Due ispettori della Polizia Penitenziaria sono stati aggrediti ieri mattina, 7 settembre, nella Casa Circondariale di Busto Arsizio. Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), a colpire gli operatori sarebbe stato un giovane detenuto di origine magrebina che, per cause ancora in corso di accertamento, avrebbe impugnato una lama artigianale, colpendo i due poliziotti con fendenti e calci.
I due ispettori sono stati accompagnati al pronto soccorso cittadino per le cure e gli accertamenti del caso e, successivamente, sono stati dimessi con una prognosi di quattro giorni. A dare notizia dell'accaduto è il SAPPE, che esprime solidarietà ai due poliziotti e torna a richiamare l'attenzione sulle condizioni di sicurezza del personale che opera negli istituti penitenziari (LEGGI QUI).
«Non possiamo accettare che aggressioni, minacce e violenze contro la Polizia Penitenziaria diventino la quotidianità del lavoro penitenziario - dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE -. Quello di Busto Arsizio è un episodio particolarmente grave perché, secondo la ricostruzione fornita, sarebbe stata utilizzata una lama artigianale, a conferma di quanto possa essere concreto e imprevedibile il pericolo che gli operatori devono affrontare ogni giorno. La Polizia Penitenziaria non può continuare a svolgere il proprio delicatissimo compito con strumenti insufficienti e senza adeguate dotazioni di autotutela».
«È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti - prosegue Capece -. Occorre intervenire immediatamente sugli organici, sull'organizzazione del lavoro e, soprattutto, sulle dotazioni individuali del personale. I poliziotti penitenziari devono essere messi nelle condizioni di poter fronteggiare situazioni di pericolo con strumenti adeguati, moderni ed efficaci, in grado di tutelarne l'incolumità fisica. Non è più rinviabile una strategia nazionale per la sicurezza del Corpo».
Sulla vicenda interviene anche Alfonso Greco, segretario nazionale del SAPPE per la Lombardia: «A Busto Arsizio abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione di quanto possa essere rischioso lavorare quotidianamente nelle carceri. Due ispettori sono stati aggrediti da un detenuto che, secondo quanto riferito, era in possesso di una lama artigianale e soltanto la professionalità e la prontezza degli operatori hanno consentito di contenere una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi».
«Da tempo denunciamo - aggiunge Greco - le difficoltà operative e le condizioni di lavoro del personale penitenziario. Non possiamo pensare di garantire sicurezza all'interno degli istituti se chi quella sicurezza deve assicurare è privo di strumenti adeguati per intervenire e tutelarsi. Chiediamo quindi che l'Amministrazione penitenziaria e il Ministero della Giustizia intervengano con urgenza, assicurando dotazioni di sicurezza, strumenti di autotutela e adeguati dispositivi di protezione individuale, oltre a un concreto rafforzamento degli organici».
Il SAPPE chiede inoltre che siano rapidamente accertate tutte le circostanze dell'accaduto e che, qualora emergano responsabilità, nei confronti del detenuto vengano adottati i provvedimenti previsti dall'ordinamento, valutando anche le necessarie misure per prevenire il ripetersi di episodi analoghi.
«La sicurezza dei detenuti non può essere disgiunta dalla sicurezza di chi lavora in carcere - concludono Capece e Greco -. Il personale della Polizia Penitenziaria garantisce ogni giorno ordine, sicurezza e legalità all'interno degli istituti. Lo fa troppo spesso mettendo a rischio la propria integrità fisica. Alle istituzioni chiediamo una risposta immediata: meno proclami e più strumenti concreti per proteggere i poliziotti penitenziari».
Il SAPPE rivolge infine ai due ispettori feriti gli auguri di pronta e completa guarigione, esprimendo loro la vicinanza dell'intera organizzazione sindacale.




