Il Movimento 5 Stelle riparte dopo Nova, il percorso partecipativo promosso per costruire le priorità programmatiche in vista delle elezioni politiche.
Alla due giorni di Milano ha partecipato anche il deputato Antonio Ferrara, che in questa intervista si sofferma sul suo lavoro in Parlamento, sui mutamenti del Movimento e sulle prossime elezioni comunali. Per l'onorevole varesino, la strada da seguire nel capoluogo è la stessa percorsa nel 2021: dialogare e dare il proprio contributo a una coalizione progressista. Ma al Forum del centrosinistra che si riunirà nel fine settimana a Varese, il M5S non ci sarà.
Onorevole Ferrara, lei è entrato in Parlamento nel 2024, dopo la vittoria in Sardegna di Alessandra Todde. In precedenza non aveva avuto altri incarichi amministrativi. Com’è stato l’impatto con il Palazzo romano?
«All'inizio solo muovercisi dentro era un problema. Corridoi, piani, palazzi. Dopo qualche mese inizi a capire tutto, adesso non vado neanche in mezzo alla strada, passo attraverso i passaggi sotterranei di due o tre palazzi per andare al mio ufficio. È diventata una seconda casa e tutti sono super gentili, l’ambiente è bello, mi ci trovo bene».
Su quali temi si è concentrato maggiormente il suo impegno in questi due anni e mezzo?
«Sono arrivato a un punto che, sia nella mia commissione sia in Aula, seguo tutto. Ogni fine settimana faccio la mia “settimana politica” per l'esterno, ma nella realtà è per me. Lì centralizzo le varie situazioni.
Detto questo, sono sempre pronto a intervenire o se c'è da dare un supporto ai colleghi, se c'è un discorso di ostruzionismo.
Io mi occupo di attività produttive, energie e turismo. Due temi significativi sono stati l’economia dello spazio e l’intelligenza artificiale. Sono stato nel comitato dei nove per quanto riguarda l'economia dello spazio e quindi nel contesto della legge che ha fatto saltare il possibile accordo con Musk per i satelliti.
Per la legge sull'intelligenza artificiale, ci sono state circa 250 votazioni e io ho fatto il relatore di minoranza e ho potuto dare le direzioni al mio gruppo parlamentare in Aula.
E sono stato il primo in Parlamento a essere uscito su Beko, il 7 novembre 2024, e con un'interpellanza d'urgenza al ministro Urso il 15 novembre 2024».
È nel M5S da oltre dieci anni. Che cosa è rimasto del Movimento delle origini? Lo sente ancora “casa sua” come nel 2014, quando era un giovane attivista?
«Il movimento si è evoluto. L'ho seguito anche prima del 2014, ho poi mandato avanti io le cose durante il Covid a Varese. Ci sono stati dei problemi, un continuo ribollire e sono stato uno di quelli che a un certo punto ha detto “basta, facciamo un gruppo unico”, mentre prima ce n’erano due.
Abbiamo fatto delle piccole cose, siamo riusciti a candidarci nel 2021, quando sono stato capolista. L’unico obiettivo è sempre stato quello di tenere la bandiera del Movimento. Nel 2016 non ci siamo riusciti, nel 2021 invece sì.
E i valori sono sempre gli stessi. È cambiato che prima eravamo una forza di opposizione, adesso siamo una forza che si è data una struttura anche in Parlamento come gruppo.
I miei colleghi mi hanno raccontato la legislatura 2018-2022, con continue discussioni, perché c'erano più anime e più persone che la pensavano in modo diverso. Adesso tendenzialmente siamo in un gruppo che la pensa allo stesso modo. Ci possono essere delle sensibilità e io più volte mi sono trovato “in minoranza”, ad esempio ero l’unico a dire che l'accordo con il Mercosur sarebbe stata una cosa positiva, anche perché io mi occupo di Brasile in ambito di internazionalizzazione dal 2023».
Da esponente del Movimento di lungo corso, come ha vissuto la frattura col fondatore Beppe Grillo?
«Io sono tra quel 10-15% che ha azzeccato tutte le votazioni. Però in democrazia, anche se si sbaglia il voto, tu sei "dentro quelle scelte". Io ho votato contro il governo Draghi e il governo giallorosso, in quel momento due errori totali e madornali.
Abbiamo avuto diversi passaggi in cui ha deciso Di Maio, che poi ha fatto la scissione. Ci sono state scelte calate dall'alto. Hanno cambiato lo statuto nel 2019, hanno fatto l'apertura al terzo mandato con il mandato zero, poi rimodulato per il Comune. Ci sono state diverse cose che sono state subite.
Dopodiché, io sono un deputato con la mia autonomia. Sono stato io, ad esempio, a organizzare la conferenza stampa di Onorato (fondatore di Progetto Civico, ndr) alla Camera. Non ho partecipato, ma per me poteva essere un discorso interessante, in particolare se sarà Conte il nostro capo coalizione.
E penso soprattutto agli ultimi. Ad esempio, di recente mi sono interessato del caso di Spin Time a Roma».

E per quanto riguarda il nostro territorio?
«Mi son tenuto un po' fuori, essendo io quello che a livello nazionale è “pesante”. Nella realtà seguo tutto, parlo di tutto, le cose le ho dette, se poi non succedono è perché ci sono delle scelte che vengono fatte che magari io non condivido. Alla fine, penso che le cose dovrebbero essere quantificate. Non servono aggettivi, non basta parlare di crescita e di grandi risultati, ma occorrono risultati quantificabili».
E come sta per lei il Movimento 5 Stelle nella nostra provincia?
«Potrebbe essere molto di più, solo che non vengono raccolte tutte le forze presenti che potrebbero dare supporto. Tante forze in un modo o nell'altro non sono state coinvolte o non vengono coinvolte.
Visto che a Varese gli iscritti sono quasi una cinquantina, e superano in gran lunga i 30 necessari per poter fare un gruppo, mi sembrava naturale dover fare un gruppo di varesini.
A livello nazionale, Varese è un capoluogo di provincia e non decide per forza il gruppo territoriale autonomamente. Quindi vedremo quello che succederà. Se poi si insistesse ad andare avanti in certe direzioni, quantifichiamo il risultato e quantifichiamo se sarà stato un successo o no».
Quando torna a Varese, come la vede?
«Io privilegio la famiglia, mia moglie e i miei due figli di due e tre anni sono a Roma e do loro la massima presenza. Generalmente i passaggi a Varese li faccio partendo la mattina e tornando la sera a Roma.
Ci sono stati dei cambiamenti non positivi, ma non a Varese, in Italia. C'è stato un degrado a livello nazionale, sia in un discorso di povertà, sia sanitario, scolastico, anche a livello di immigrazione.
Non farei tanto un discorso sull’operato del sindaco, quanto un discorso nazionale. Quello che posso dire è che ogni volta che arrivo qua, penso che sulla viabilità qualcosa hanno toppato. Ad esempio viale Belforte: hanno fatto questa restrizione delle carreggiate, si sono formate delle code assurde quando invece prima si passava, c'erano le due corsie. Sono scelte che sono fatte in tutte le altre città dalle stesse forze, vedi a Bologna la zona 30 all'ora. Scelte in cui si privilegia il pedone, poi vedremo se il pedone andando a votare sarà quello che dirà "grazie e bravi". Però per quanto riguarda gli automobilisti è dura.
Per quanto riguarda la sicurezza, Varese ha subito un degrado. C'è questa mancanza di collegamenti delle culture, delle fasce di età, noi la pensiamo in un modo, i giovani di oggi la pensano in un altro, e poi ti trovi anche delle forze che arrivano qua in modo non chiaro. Io non sono contro l'immigrazione, perché io sono stato il primo a 19 anni ad andare a Londra, ma andavo a lavorare, a fare, a costruire. Adesso la gente si sposta, non guadagna più niente, non c'è più lavoro, quindi bisognerà capire come supportare. Da lì arriviamo alla mia proposta dei redditi universali pensando agli sviluppi futuri della IA.
Tornando a Varese, non so a chi si possa dare la colpa, perché se torniamo indietro di dieci anni, mi ricordo un certo immobilismo. Il vero punto è che è cambiata la società».
Nel corso dell’intervista, ecco passare il sindaco di Varese Davide Galimberti. Il primo cittadino e Ferrara non si sottraggono a una foto insieme
L’anno prossimo qui si vota. Che cosa dovrebbe fare il Movimento 5 Stelle?
«Io sono coordinatore del quartiere 8 e, tra le altre cose, abbiamo fatto un accordo quadro per riqualificare il quartiere con una spesa sui 250 mila euro. Se non ci saranno i risultati, sicuramente gli staremo sul collo per rispettare il protocollo che è stato firmato. Quindi, pur non avendo raggiunto nessun obiettivo in un discorso di elezioni quando ero capolista, in ogni caso ho fatto le mie cose. Per quanto riguarda il Movimento, come ho detto non voglio “schiacciare” nessuno, io ho le idee chiarissime».
Ce le dica.
«Quello che è successo nel percorso del 2021. Cos'è successo quando io ero capolista? Si è creata una coalizione, in questa coalizione abbiamo collaborato portando il nostro programma, l’abbiamo messo a disposizione, loro l'hanno inglobato, tant'è che i punti che noi avevamo nel programma, nel libretto di Galimberti c'erano. Il contributo è stato dato.
Ora, abbiamo una struttura con un coordinatore, un referente e logicamente il comune di Varese è però una cosa a sé che avrà anche influenza per quanto riguarda Roma. Non dico tutta la provincia, però il comune di Varese sì».
La sua idea è che si possa dialogare e dare il proprio contributo a una coalizione di centrosinistra progressista?
«La mia idea personale sì, senza dubbio. Facciamo due passi indietro: quando io ho fatto quello che ho fatto, non ho mai pensato di arrivare a Roma, non era quello l'obiettivo. E invece c'è tanta gente che ha solo quello come obiettivo. Le persone che entrano in un movimento, come prima cosa dovrebbero guardarsi allo specchio e chiedersi cosa vogliono e se questa cosa è coerente con i dettami del movimento. Non è l’io, è il noi che vince».
L’anno prossimo si vota anche a Busto e Gallarate, due Comuni grandi dove il Movimento ha sempre fatto piuttosto fatica. Perché?
«Torniamo sempre a un concetto di individualismo, è l'individualismo il vero male. Ognuno vuole arrivare, ma non c'è un discorso del noi. Spesso chi entra vuole essere lui ad arrivare, non il gruppo. Il vero segreto non è avere ambizioni, ma il voler fare, andare avanti, far crescere il gruppo».
A livello nazionale, come si pone nel dibattito su campo largo e primarie?
«Io seguo tendenzialmente quello che è il discorso del Movimento. Il campo largo è una mossa che sicuramente può creare problemi e allo stesso tempo può essere positivo. Positivo nei risultati, creare problemi nel malcontento. Io sono convinto che andrà meglio dell'ultima volta, quando ci avevamo dato per morti».
Lei è quindi favorevole al progetto del campo largo e allo strumento delle primarie?
«È secondario, primari sono i temi di cui abbiamo parlato a Nova. Primari sono i 20 punti, il discorso dei giovani, il fatto generazionale, il lavoro, il discorso delle armi. Ci sono questi temi? Allora parliamo di primarie e di campo largo. Noi abbiamo i nostri 20 punti, su cui abbiamo lavorato da aprile-maggio. Ho partecipato anch'io, concentrandomi sul tema dell'economia del tempo».




