Riceviamo e pubblichiamo la nota del sindaco di Brenta Gianpietro Ballardin sulle prospettive del nostro territorio:
Se leggiamo con attenzione il rapporto annuale 2026 dell’Istat, tra le tante cose interessanti questo ci dice che: al primo gennaio 2026 in Italia la popolazione residente è scesa a 58,9 milioni di persone, oltre un milione in meno rispetto a dieci anni fa. Nel 2025 sono nati appena 355 mila bambini, con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Secondo l’Istat, tra le cause principali che hanno determinato un calo della natalità ci sono l’incertezza economica e lavorativa, che frena soprattutto le giovani generazioni. Già nel febbraio dell’anno 2025 evidenziavo in un articolo quanto anche il dato nel territorio della Comunità Montana Valli del Verbano fosse preoccupante.
Il tasso di natalità si è ridotto notevolmente nella maternità dell’ospedale Causa Pia Luvini di Cittiglio del 16% in meno, (molto di più rispetto la media nazionale), in quanto le nascite sono passate da 533 bambini nati nell’anno 2022, di cui 53 stranieri, ai 446 dell’anno 2025, di cui 53 stranieri con una tendenza ad un ulteriore decrescita nel 2026.
L’evoluzione demografica nel nostro paese, ed in specifico con preoccupante dato nel nostro territorio, ci sta presentando il conto e questo elemento comincia ad incidere in ogni ambito della società dal lavoro: i giovani se ne vanno perché in questo territorio non trovano occupazione, alla scuola con la chiusura di alcune classi per mancanza di alunni, alla sanità con la difficoltà ad accedere ai servizi pubblici se non attraverso lunghe liste di attesa. Tutto questo rischia di creare una preoccupante incidenza sulla prospettiva di sviluppo.
È necessario, lo dico con motivata apprensione, che la classe amministrativa territoriale comprenda le implicazioni di un declino demografico così marcato e che dovrebbe preoccupare tutti noi per i suoi effetti, specie sulla condizione di un ricambio generazionale, mettendo al centro di ogni ragionamento collettivo l’avvio di un dibattito serio, concreto, di rapida operatività, capace di mettere in moto lo sviluppo di politiche territoriali utili alla soluzione di condizioni di lavoro capaci di creare occasioni di permanenza e di garantire opportunità per le nuove generazioni.
Non da ultimo ci dobbiamo porre anche la domanda: Chi pagherà le future pensioni ha fronte di versamenti già oggi ritenuti insufficienti? In questo contesto bisogna oltremodo considerare che nel nostro territorio la popolazione diventa sempre più anziana con un aumento della dipendenza economica, in caso di ricovero presso le RSA a carico dei comuni e di tutta la collettività in quanto i figli spesso non riescono a compensare il costo delle rette. Molti giovani lasciano l’Italia a causa dei bassi salari, della mancanza di meritocrazia della scarsa fiducia nel futuro economico del paese.
Oggi, (dicevo in quell’articolo pubblicato nel 2025 e lo rimarco), sempre di più i nostri giovani sono in fuga dalla provincia: non dal mezzogiorno, non da zone povere o disagiate come accadeva in passato, ma per quanto ci riguarda dal territorio della Comunità Montana Valli del Verbano.
Spesso i nostri giovani abbandonano le nostre valli non per sopravvivenza, “non per mettere pranzo e cena in tavola, come era per i nostri genitori una volta, tutti i giorni”, ma per trovare un lavoro che li renda appagati, soddisfatti o che almeno consenta loro di mettere in pratica quanto hanno studiato, ricercando anche in termini di reddito un’attuabilità in questi luoghi.
Molti pensano, in questo contesto, che si debba investire in politiche familiari come ad esempio gli asili nido, cosa che alcuni di noi riescono a costruire accedendo ad appositi contributi che consentono di attivare queste condizioni quali elementi necessari se vogliamo dare supporto alle esigenze delle nuove famiglie.
Questi luoghi poi però si scontrano con la realtà dei fatti in quanto una retta mensile mediamente supera abbondantemente i 700 euro e non tutti, considerando la precarietà, i costi del vivere quotidiano e i bassi salari oggi percepiti, possono permettersi una simile spesa che i comuni, per le scarse risorse disponibili o dedicate prevalentemente alla socialità, possono mettere a supporto delle coppie per una riduzione congrua di costi.
La questione economica è una delle condizioni più rilevanti.
Le giovani coppie sono spesso colpite, come dicevo prima, da una precarietà lavorativa, vivono per questa condizione un accesso limitato al mercato immobiliare, non possono garantire l’affidabilità alla concessione di un mutuo e non riescono a sopportare i costi elevati necessari per l’educazione dei figli. Questi fattori diventano spesso gli elementi che inducono molte coppie a posticipare la decisione di avere figli o addirittura a rinunciarvi. Ognuno deve, nel limite delle proprie possibilità, nella giusta considerazione dei ruoli, fare la sua parte.
Alle amministrazioni locali di questo territorio spetta il compito e il dovere di costruire una politica amministrativa che, prescindendo dalle logiche di appartenenza o dalle singole realtà locali lacuali, montane o collinari, sappia definire una strategia di crescita che nel medio e lungo periodo possa invertire questa tendenza che si evidenza con la decrescita e l’invecchiamento territoriale. Questo ritengo debba essere la prima priorità del territorio della Comunità Montana Valli del Verbano.
Se riusciremo a concentrare i nostri sforzi su queste importanti tematiche nel tempo potremmo gettare le basi per ridurre questa preoccupante condizione che si manifesta con il calo delle nascite nel presidio ospedaliero di Cittiglio, e attraverso la crescita di nuove condizioni di lavoro, la riduzione della preoccupante separazione dei giovani dal nostro territorio.
Una classe amministrativa capace si deve porre il problema di governare i processi nel manifestarsi di tutte le sue condizioni siano esse di necessità che di prospettiva.
Non ci possiamo permettere di subire queste e altre condizioni che incidono a decrescita della permanenza territoriale, dobbiamo urgentemente e collettivamente agire, altrimenti avremo la responsabilità di non aver svolto con capacità il nostro ruolo, che non si limita alla sola visione di una singola realtà, ma alla capacità collettiva di preservare e mettere in atto politiche amministrative in grado di dare un futuro alla gente che vogliamo rappresentare e al territorio che nelle sue bellissime e variegate realtà tutti noi abbiamo l’onore di amministrare.
Il Sindaco del comune di Brenta
Gianpietro Ballardin




