«Azzurro Donna terrà sempre accesi i riflettori sui femminicidi e sulla violenza di genere in tutte le sue forme. Smettere di parlarne, immaginando di ripetere concetti già ascoltati e pensando che non serva a nulla, è un torto che si fa a ogni vittima e a ognuno dei loro figli e genitori».
Lo afferma Maria Elena Invernizzi, segretaria regionale lombarda di Azzurro Donna, movimento femminile di Forza Italia. «Il femminicidio non è una fatalità individuale né un'emergenza passeggera, ma un fenomeno strutturale e una ferita sociale intollerabile che lo Stato ha il dovere di combattere con fermezza», aggiunge.
All’intervento di Invernizzi si uniscono Rosa Tagliani, responsabile della segreteria regionale di Azzurro Donna, e Carmine Gorrasi referente forzista nel Sud della provincia di Varese e in Valle Olona.
«Gli ultimi drammatici casi di cronaca registrati in Italia (tra cui le tragiche uccisioni di Tania Terrin, Ornella Forastefano e Lorena Isceri) dimostrano che, nonostante l'introduzione dello specifico reato autonomo di femminicidio (Art. 577-bis c.p.) alla fine del 2025, i soli strumenti repressivi non sono sufficienti a fermare la spirale della violenza di genere», sottolineano i due esponenti varesini del partito.
«Un approccio politico serio ed efficace a questa piaga sociale – proseguono – deve articolarsi su tre pilastri fondamentali. Rafforzamento della prevenzione e tempestività d'intervento: quando una donna denuncia o manifesta una situazione di pericolo, le istituzioni e le forze dell'ordine devono attivare protocolli di protezione immediati e restrittivi. I ritardi e le sottovalutazioni del rischio costano vite umane.
Investimenti strutturali nella rete di tutela: è prioritario garantire finanziamenti stabili e continui ai centri antiviolenza, alle case rifugio e al Servizio Pubblico 1522, presidi fondamentali per intercettare il disagio prima che degeneri in tragedia.
Riforma culturale e scolastica: la violenza affonda le sue radici nella cultura del possesso e della disuguaglianza. Diventa quindi indispensabile inserire nei programmi scolastici l'educazione all'affettività, al rispetto reciproco e alla parità di genere fin dalla tenera età».
Per Tagliani e Gorrasi, «la lotta al femminicidio non deve essere oggetto di bandiere ideologiche o di propaganda elettorale. È un impegno istituzionale prioritario per garantire il diritto fondamentale di ogni donna a vivere in totale libertà e sicurezza».
Interviene anche il consigliere regionale Giuseppe Licata: «Regione Lombardia deve continuare a fare la propria parte, rafforzando la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio, sostenendo concretamente le donne che decidono di uscire da una situazione di violenza e garantendo loro protezione, autonomia economica e un percorso verso una nuova vita. Ma dobbiamo soprattutto lavorare sulla prevenzione: educazione all'affettività e al rispetto, riconoscimento dei segnali di una relazione violenta, formazione degli operatori sanitari e sociali e maggiore coordinamento tra servizi, forze dell'ordine, magistratura e territorio».




