Un pallone a pentagoni neri, marca Valsport che molti di noi hanno calciato ragazzi, uno scudetto tricolore proprio sotto la scritta e un campione in maglietta blu e pantaloncini a righe che a piedi nudi accenna un tiro - guarda un po’, di destro - su un lungolago piuttosto sassoso. Il campione è Luigi Riva da Leggiuno, a quel tempo già “Rombo di Tuono” però rimasto fedele alle radici, agli amici d’infanzia, alle sorelle e al risotto col persico, nonostante sia diventato isolano, e il “continente” lo veda di rado.
Questo Riva, ancora “Luis”, apprendista falegname dal cognato, e imbianchino, pulitore di bottiglie di gazzosa alla Slimpa, tifoso di Eddy Merckx, nuotatore al Boscasch di Santa Caterina del Sasso e monello scatenato con la banda del Pin Pin, è quello che salta fuori con forza dalla copertina del libro “Rombo di lago – A Leggiuno dove è nato il mito di Gigi Riva” scritto da Claudio Ferretti e Matteo Fontana con la prefazione dei figli del leggendario numero 11, Nicola e Mauro, l’introduzione di Matteo Fontana e la “Lettera a un bambino che non ha mai visto giocare Gigi Riva” del nostro direttore, Andrea Confalonieri (presentazione venerdì 18 settembre alle ore 20,45 alla Sala consiliare del comune di Leggiuno, con i figli del campione in collegamento diretto).
Un libro che ci fa amare ancora di più un uomo schivo, resistente alle interviste e alle chiacchiere vuote, riservato ma con un fondo di spensieratezza, quella che ritrovava quando ritornava nella sua piccola patria leggiunese, a fare il bagno a lago, incontrare gli amici d’infanzia, oppure in famiglia, con la Fausta, la Lucia, i figli e i tanti nipoti.
Ferretti e Fontana hanno raccolto le interviste comparse su varie testate, tra cui la nostra, e fatto conoscere quella, inedita, che Ferretti fece a “Rombo di Tuono” di ritorno dai Mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica, mai pubblicata su sua precisa richiesta, e raccolto testimonianze di giocatori come Claudio Gentile, Giancarlo Antognoni o Giovanni Lodetti, fino a Sandro Camba, uomo di fiducia del bomber, e al compagno di squadra Beppe Tomasini. E poi il Riva frequentatore dell’Albergo Riva (nessuna parentela) assieme ai compagni del Cagliari, il suo rapporto con i giornalisti, i premi ricevuti e la Leggiuno dei ricordi e delle rimpatriate.
«L’idea del libro è nata alla scomparsa di Gigi, nel gennaio 2024. Avevamo parecchio materiale su di lui in archivio e ci sembrava giusto riunirlo e metterlo a disposizione di futuri lettori, rimarcando la figura di Riva uomo, leggiunese, legato ancora al suo lago e agli amici di sempre. In accordo con i figli, soprattutto con Nicola, che aveva in mente di pubblicare un volume simile, siamo partiti per questa avventura», dice Matteo Fontana.
Qual è stato l’aspetto di Riva che più vi ha colpito durante la ricerca del materiale e la scrittura del libro?
«Per me due cose: la prima, l’umanità della persona affiorata completamente nell’ultima intervista che gli feci, due giorni prima che morisse, mi parlò come non aveva mai fatto. La seconda è come si aprì con me nel 2010, quando lo intervistai di ritorno dai Mondiali in Sudafrica. Mi chiese poi di non pubblicare l’intervista per non far torto ad altri amici giornalisti a cui non l’aveva concessa», ricorda Claudio Ferretti.
«A me ha colpito molto la poesia che Gigi donò per Natale all’“Informatore” del comune di Leggiuno. Contiene una vena romantica e, non a caso, l’ha scritta in dialetto, come per rinsaldare un legame mai spezzato con la sua gente e la sua terra. Poi l’amore per la cucina locale, la polenta e il pesce di lago», aggiunge Fontana.
A chi si rivolge questo libro, che racconta il “nostro” Gigi Riva?
«Non vi troverete il Riva bomber, il “cagliaritano”, per cui il nostro volume è perfetto per tutti i laghée come lui, per i varesotti ma anche per gli italiani, perché Gigi è stato un grande italiano», afferma Matteo.
Claudio Ferretti è stato un amico di lunga data di “Rombo di Tuono” o, a questo punto, “di Lago”, e suo intervistatore molte volte. Quando e come lo hai conosciuto?
«Capitò circa 40 anni fa, dovevo scrivere una tesina per l’Ordine dei giornalisti e naturalmente essendo di Leggiuno mi chiesero di farla su Gigi Riva. Mia madre era amica di sua sorella Fausta, così andai a casa loro a suonare il campanello, il “Luis” uscì e io gli chiesi di parlarmi di lui, al che mi rispose un po’ sgarbatamente: “C’è il libro di Boldrini, copia da lì”. Ci rimasi male. Però gli feci avere la tesina tramite la sorella, lui mi scrisse: “Sei bravo, mi piacerebbe conoscerti”. Chiudo con un altro ricordo: in occasione del compleanno di Gigi, il 7 novembre del 2023 intervistai la nipote Virginia, figlia maggiore di Nicola, che parlò del nonno ragazzino, quando giocava a piedi nudi al campo di San Primo dopo aver detto le preghiere da don Piero, e del suo rapporto personale con lui. Riva, letta l’intervista, mi telefonò, lo faceva sempre di notte, dicendomi in dialetto, lingua che usava sempre con me: “Te me fai piang”».





