Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere di minoranza di Leggiuno Stefano Introini che commenta l'annuncio della discesa in campo come candidato sindaco alle prossime elezioni di primavera dell'ex vicesindaco Pier Davide Fantoni che sarà affiancato da Lorenzo Effigiati (LEGGI QUI):
Ho letto con attenzione l’annuncio con il quale Pier Davide Fantoni ha deciso di candidarsi alla carica di sindaco di Leggiuno, affiancato da Lorenzo Effigiati, che nella stessa comunicazione si propone già come vicesindaco.
Non ho nulla contro il fatto che qualcuno decida di scendere in campo con largo anticipo. Anzi: ben venga una campagna elettorale lunga, se servirà finalmente a discutere del futuro di Leggiuno. Magari, da qui alla primavera, ci divertiremo anche un po’ a confrontare idee, progetti e visioni, che è sempre meglio che contare soltanto manifesti, fotografie e pacchetti di voti.
Ma proprio perché stiamo parlando del futuro, credo che Fantoni debba prima aiutarci a capire un pezzo importante del passato. E soprattutto del presente.
Fantoni non è un volto nuovo della politica leggiunese. È stato per anni uno degli uomini più importanti dell’Amministrazione Parmigiani: vicesindaco, con deleghe pesanti come programmazione, urbanistica e lavori pubblici. Il 16 luglio 2024, però, ha lasciato improvvisamente tutto: Giunta, Consiglio comunale e carica di vicesindaco. La motivazione resa pubblica fu semplicemente quella dei “motivi personali”.
Legittimo, naturalmente. Ma altrettanto legittimo è oggi chiedere: che cosa è successo da allora? Che cosa è cambiato? E soprattutto: perché chi ha lasciato la nave nel pieno della traversata torna poco più di due anni dopo chiedendo direttamente di assumerne il comando?
Non chiedo conto della vita privata di nessuno. Quella appartiene alle persone e alle loro famiglie. Chiedo invece conto delle responsabilità politiche, perché quando si è amministratori pubblici le scelte, le presenze e anche le assenze hanno inevitabilmente un significato pubblico.
E allora parto dal PGT. Fantoni, che aveva seguito da vicesindaco proprio urbanistica e programmazione, oggi annuncia la propria candidatura senza prendere posizione su uno dei temi più importanti e delicati che Leggiuno sta affrontando. È difficile capire questo silenzio proprio da parte di chi conosce il Piano, la sua storia e i suoi meccanismi meglio di molti altri.
Io ho criticato duramente questo PGT pur avendone votato l’adozione per responsabilità istituzionale. Continuo a pensare che contenga intuizioni interessanti, ma anche scelte che rischiano di indebolire la capacità del Comune di governare e negoziare le grandi trasformazioni. Un Piano di Governo del Territorio non è un fascicolo che si chiude con una delibera: condiziona per anni i suoli, le capacità edificatorie, le aspettative dei proprietari e la forza contrattuale delle amministrazioni che verranno dopo.
Santa Caterina è l’esempio più evidente. Stiamo parlando dell’Eremo, di Villa Bassetti, Villa Maga, della Foresteria, dello scalo della Navigazione, del parco e di un patrimonio provinciale che dovrebbe diventare il cuore di una strategia pubblica per tutto il territorio. Ho chiesto che il Comune arrivi al confronto con la Provincia con una propria idea, con condizioni chiare e con una vera capacità negoziale, non semplicemente accompagnando operazioni decise altrove.
Su questo, qual è la posizione di Fantoni? Condivide il PGT? Lo cambierebbe? Ritiene corretto il modo in cui vengono disciplinate le trasformazioni di Santa Caterina? Ritiene che il Comune conserverà davvero la possibilità di negoziare funzioni, accessibilità, parcheggi, mobilità, servizi e benefici pubblici? Sono domande molto concrete. E francamente mi stupisce che proprio chi per anni ha avuto la delega all’urbanistica non senta oggi il bisogno di cominciare da qui.
Lo stesso vale per la scuola. La Scuola dell’infanzia San Carlo ha conosciuto una diminuzione molto significativa degli iscritti, da 51 a 34 bambini in un solo anno, mentre il Comune continua giustamente a concorrere con risorse pubbliche al funzionamento del servizio. Non è una questione da affrontare mettendo una toppa contabile ogni anno: bisogna domandarsi come riportare famiglie e bambini, come innovare l’offerta educativa e come mettere in rete scuola dell’infanzia, nido, primaria, associazioni e territorio.
È da qui che è nata la mia proposta “San Carlo 80”: non uno slogan e neppure la bacchetta magica, ma un obiettivo attorno al quale costruire una politica. Su questo, Fantoni che cosa propone? Continuiamo semplicemente a coprire i costi di un servizio che perde utenti oppure proviamo a invertire la tendenza? Anche questa non mi sembra una domanda secondaria per chi si candida a governare Leggiuno.
E ancora: che cosa pensa dell’impoverimento del tessuto commerciale e dei servizi? Santa Caterina richiama un patrimonio straordinario di visitatori, eppure troppo spesso attraversano il nostro territorio senza entrare realmente nella sua economia e nella vita del paese. Da tempo propongo un masterplan che colleghi Eremo, lago, frazioni, stazione, scuole, Torbiera, sentieri, commercio, accoglienza e servizi. Non basta scrivere in un comunicato “turismo, attività economiche, sostenibilità, associazionismo”. Le parole sono tutte belle; il problema, come sempre, è metterle a terra senza farle inciampare.
Che cosa si vuole fare? Dove? Con quali strumenti? Con quali interlocutori? Con quale idea di Leggiuno fra dieci anni? Prima ancora del programma elettorale mi aspetterei quindi da Fantoni una sorta di rendiconto politico: da dove riparte e, soprattutto, rispetto a che cosa intende rappresentare una discontinuità.
Perché altrimenti il rischio è quello di una minestra riscaldata servita dentro una pentola nuova. Buona magari, per carità, ma almeno vorremmo sapere chi l’ha cucinata e perché dovrebbe avere oggi un sapore diverso.
E devo aggiungere una considerazione che forse sorprenderà qualcuno.
Io sono stato e resto consigliere di opposizione. Ho criticato duramente Giovanni Parmigiani e la sua Amministrazione quando l’ho ritenuto necessario. Sul PGT, sulla mancanza di una visione territoriale complessiva, sulla mobilità, su Santa Caterina e su molte altre questioni le mie posizioni sono note e non intendo addolcirle per convenienza.
Ma proprio per questo oggi sento anche il dovere di riconoscere una cosa: l’Amministrazione Parmigiani è rimasta sulla nave. Posso non condividere la rotta, posso continuare a chiedere di cambiare qualche vela e magari anche il timoniere su certe scelte, ma chi è lì si sta assumendo la responsabilità di amministrare fino in fondo.
Sul PGT continuo ad avere critiche profonde, ma almeno l’Amministrazione se ne assume apertamente la responsabilità e va avanti a testa alta. È una differenza che oggi, davanti a chi se ne era andato e torna come se nel frattempo si fosse girata pagina da sola, mi sembra giusto sottolineare.
Paola Costantini sta affrontando un settore difficile come quello della scuola con passione e determinazione. Sul Piano per il diritto allo studio potrò continuare a proporre integrazioni e osservazioni, ma riconosco un lavoro serio e un entusiasmo che meritano rispetto. Se il Piano manterrà l’impostazione che ho visto, sarò ben contento di votarlo favorevolmente: l’opposizione non perde un grammo della propria dignità quando riconosce una cosa fatta bene. Semmai ne acquista.
Gabriele Keller porta avanti con continuità una quantità di piccoli interventi. Continuerò probabilmente a dirgli che manca quella cornice strategica che reclamo da tempo — e magari continueremo anche a scherzare sui nostri famosi “foglietti” — ma non posso non riconoscergli impegno e dignità amministrativa.
Chiara Bodio, pur dentro i limiti politici inevitabili di una Giunta e del rapporto con il Sindaco, si prodiga per mettere a disposizione strumenti di comunicazione e occasioni di confronto. Anche qui si può sempre fare di più, e io certamente continuerò a chiederlo, ma l’impegno va riconosciuto.
E poi Alessio Molinari. Gli ho già riconosciuto pubblicamente energia, iniziativa e capacità di promuovere attività. Lo vedo impegnarsi personalmente, anche materialmente, nell’organizzazione degli eventi, negli allestimenti, nell’animazione culturale e turistica del paese. Posso continuare a chiedergli di fare un salto di scala, di passare dall’evento alla strategia, dall’estate animata a una politica territoriale che duri dodici mesi l’anno. Ma sarebbe scorretto non riconoscere che quella energia esiste.
E lo stesso vale per altre persone, dentro e fuori l’attuale maggioranza, che in questi anni hanno dimostrato capacità, sensibilità e voglia di fare.
Per questo credo che sarebbe davvero prematuro mettersi oggi a distribuire fasce tricolori, assessorati e posti a tavola. Mancano ancora mesi e, conoscendo Leggiuno, probabilmente avremo modo di vedere comparire qualche candidato in più prima che arrivi la primavera.
La cosa interessante sarà capire se saprà nascere un vero campo aperto, capace di mettere insieme esperienze diverse, persone dell’attuale Amministrazione, consiglieri che hanno fatto opposizione, sensibilità civiche e politiche differenti e soprattutto nuove energie. Non un recinto già chiuso, ma un luogo nel quale le idee possano incontrarsi prima che vengano distribuite le magliette.
I nomi, francamente, verranno dopo. Potrà emergere una candidatura dall’attuale maggioranza, dall’opposizione oppure una figura capace di raccogliere attorno a sé mondi che oggi appaiono separati. Non considero nessuna di queste possibilità né acquisita né esclusa.
Prima vorrei vedere idee, coraggio e anche un po’ di fantasia. Vorrei vedere qualcuno capace di parlare non soltanto di ciò che Leggiuno è stata, ma soprattutto di ciò che potrebbe diventare. E magari scopriremo che il futuro del paese non è già scritto dentro una fotografia di famiglia, né dentro una vecchia lista semplicemente rimessa a nuovo. Potrebbe essere molto più divertente di così.
È questa la prospettiva che mi interessa: prendere ciò che di buono è cresciuto in questi anni, aggiungere competenze, visioni ed energie nuove e provare finalmente a costruire una squadra che assomigli più alla Leggiuno che verrà che a quella che abbiamo già conosciuto.
Ed è proprio qui che la candidatura Fantoni mi colpisce e, lo dico senza difficoltà, mi amareggia. Non perché Fantoni non abbia il diritto di candidarsi: lo ha pienamente. Ma perché non si può essere per molti anni ai vertici di un’Amministrazione, abbandonarla improvvisamente senza una spiegazione politica, lasciare agli altri il compito di portare avanti problemi, servizi, bilanci e scelte difficili e poi riapparire alla vigilia delle elezioni come se nel frattempo fosse nata una storia completamente nuova.
Non basta richiudersi nel bozzolo e, dopo due anni, dispiegare le ali presentandosi come una nuova farfalla politica. Prima bisogna raccontare che cosa è successo. E lo dico con un sorriso, perché le farfalle sono bellissime: ma anche loro, prima di volare, attraversano una trasformazione. Sarebbe interessante capire quale sia stata quella politica.
C’è poi un secondo elemento che merita serenità e trasparenza. Fantoni ed Effigiati presentano già un ticket sostanzialmente definito, candidato sindaco e candidato vicesindaco. Se, come mi risulta, fra loro esiste anche un rapporto familiare, non vi è naturalmente nulla di illegittimo. Ma proprio in un piccolo Comune diventa ancora più importante dimostrare che un progetto politico nasce da una comunità larga, da competenze diverse e da un confronto aperto, e non assume l’immagine di una successione costruita dentro una cerchia familiare o personale.
Non vorrei insomma che, dopo dieci anni di Amministrazione Parmigiani, Leggiuno si trovasse semplicemente davanti a una scelta tra chi è rimasto ad assumersi le proprie responsabilità e una sorta di famiglia politica allargata che torna in campo dopo essersi chiamata fuori. Sarebbe una fotografia troppo piccola per un paese che, secondo me, ha invece bisogno di un grandangolo.
Fantoni ha tutto il tempo per rispondere. Anzi, spero che lo faccia. Con serenità, magari anche con un po’ di quella leggerezza che non guasta mai quando si discute seriamente. Ma affrontando le questioni vere: le sue dimissioni, il PGT, Santa Caterina, la San Carlo e il sistema educativo, il commercio, i servizi, l’associazionismo, la spesa pubblica e il futuro territoriale di Leggiuno.
Poi discuteremo certamente anche del programma, delle liste e dei candidati. Ma prima di chiedere ai cittadini dove vogliamo andare, credo sia corretto spiegare da dove si arriva.
E nel frattempo io continuerò a fare ciò che considero utile: criticare quando serve, riconoscere ciò che funziona, proporre ciò che manca e provare ad allargare il confronto. Perché il campo che mi interessa non è largo per sommatoria di sigle o di persone: è aperto alle idee, alle competenze e alla voglia di immaginare una Leggiuno migliore.
Stefano Introini
Consigliere comunale di Leggiuno




