Una palestra piena da scoppiare: fischi, cori, sfottò, sfide a chi grida di più (e anche qui, spiace, poca storia…), colore, tensione (ma di quella ben dentro i limiti).
Non ci ricordavamo più come fosse vivere un derby tra Cantù e Varese con i tifosi di entrambe le squadre presenti, e il PalaScieghi di Sondrio ce lo ha piacevolmente ricordato.
Poi quello che conta è vincerli, i derby, anche quelli che non valgono nulla.
Cantù stuzzica la vena di Varese, mettendo sul parquet una foga e una fisicità degne di una partita vera, e i biancorossi ci mettono un po’ a entrare nel mood giusto dopo la scampagnata di ieri con una Trieste ridotta ai minimi termini. Quando però anche Alviti e compagni ritornano in bolla con l’aggressività e l’attenzione, beh… game over. Classe, personalità, panchina lunga: finisce 89-68.
E finisce con 300, forse addirittura 400, varesini in giubilo nel venerare Amedeo Della Valle, autore di un’altra prestazione di impatto mordente sui destini collettivi di compagni e avversari: stavolta il tachimetro dice 21 punti e 5 assist in giusto 20 minuti quasi tondi. Ma un conto è avere davanti una squadra non squadra, un contò è un’Acqua San Bernardo infarcita di peso e garra e trascinata da punte non banali come Christon, Flagg e Grazulis.
Di questo ennesimo banco di prova ci portiamo volentieri a casa, molto più del risultato, la capacità della squadra di Ioannis Kastritis e dei suoi singoli di crescere all’interno del match. Il concetto vale per la difesa (15 punti in 5 minuti, poi 53 in 30), capace di stritolare alla lunga le velleità brianzole e di mettere in ritmo un attacco poi guidato dalle stelle, e per i rimbalzi, con tutti gli effettivi varesini impegnati a ridurre un gap che all’inizio era stato sensibile. E vale per i singoli, infine, vedi per esempio Alviti, che come un novello e intelligente Maometto è andato alla partita quando la partita non è andata da lui, anche magari facendo cose che mai gli avevamo visto fare (tipo tagliare in lunetta e prendere la palla spalle a canestro).
L’ala di Alatri entra anche in un altro concetto, che riguarda la coesistenza tra lui, Hunter Hale e ADV. Le tre punte dei sogni biancorossi sono - oggi come oggi e inevitabilmente - stelle che devono ancora diventare costellazione, solisti che devono ancora abitare il palco come una band, pianeti che devono trovare la stessa orbita, ballerini che conoscono i passi - e ballano come dei Roberto Bolle con le scarpe della Nike - ma non ancora il partner.
Diamo loro tempo. È in questo tempo che si farà Varese.
P.S: diamo tempo anche a Kamagate, il più indietro per una Openjobmetis che oggi ha fatto senza anche di McDowell-White oltre che di Librizzi e Roby: finché c’è il prof Renfro, noi siamo tranquilli.
IL TABELLINO
OPENJOBMETIS VARESE – ACQUA S. BERNARDO CANTU’ 89-68
(25-23, 41-36; 61-51)
VARESE: Hale 16 (4-4, 2-11), Duke 4 (1-3, 0-3), Alviti 13 (1-3, 3-7), Nikolic 8 (3-3, 0-2), Renfro 8 (4-5); Villa ne, Della Valle 21 (1-3, 5-15) Kamagate, Kangur 2 (1-1), Ladurner 1 (0-1), Ikangi 4 (2-2, 0-2), Prato 4 (2-2), Modanese 3 (1-1 da 3), Risi 5 (1-1, 1-1), Basualdo. All. Kastritis.
CANTU’: Gravett 12, Christon 2, Flagg 15, Miles 8, Molteni, Brown 6; Moraschini 3, Ventura 5, Grazulis 15, Udom 3. Ne; Pavese. All. Vitucci.
LA CRONACA
1°quarto
Varese parte con Hale, Duke, Alviti, Nikolic e Renfro. I primi applausi - canturini - sono tutti per Garrett, indiavolato da oltre l’arco. Con lui l’Acqua San Bernardo vola 4-9, mentre nelle fila varesine si apprezza soprattutto l’abnegazione di Duke su Chrinston. L’avvento di Della Valle sposta gli equilibri - tre pregevoli giocate consecutive per l’11-10 del 5 - ma i brianzoli restano sopra grazie alla tripla di Miles (11-15). Ma ADV non ha ancora finito, ovviamente, e con la cooperazione di Ikangi e Nikolic riporta avanti la Openjobmetis, nonostante la caterva di liberi (ben 14 in 10 minuti) concessa a Cantù. E così è anche al 10’ grazie allo zampino - indovinate di chi? - dell’ex Brescia. Prima sirena: 25-23 prealpino. Per Della Valle sono già 13.
2° quarto
Nikolic ed Hale ribadiscono il primato varesino, frutto anche di una difesa che alza i giri dopo i 15 punti subiti nei primi 5’. Poco dopo, però, i biancorossi sembrano smarrirsi in attacco, preferendo azioni da ariete alla coralità: Cantù torna sotto (31-28) e Kastritis chiama timeout. Nemmeno il ritorno di Della Valle risolve qualcosa: le palle perse si sommano e gli avversari rimontano fino al 33-33 del 17’, con l’intenzione di mettere la freccia. Nein: ADV viene richiamato in campo, ne segna 3 e poi serve Renfro che schiaccia. Al 20’ è 41-36 Varese. E i liberi tirati da Cantù sono già 24…
3° quarto
È il professor Nate Renfro il protagonista della prima, vera, fuga biancorossa: l’ex Sassari giganteggia a tutto campo e con giocate difensive (vedi un recupero e una stoppata) e offensive di pregio (pronto sugli scarichi e sui tagli) mette lo zampino su un parziale che il caldo (nel frangente) Hunter Hale fa deflagrare: al 24’ è 50-39. Cantù però rientra (50-47) con i ritmi alti e con la classe di Flagg e Miles. Ci pensa ADV, ovvio: il numero 8, già in clima derby tanto da far ammattire i tifosi canturini con il suo campionario di classe e trucchi, riporta avanti di 9 (56-47) la Openjobmetis, prima che anche - e finalmente - Alviti ci metta il suo zampino con 5 punti per il 61-51 del 30’.
4° quarto
Cantù prova a cucire lo strappo prima che sia troppo tardi e quasi ci riesce con la freschezza del baby Ventura e la classe di Savion Flagg. Sul 66-61 però Varese ritrova se stessa. Hale inizia a spingere come un ossesso dal palleggio, in attesa che si ritrovi Alviti, che non si fa pregare: fate pure 8 in fila di Dado (e 3 del “piccolo” Risi) e il match è di nuovo in ghiaccio. Anzi, di più: 80-61 al 37’. È finita: c’è di nuovo gloria per Kangur jr, Prato e addirittura per Modanese, le cui chicche valgono il definitivo 89-68.




