Come si dà una forma alla pace? Nell’arte pubblica essa può apparire come un’arma neutralizzata, una figura allegorica, una colomba, un globo, una vela o persino un giardino. Immagini diverse costruiscono un vocabolario condiviso: disarmo, riconciliazione, unità e speranza.
La collocazione conta quanto la forma. Davanti alle organizzazioni internazionali, nei porti o nelle piazze, queste opere dialogano con la storia dei luoghi. Dalla sede delle Nazioni Unite a New York a quella dell’UNESCO a Parigi, queste sculture diventate simboli internazionali di pace rendono visibile un ideale altrimenti astratto.
Tra le statue famose che simboleggiano la pace nel mondo figurano Non-Violence (The Knotted Gun) alle Nazioni Unite, il Peace Monument dell’ONU, Peace on Earth a Los Angeles, il Totem for Peace di Napoli, l’Edward VII Memorial (Peace Statue) di Brighton e il Tree of Peace legato all’UNESCO. Ognuna utilizza un linguaggio visivo diverso — dalle armi rese inoffensive alle colombe, dai rami d’ulivo agli alberi — per rappresentare non violenza, riconciliazione, dialogo e cooperazione tra i popoli.
Famose sculture che simboleggiano la pace nel mondo

Non-Violence (The Knotted Gun): un revolver che non può più sparare
Non-Violence (The Knotted Gun) è probabilmente l’immagine più diretta del gruppo. La scultura di Carl Fredrik Reuterswärd riproduce in bronzo, in dimensioni monumentali, un revolver calibro .45. Tamburo, grilletto e cane sono rappresentati con precisione, mentre la canna si incurva fino a chiudersi in un nodo. La pistola sembra ancora pronta all’uso, ma il nodo le sottrae la capacità di sparare. La violenza non viene nascosta: viene bloccata dall’interno.
Reuterswärd, artista svedese formatosi nell’ambiente parigino di Fernand Léger e poi docente all’Accademia di Belle Arti di Stoccolma, lavorò tra pittura, scultura e sperimentazione concettuale. Ideò l’opera dopo l’uccisione di John Lennon nel 1980. Una delle prime versioni fu donata dal Lussemburgo alle Nazioni Unite nel 1988 e collocata all’esterno del quartier generale di New York. L’invenzione ha permesso alla Knotted Gun di superare il riferimento a Lennon e diventare un simbolo internazionale della non violenza.
Peace Monument dell’ONU: la pace avanza a cavallo
Nel giardino della sede ONU si trova anche il Peace Monument di Antun Augustinčić, donato dalla Jugoslavia nel 1954. Al posto del tradizionale condottiero, il monumento equestre presenta una donna che guida un cavallo in movimento. La figura protende un ramo d’ulivo, che nella composizione appare quasi come il prolungamento del braccio, mentre con l’altra mano sostiene un globo. Il corpo dell’animale, la veste della figura e il gesto delle braccia producono una decisa spinta in avanti: la pace non è raffigurata come riposo, ma come forza capace di orientare il mondo.
La statua in bronzo, alta circa cinque metri, poggia su un basamento di marmo dell’isola croata di Brač. La verticalità del piedistallo e lo slancio del cavallo conferiscono alla figura un’autorità normalmente riservata al potere militare. Augustinčić, formatosi a Zagabria con Ivan Meštrović e poi a Parigi, fu uno dei principali scultori monumentali croati del XX secolo. Esperto di gruppi equestri e statuaria commemorativa, qui usa quel linguaggio solenne per celebrare non una vittoria bellica, ma la pace come guida collettiva.
Peace on Earth: una colomba sopra l’umanità
Più complessa è Peace on Earth di Jacques Lipchitz, commissionata nel 1966 e inaugurata al Music Center di Los Angeles nel 1969. Il bronzo, alto circa 8,8 metri, si sviluppa come una colonna di corpi intrecciati. Le figure che rappresentano l’umanità sostengono una grande forma simile a una lacrima, al cui interno appare la Madonna; più in alto una colomba discende verso la Terra come spirito di pace, mentre alla base si distinguono degli agnelli.
Da lontano l’opera appare come una massa scura e verticale. Avvicinandosi, la superficie rivela cavità, torsioni e membra che si fondono. La composizione richiede di individuare progressivamente le immagini dentro il bronzo: la pace nasce da una materia inquieta e da un’umanità letteralmente interdipendente.
Nato in Lituania in una famiglia ebraica, Lipchitz si trasferì a Parigi nel 1909 e divenne uno dei protagonisti della scultura cubista. Fuggì dalla Francia occupata dai nazisti e si stabilì negli Stati Uniti. Nelle opere mature abbandonò in parte la geometria più rigida del primo cubismo per forme organiche, drammatiche e spirituali: caratteristiche evidenti in questa scultura di dieci tonnellate.
Totem for Peace: una vela per la pace nel porto di Napoli
Il Totem for Peace (Totem della Pace) di Mario Molinari si innalza nel piazzale della Guardia Costiera, davanti alla Stazione Marittima di Napoli. L’opera, alta circa dodici metri e realizzata in acciaio corten, presenta una sagoma verticale e affusolata attraversata da un’ampia apertura curva. La forma richiama una vela tesa verso l’alto, simbolo del viaggio, del mare e dell’incontro tra popoli.
Nelle versioni originarie il rosso della vela evoca sia il sangue versato sia la rinascita, mentre il giallo e l’arancione rimandano all’alba e al tramonto. Nell’installazione napoletana prevale invece la superficie bruna e irregolare del corten, trasformata dagli agenti atmosferici. Il materiale conferisce all’opera un carattere più severo e memoriale, rafforzato dalla presenza, alla base, dell’Urna del Migrante Ignoto, realizzata anche con legno proveniente da imbarcazioni sequestrate agli scafisti.
L’opera di Napoli fa parte di un progetto più ampio. La Fondazione Mediterraneo, attraverso Michele Capasso, ha promosso il Totem come simbolo di dialogo e coesistenza nella rete delle “Città per la Pace”. Nel novembre 2010 il progetto fu presentato presso la sede dell’UNESCO a Parigi e, secondo la Fondazione, ricevette il sostegno degli ambasciatori presenti al forum. Non si trattò, tuttavia, della sua adozione come simbolo ufficiale dell’UNESCO.
Altre versioni sono state realizzate a Torino, Rutino e Pescasseroli, mentre nel 2010 un esemplare fu inaugurato nella sede della Camera dei rappresentanti del Marocco a Rabat. Più che repliche identiche, sono interpretazioni dello stesso segno artistico adattate a contesti differenti. Molinari, vicino al surrealismo torinese, concepiva infatti forme dai colori intensi destinate a entrare in relazione con gli spazi pubblici e con le persone.
Edward VII Memorial (Peace Statue): la Pace con le ali della Vittoria
L’Edward VII Memorial Monument, storicamente registrato come King Edward VII Peace Memorial Statue e comunemente chiamato Peace Statue, fu inaugurato nel 1912 sul confine tra Brighton e Hove. L’opera fu realizzata dallo scultore e medaglista britannico Newbury Abbot Trent.
Edoardo VII appare in un rilievo bronzeo sul piedistallo, mentre a dominare la composizione è una figura femminile alata in bronzo, allegoria della Pace modellata secondo l’iconografia classica della Vittoria. Avvolta in un panneggio mosso, la donna si erge su un globo, protende un ramo d’ulivo con la destra e regge con la sinistra un globo crucigero, simbolo di sovranità.
Alla base del globo, quattro figure simili a delfini trattengono festoni decorativi, richiamando l’identità marittima di Brighton. Il piedistallo in pietra presenta inoltre iscrizioni, gli stemmi di Brighton e Hove e la dedica al sovrano.
Edoardo VII era soprannominato “Peacemaker” soprattutto per il contributo della sua diplomazia personale al riavvicinamento tra Regno Unito e Francia. La sua visita di Stato a Parigi nel 1903 contribuì a migliorare l’opinione pubblica e preparò il clima politico per l’Entente Cordiale del 1904, l’accordo con cui i due governi superarono diverse rivalità coloniali.
Garden of Peace dell’UNESCO: quando la pace diventa un luogo
Nel Garden of Peace (Giardino della Pace) presso la sede UNESCO di Parigi non esiste una sola statua dominante. Isamu Noguchi organizzò pietre, acqua, ghiaia, vegetazione, piccoli ponti e variazioni di livello come parti di una sola scultura ambientale. Il visitatore non osserva semplicemente l’opera dall’esterno, ma entra nella sua sequenza di pieni e vuoti, superfici ruvide e zone di quiete. La pace viene tradotta in equilibrio, lentezza e attenzione.
Noguchi, nato a Los Angeles da padre giapponese e madre americana, attraversò i confini tra Oriente e Occidente, scultura, paesaggio, arredamento e scenografia. Per il giardino dell’UNESCO, progettato alla fine degli anni Cinquanta con il giardiniere Toemon Sano, scelse pietre in Giappone senza copiare un modello tradizionale. Costruì un ambiente moderno nel quale culture diverse potessero convivere senza perdere la propria identità.
La pace non ha una sola forma
Il significato di queste famose statue e sculture che simboleggiano la pace nel mondo non dipende soltanto da rami d’ulivo, globi, colombe o armi rese inoffensive, ma anche dai luoghi in cui sono esposte e dalle storie che rappresentano. Da Non-Violence al Peace Monument, dal Totem for Peace al Tree of Peace, le opere mostrano che non esiste un’unica immagine universale della pace. Ogni epoca e cultura torna a dare forma allo stesso bisogno umano attraverso simboli di non violenza, riconciliazione, dialogo e unità.
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