Un viaggio nel tempo che riconcilia con la fatica e l'amore per la bicicletta immerso in un paesaggio senza eguali chiamato l'Eroica, una gara che è già leggenda e che domani proporrà la sua nuova edizione in provincia di Siena esaltando lo spirito più puro e tradizionale del ciclismo, tra strade bianche e abbigliamento d'antan.
Gli ingredienti e l'anima dell'evento, riportati alle nostre latitudini, sono questi. La maglia: bianca e nera ispirata alla storica Canottieri di Cerro, rivisitata e prodotta con tessuto storico che richiama i colori della frazione di Laveno; sul petto e sul pantaloncini comparirà la scritta "Cerro Lago Maggiore" in omaggio alla terra d'origine e alle proprie radici. La bici: una Legnano di fine Anni Sessanta verde. Le scarpette, ovviamente, storiche e i tatuaggi con il Panta, Rebellin, il nome della compagna Bea e dei figli. A spingere sui pedali ci sarà il nostro re del Cuvignone Martino Caliaro, alla seconda Eroica di domani, sabato 3 ottobre, insieme ad altri novemila "pazzi sognatori", da Gaiole in Chianti a Gaiole in Chianti su un circuito di 210 chilometri, 3.800 metri di dislivello e più di cento chilometri di strade bianche con amatori, ciclisti o ex ciclisti come Bettini, Visconti, Failli e tanti altri.
Dopo una prima esperienza nel 2025 durata 12 ore e 20 minuti, con partenza alle 5.15 del mattino e arrivo alle 18, quest'anno Martino vuole crescere: la partenza sarà alle 4.30 insieme allo zio e mentore Stefano Pozzi, l'obiettivo è arrivare tra i primi sul traguardo e abbassare il tempo dell'ottobre di un anno fa.
La preparazione è, ovviamente, in stile re del Cuvignone: andata e ritorno tutti i giorni dal lavoro, 110 chilometri da Ceresolo a Sant'Antonino in Canton Ticino, con partenza - per essere già in clima Eroica - alle 3.50 e arrivo alle 5.30. «Ormai in dogana mi riconoscono e al pomeriggio, quando torno, ci scambiamo un saluto tra persone di casa». Poi, ogni sabato e domenica, non poteva mancare la salita al Cuvignone con la bici da Eroica e rapporti durissimi, solo tre posteriori e il peso della bici davvero da ciclismo in bianco e nero (più di 13 chili).
Il premio? «Cercare e trovare sul traguardo lo sguardo di mamma Bea e della piccola Cloe, insieme a quelli dei miei genitori e dei miei zii. Corro per loro». Buon'avventura, re del Cuvignone.





