Un’operazione della polizia Provinciale di Varese ha portato alla scoperta di un episodio di bracconaggio ittico nelle acque italiane del Lago Maggiore.
Il nucleo di vigilanza ittico-venatoria, impegnato nel mese di agosto in una serie di controlli per contrastare la pesca illegale, ha individuato un cittadino svizzero che, approfittando dell’oscurità, effettuava attività di pesca con reti professionali senza essere in possesso di alcun titolo abilitativo per operare sul territorio italiano. Le acque del Lago Maggiore sono interessate dalla convenzione italo-svizzera che ne disciplina l’attività di pesca.
Dopo alcuni giorni di accertamenti, gli agenti della Polizia Provinciale sono intervenuti nella notte insieme all’unità navale dei Carabinieri del distaccamento di Luino. Il pescatore, 57 anni e originario del Canton Ticino, è stato sorpreso mentre recuperava le cosiddette reti “volanti”, strumenti utilizzati per imbrigliare rapidamente i pesci presenti nello specchio d’acqua.
L’utilizzo delle reti aveva consentito di catturare circa cinquanta esemplari, tra cui alcuni pregiati coregoni, per un valore stimato di circa mille euro. Le reti, lunghe complessivamente circa un chilometro e mezzo, erano state calate in un tratto di lago situato in territorio italiano, già interessato in passato da episodi analoghi.
L’uomo è stato bloccato a bordo di un potente motoscafo utilizzato per l’attività di pesca e deferito alla Procura della Repubblica di Varese, in quanto ritenuto responsabile di bracconaggio ittico, reato previsto e sanzionato dalla normativa di settore con arresto o ammenda.
Per assicurare le fonti di prova, gli agenti hanno proceduto al sequestro del pescato, delle reti utilizzate e dell’imbarcazione. Complessivamente sono stati sequestrati circa 10 chili di agoni e coregoni. Il provvedimento cautelare è stato successivamente convalidato dall’Autorità giudiziaria, che ha condiviso le ipotesi di reato formulate dalla polizia giudiziaria.








