello. L’antesignana delle donne autista è stata Cristina Catenazzi, da poco in pensione, anche impiegata e segretaria del deposito di Luino ex Baldioli, che saliva in Veddasca fin dagli anni ’90 e ha un figlio, Jonathan, e un marito pure autisti di bus.

Valentina Virgili, invece, trentasettenne di Brenno Useria mamma di un bimbo e una bimba, guida da due anni un Setra S415 LE business, un mezzo di fabbricazione tedesca di 12 metri largo 2,70, 80 persone a pieno carico, come fosse una Topolino elettrica, su e giù per le strade di Cuasso al Monte e Cavagnano, sulla linea V 146, tra tornanti e strettoie, mamme e papà invasati che corrono come a Monza, e qualche pisquano che parcheggia in curva nonostante i richiami.

Partiamo degli inizi: cosa l’ha spinta a diventare autista di pullman?
Innanzitutto amo guidare, e in famiglia lo faccio solo io. Prima conducevo il pullmino dei disabili ad Arcisate Solidale, dove ho lavorato per un po’. Poi ho risposto all’annuncio di Autolinee Varesine, ho fatto il corso e le patenti, e ho incominciato nel 2024 sulla linea di Azzate, piuttosto tranquilla. Per essere sicura del percorso, il giorno prima del debutto sono andata con la macchina a verificarlo metro per metro.

Quali sono gli orari delle sue corse?
Parto da Cavagnano alle 5,50 oppure alle 7,10, il viaggio dura circa 50 minuti. Nelle pause tra una corsa e l’altra, ritorno a casa ad accudire i miei due figli, Lisa di 8 e Guido di 4, ma qualche volta li porto con me in pullman. Loro stanno tranquilli, o riposano oppure sentono musica con le cuffiette».

Qualche passeggero ha fatto commenti sul fatto di vedere una donna alla guida di un mezzo pesante?
No, solo una signora mi disse: “Solo perché ha parlato non mi è sembrata un uomo”.

Che cosa pensa quando guida?
Penso all’organizzazione familiare, a far quadrare orari e impegni, faccio tre turni e per fortuna ho l’aiuto di mio marito Pietro, che lavora nel settore della plastica a Cassano Magnago.

Sono mai accaduti fatti spiacevoli durante i viaggi?
Qualche tensione tra i passeggeri magari un po’ alticci, ma mai nei miei confronti, anche perché so farmi rispettare. Con molti utenti ci si dà del tu, mi chiamano per nome, trasporto per lo più studenti e anziani che a volte si sfogano con me parlando di figli e nipoti. In genere viaggio tranquilla.

Atti vandalici?
I soliti ragazzini indisciplinati che scrivono sui sedili, appiccicano i chewing gum e fumano a bordo con le sigarette elettroniche. In inverno mi vendico aprendo il tetto del pullman e lasciandoli al freddo.

Lei è stata una giocatrice di rugby ad alto livello, cosa l’ha spinta verso questo sport rude e piuttosto maschile?
In precedenza, a Induno Olona, giocavo a calcio in porta, poi ho scelto il rugby perché amo gli sport di contatto, ho militato nell’Amatori Tradate e lì ho conosciuto mio marito che allora mi allenava. Sono poi passata al Monza in serie A vincendo anche uno scudetto nel 2013 e nel 2010 ho fatto due presenze in panchina in Nazionale in Galles e in Irlanda nel Torneo delle Sei Nazioni femminile. Il mio ruolo era quello di “apertura”, con il numero 10, la giocatrice che gestisce il pallone. Poi mi sono rotta la rotula cadendo in motorino e ho dovuto smettere sia di giocare sia di allenare.

Quali passioni ha fuori dal lavoro?
Amo moltissimo la montagna, pratico nordic walking, sci alpinismo e arrampicata, vado spesso nei boschi a camminare con i miei cani Kim e Lady, un boxer e una meticcia e ho una casa in Valle d’Aosta dove scappo appena posso. Arrampico anche nella nuova palestra di San Fermo.

Le piacerebbe cambiare linea?
Mah, forse non mi dispiacerebbe guidare lungo la linea Luino Val Veddasca, proprio perché amo la montagna. Però salire a Cuasso all’alba o scendere da Borgnana e vederti davanti il monte Generoso è sempre una bella emozione. Prima la mia linea arrivava fino al vecchio ospedale di Cuasso, ora si ferma a Cavagnana. Più volte ho incontrato sulla strada cervi e volpi, se riesco mi fermo a fotografarli e mando le immagini ai miei bambini.

Cambierebbe qualcosa nella sua giornata?
Sto benissimo così. A bordo mi porto un cambio completo, il kit per le pulizie, patatine e caramelle, e siccome devo fare anche i biglietti, mi dà un po’ fastidio dare i resti con la moneta, preferirei non ci fossero i contanti. Il viaggio Varese Cuasso costa 3 euro.

Che consiglio darebbe a una ragazza che volesse guidare gli autobus?
È un lavoro come un altro, l’importante è farsi scivolare le cose di dosso».

L’intervista è terminata e c’è spazio per qualche scatto con il Setra S415, parcheggiato in Piazzale Kennedy e a Valentina sovviene un ricordo legato all’adolescenza: «Sulla stessa linea, Luca, l’autista di allora, mi portava alla scuola, oggi sono io a farlo con i ragazzi delle elementari e medie, il ciclo si è compiuto».

Mario Chiodetti

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