Mandare avanti un allevamento oggi significa saper coniugare una dedizione totale e senza sosta con la capacità di far fronte a un contesto economico e normativo sempre più complesso.
A offrire una prospettiva diretta sulla situazione del comparto lattiero-caseario della provincia di Varese è Elisa Mottarelli, che porta avanti l'attività di famiglia a Induno Olona insieme al padre Marco e alla sorella Serena. Con una storia che affonda le radici nel secolo scorso e un'attenzione quotidiana focalizzata sul benessere animale e sulla produzione di latte alimentare conferito a Granarolo, l'azienda rappresenta uno spaccato autentico della zootecnia varesina.
Dalle parole dell'allevatrice emerge con chiarezza quanto la passione sia il motore imprescindibile di un mestiere faticoso e totalizzante: «Gli animali ci sono tutti i giorni, non ci sono vacanze», spiega Elisa, evidenziando che «se non hai passione, dedizione e soprattutto costanza, non riesci a coltivare un lavoro così forte».
La gestione di una stalla moderna con centinaia di capi e decine di ettari di terreni coltivati a seminativo e prato richiede cure costanti sette giorni su sette, senza lasciare spazio all'improvvisazione. Questo impegno si scontra tuttavia con una percezione spesso distorta all'esterno, dove l'attività agricola fatica a essere pienamente compresa nei suoi reali sacrifici quotidiani, rischiando di essere associata a stereotipi lontani dalla realtà produttiva.
A rendere la gestione aziendale ancora più complessa interviene il fattore burocratico. Se i controlli rigorosi e la tracciabilità rappresentano giustamente un pilastro a garanzia della sicurezza alimentare per i consumatori, l'accumulo costante di adempimenti amministrativi, tecnici e igienici sta diventando un peso insostenibile. Come evidenziato dal vissuto aziendale, l'obbligo di far fronte a una mole crescente di scartoffie e a corsi di formazione onerosi, come ad esempio quelli imposti per il benessere animale, sottrae tempo prezioso al lavoro operativo e alla cura diretta dell'azienda.
Sul fronte territoriale, infine, l'esperienza della famiglia Mottarelli a Induno Olona evidenzia la difficoltà di custodire e preservare gli spazi verdi e agricoli a fronte di un'espansione urbanistica che negli anni ha progressivamente ridotto i terreni disponibili nella provincia di Varese. Come sottolinea l'allevatrice, «la terra è importante, è importante per alimentare i nostri animali e per portare cibo in tavola, ma è importante anche per custodire un territorio».
Difendere i luoghi della produzione locale significa dunque preservare la base indispensabile per alimentare il bestiame e garantire una filiera corta e tracciata, confermando il valore insostituibile dell'impresa agricola come presidio economico e ambientale.
«Quello lattiero caseario è un comparto importante per la provincia di Varese – commenta il presidente di Confagricoltura Varese Giacomo Brusa – e centrale è il tema del prezzo del latte alla stalla sul quale occorre trovare strategie in vista del rinnovo delle trattative del prossimo anno». Al 31 agosto, il latte spot è arrivato, nelle piazze dei mercati di Milano e Verona, ad una quotazione tra i 47 e i 50 centesimi al litro quando a marzo aveva toccato il picco minimo di 21,6 centesimi. Sulle quotazioni dello spot incidono certamente le condizioni meteo climatiche in particolare le elevatissimo temperature e la siccità.
«E’ fondamentale per ottenere una quotazione corretta – continua Brusa – effettuare un rilevamento organico per arrivare ad un’analisi obiettiva e precisa dell’andamento del mercato così come l’individuazione di una struttura di riferimento per un obiettivo rilevamento dei costi di produzione. Solo così si può definire in modo equo e giusto il prezzo del latte alla stalla».
«I costi di produzione devono solo rappresentare un minimo sotto il quale non scendere – conclude Brusa - altrimenti il rischio concreto è che si trasformi anche nel prezzo massimo. Bisogna aggiungere il concetto di valorizzazione del prodotto, specialmente se realizzato solo con latte italiano; le produzioni Dop devono fare da traino e "supportare” l’intero settore».




