Basket - 12 settembre 2026, 15:22

Varese è la Città della Pallacanestro: ora c’è anche un simbolo nel suo cuore a dirlo per sempre

Il Basket Siamo Noi celebra i suoi dieci anni regalando a Varese la scultura di Pietro Scampini, inaugurata ai Giardini Estensi accanto a quelle dedicate a ciclismo e canottaggio. Argieri: «Un segnale fortissimo di identità». Malerba: «Qui la passione per il basket è qualcosa di raro e unico»

Quanta gloria c’è in questa Varese che si identifica nello sport

La gloria del ciclismo, inno plastico che nobilita le salite, il sacrificio e una storia che in queste lande ondulate parte dai miti Ganna e Binda e arriva fino a Garzelli e Ivan Basso. E la gloria del canottaggio, altra fatica che corre non su strade ma sull’acqua, del nostro lago - il più bello del mondo se usi i remi - o ovunque ci sia un cuore che batte a ritmo di vogata.

Però, senza offendere nessuno, questa è soprattutto la Città della Pallacanestro. E della Pallacanestro Varese. E di un popolo che da ottantuno lunghi anni si è stretto anima e corpo a una progenie di campioni che ha portato il nome di Varese in cima al mondo, facendo un patto: amare per sempre questi colori, nella buona e nella cattiva sorte.

Solo qui poteva nascere un’associazione che ha fatto di questa promessa, di questo orgoglio, di questa osmosi, di questa carta d’identità, una denominazione che tutto racconta: “Il Basket Siamo Noi”. E solo Il Basket Siamo Noi poteva ovviare - con l’abnegazione e la fantasia che contraddistingue chi lo anima - a una piccola, grande mancanza. Formale. Ma molto spesso la forma è sostanza.

Sostanza del cuore.

È così che stamane, nel perimetro del cortile d’onore dei Giardini Estensi, insieme alle “statue” che a tutti ricordano la città del ciclismo e la città del canottaggio, ha preso posto anche una scultura che consacra il legame eterno tra Varese e il suo sport d’elezione: si tratta di un regalo del Trust di Pallacanestro Varese in occasione dei 10 anni della sua fondazione, realizzato in collaborazione con l’artista Pietro Scampini, la cui mano ha interpretato e riprodotto alla perfezione la verticalità del volo verso un canestro.

A completare il tutto una frase: “Il Basket Siamo Noi, in occasione del suo decennale, celebra la storia della Pallacanestro Varese e la straordinaria tradizione cestistica della città”.

C’è poco altro da aggiungere. Se non che l’inaugurazione è stata un bouquet di emozioni allietate dalla chitarra di Lorenzo Bertocchini e dal sax di Charlie Yelverton (e di chi, se no?), ma anche da tante parole che hanno scavato dentro: «Oggi scopriamo un simbolo che va oltre la squadra e la società e diventa un segnale fortissimo di identità - ha detto il presidente del BSN Umberto Argieri - Ed è questa la cosa più importante: fare in modo che questa identità sia presente nel cuore della città, in questo meraviglioso palcoscenico, attraverso un simbolo che rappresenta Varese, il basket e tutto ciò che c’è dietro e dentro questa storia. Una storia fatta di magnifiche vittorie, ma dietro quei trofei ci sono soprattutto le persone: giocatori, allenatori, tifosi e tre generazioni di varesini che hanno contribuito a costruire questa fantastica storia».

Il sindaco Davide Galimberti ha voluto ringraziare «gli straordinari ragazzi che hanno costituito Il Basket Siamo Noi»: «Se nel Giardino d’Onore, forse il luogo più fotografato della città, trova spazio una presenza così significativa delle discipline sportive, e soprattutto se questa inaugurazione avviene praticamente all’indomani dell’adozione del nuovo strumento urbanistico della città, è un segnale molto chiaro - ha poi spiegato - I pianificatori che hanno lavorato al PGT, tra i più importanti d’Europa, hanno individuato nello sport un elemento centrale. Non lo fanno per tutte le città: lo hanno fatto qui perché a Varese esistono una cultura, una tradizione e un attaccamento allo sport in generale, ma soprattutto al basket. È il segno distintivo di un territorio e indica dove questa città, questo territorio e questa provincia vogliono andare, sia per il benessere complessivo sia per il proprio posizionamento. Siamo quindi molto contenti di inaugurare un ulteriore simbolo di ciò che Varese rappresenta nel circuito mondiale del basket e, soprattutto, di ciò che il basket rappresenta per la città di Varese. Siamo davvero molto grati a Toto Bulgheroni, che personifica questo simbolo, ma anche a tutti gli appassionati e a coloro che si impegnano affinché questi valori positivi attecchiscano sempre di più nei giovanissimi. Il fatto che questa mattina siano presenti tanti giovanissimi sportivi rende ancora più evidente tutto questo».

A fargli eco l’assessore allo Sport Stefano Malerba: «Due cose velocissime. La prima parte da ieri, quando si è parlato della nuova training facility al Campus: credo che un ringraziamento vada a chi come Toto Bulgheroni, insieme ai propri figli, sta sognando e dando a Varese la possibilità di avere qualcosa di meraviglioso. Il secondo ringraziamento va a Il Basket Siamo Noi, innanzitutto per aver donato questa scultura, ma soprattutto per tutto il lavoro che porta avanti per tenere viva la memoria del basket in questa città. Pensiamo ai campetti che hanno sistemato, alla Basket School Cup, che porta cinquemila persone al palazzetto per le finali, e oggi a questa iniziativa. Per costruire una squadra importante serve chi ci mette testa e cuore, ma serve anche chi tiene viva la memoria. E loro sono dei fuochisti meravigliosi nel coltivare la passione per il basket di questa città, che è qualcosa di raro e unico».

Infine Toto Bulgheroni: «Sono socio de Il Basket Siamo Noi da dieci anni e questo mi fa molto piacere - ha dichiarato il presidente di Pallacanestro Varese - L’ho visto crescere e diventare una costola importante della Pallacanestro Varese e dei progetti che stiamo portando avanti. Non posso quindi fare altro che ringraziarvi, sostenervi dove è possibile e augurare alla Pallacanestro Varese e a tutti voi i migliori successi».

F. Gan.


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