Basket - 04 ottobre 2026, 20:39

Da Leopardi a Socrate passando per Scafati: Varese ha vinto, ma deve ancora costruirsi un’anima

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Vittoria di caratura, di rango: se togli la Longobardi probabilmente non finisce allo stesso modo... Tra accelerazioni, blackout e individualismi resta aperta la vera sfida: dare un’identità comune a una squadra costruita per non essere più una outsider. Ci riuscirà Kastritis? Lo proteggerà la società? Intanto teniamoci strette alcune cose...

I biancorossi festeggiano la vittoria a Scafati

I biancorossi festeggiano la vittoria a Scafati

Per Giacomo Leopardi, che nell’Infinito oltre la sua siepe non ci vedeva di certo il basket, l’anima “incomincia, e nasce evidentemente, e nasce appoco appoco”, disgiunta dal corpo, come se seguisse uno sviluppo autonomo.

Dante, allo stesso modo, sull’anima ci ha scritto un capolavoro, facendola viaggiare: Inferno, Purgatorio e Paradiso, ovvero smarrimento, caduta, purificazione e infine compimento.

Ne servono di chilometri, pensava il fiorentino…

Ma prima di loro c’era arrivato Socrate, greco come Ioannis Kastritis: l’anima va allenata, in un lavoro continuo, che non si esaurisce mai.

Il cantiere dell’anima. Lì dentro c’è la Pallacanestro Varese. Oggi. Troppo semplice fermarsi al punto di vista tecnico delle pesantissime assenze di McDowell-White e Della Valle: esse spiegano solo in parte l’incerto incedere biancorosso che oggi a Scafati ha sì trovato la vittoria ma non la pace. Se al posto della creatura di Piero Bucchi ci fosse stata una Treviso, una Reggio Emilia, una Roma (scegliete voi quale…), molto onestamente non sapremmo come sarebbe andata a finire: la Openjobmetis ha vinto di caratura, di rango, niente di più.

Ha vinto perché è una squadra più lunga, forte e completa di quella campana.

Ma è proprio qui che sta l’inghippo. Il non essere più “il penultimo budget della Serie A” (slogan imparato a memoria), il solito cacciatore indietro due giri rispetto alla lepre, l’outsider a cui un po’ tutto è permesso, rende ancora più impellente la costruzione di quel filo di fiducia, intenti comuni, fame e volontà che è un motore ben più potente della tecnica.

Oggi Varese ne è ancora sprovvista. Oggi Varese accelera e poi si impianta. Non c’è solo il basket di mezzo quando prendi un parziale di 21-6 da Scafati (non i Lakers) come è accaduto oggi nel secondo quarto: lì la Openjobmetis si disunisce, si (perdonateci se dopo la filosofia cadiamo nella borgata…) “sfancula” (Alviti con Hale, Nikolic con non abbiamo capito chi…), si smarrisce come collettivo per diventare un insieme di individualità.

La difesa è la prova del nove, perché pare per ora vivere dell’atteggiamento tipico dei gruppi pieni di individualità: se si segna e tutti toccano il pallone, bene, si difende; in caso contrario, nisba.

È tutto normale, è giusto così. Questa mancanza segna la strada: l’importante sarà percorrerla.

Ne è in grado Ioannis Kastritis? La società lo aiuterà e lo proteggerà in un compito che è ancora più difficile di quello tecnico? Sarà credibile il risultato?

Non diamo opinioni in merito per il momento: ci limitiamo a segnalare il perimetro. E ci teniamo stretto questo successo, i punti di Hale (che bestemmia criticarlo dopo la Virtus…), il coinvolgimento in attacco (almeno ogni tanto…) dei lunghi, le triple di Librizzi che profumano di casa, l’aver trovato infine un assetto dopo tutte quelle rotazioni fatte con il… tablet, come d’abitudine da qualche anno a questa parte, da Brase in poi.

Ci teniamo stretto chi ha un senso - Ikangi, Nikolic, persino Kamagate - e anche chi è ancora alieno (Roby, in parte Duke).

Sarà la formazione di un’anima comune a farli scendere sul nostro pianeta?

Fabio Gandini


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