Politica - 16 settembre 2026, 08:40

Le opere, la continuità, la riforma (bocciata). La Provincia di Varese nel racconto di sei presidenti

In occasione dell’avvicinamento al Centenario dell’istituzione di Villa Recalcati, alla Schiranna si è tenuto il confronto tra Ferrario, Reguzzoni, Galli, Vincenzi, Antonelli e Magrini

Le opere, la continuità, la riforma (bocciata). La Provincia di Varese nel racconto di sei presidenti

Il racconto della Provincia nelle parole di chi ha guidato l’ente negli ultimi trent’anni. Martedì sera, alla Fiera di Varese alla Schiranna, gli ultimi sei presidenti si sono confrontati intorno allo stesso tavolo, con tanto di maxi-torta celebrativa, in occasione dell’avvicinamento al Centenario dell’istituzione di Villa Recalcati che ricorre il prossimo anno.

All’incontro “VA che Presidenti!” hanno preso parte Massimo Ferrario, Marco Reguzzoni, Dario Galli, Gunnar Vincenzi, Emanuele Antonelli e l’attuale numero uno Marco Magrini. Protagonisti di stagioni politiche diverse, segnate da importanti trasformazioni istituzionali, a partire dallo spartiacque della riforma Delrio, che ha sancito la nascita dell’amministrazione di secondo livello.

Il dibattito, guidato dai giornalisti delle testate del territorio, è partito da Malpensa. «Solo un’idea quando nel 1993 Massimo Ferrario diventava presidente – ha ricordato Reguzzoni –. Oggi è la prima azienda del Varesotto con 28 mila dipendenti e un indotto quattro volte superiore. Per Malpensa vale ancora la pena combattere». Tanto che Magrini l’ha posta «al centro» del nuovo Piano territoriale di coordinamento provinciale che questa sera approda nell’assise di Villa Recalcati.

Le piste ciclabili – una delle diverse opere maturate quando la Provincia aveva un peso diverso – sono state utilizzate come simbolo del filo di continuità che collega le diverse amministrazioni succedutesi negli anni. Avviate da Ferrario con la ciclopedonale del Lago di Varese e completate dai successori. Eppure, ha rivelato lo stesso Ferrario, «all’inizio ero scettico. Ma all’inaugurazione del primo tratto dalla Schiranna c’era tantissima gente. Allora capii che l’unico a non averne compreso subito la portata ero io».
Un progetto proseguito con Galli, che ha posto l’accento su alcune delle eccellenze del territorio, come il campo di canottaggio della Schiranna: «È di livello olimpico, il più bello del mondo».

Tutti concordi nel bocciare la legge Delrio, sebbene Vincenzi, il primo presidente alla guida dell’ente di secondo livello, abbia ammesso che con la riforma «la Provincia si è avvicinata ai sindaci e alle amministrazioni, in particolare quelle più piccole». Con il contraltare, però, di una pesante riduzione di risorse e personale.
D’altra parte, ha ricordato Magrini, l’obiettivo di Renzi era eliminare questo ente, ma il progetto è naufragato insieme al referendum e le Province sono rimaste, senza però le possibilità del passato.

«Per me Delrio è un grande – ha ironizzato Antonelli –. Voleva vedere sei i parlamentari gli avrebbero votato la legge e l’hanno fatto». Antonelli ha anche contestato il racconto della continuità tra l’operato dei presidenti: «C’è stata solo tra coloro che avevano lo stesso colore politico», ha detto, rimarcando la differenza tra le proprie idee e quelle di chi chi lo ha preceduto (Vincenzi) e seguito (Magrini).

Riccardo Canetta


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