Politica - 04 settembre 2026, 00:37

Non guardarmi: non ti sento. Tra sovietici, pizze e cervelli che si spengono il PGT di Varese è ancora da approvare

La terza puntata della maratona urbanistica si perde tra tecnicismi e discussioni infinite persino sulle piante da sistemare nei parcheggi. Il confronto politico si riduce soprattutto all’estenuante botta e risposta tra Stefano Angei e Andrea Civati. Alla fine l’unica vera fumata bianca arriva dai cartoni della margherita portata da Mimmo Esposito

A sinistra l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Civati, a destra il capogruppo leghista in consiglio comunale Stefano Angei: i nostri Gene Wilder e Richard Pryor

A sinistra l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Civati, a destra il capogruppo leghista in consiglio comunale Stefano Angei: i nostri Gene Wilder e Richard Pryor

Non guardarmi: non ti sento.

È il titolo di un film piuttosto spassoso di inizio anni ’90, protagonisti la strana ma irresistibile coppia formata da Gene Wilder e Richard Pryor: un uomo affetto da sordità viene assunto nel negozio condotto da un cieco. E ne succedono di ogni…

Non guardarmi: non ti sento. Chi, nel consiglio comunale di Varese alla disperata ricerca dell’adozione del PGT, sia il (politicamente) sordo e chi il (politicamente) cieco tra il capogruppo leghista Stefano Angei e l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Civati non ci è dato di sapere. Ciò che invece sappiamo con certezza è che tra le due trame, basate entrambe sull’incomunicabilità totale, abbiamo decisamente preferito quella hollywoodiana.

Da una parte una svalangata di emendamenti, a contestare anche le virgole del Piano che governerà la Città Giardino nei prossimi dieci anni, dall’altra risposte secche, monosillabiche, quasi sempre scocciate: è nelle more di tali carinerie assortite che si è consumata la terza puntata consiliare consecutiva a Palazzo Estense, con buona pace di chi sperava di arrivare stavolta a una conclusione dell’iter di adozione. Pia illusione: la pratica appare, piuttosto, in piena e spossante salita davanti alle oltre settanta modifiche richieste quasi totalmente dalla minoranza tra emendamenti e ordini del giorno

Quando a mezzanotte e mezza è suonato il gong, il conto si è fermato a 29...

Vi rimandiamo agli articoli di colleghi ben più zelanti, attenti e preparati per scoprire con dovizia di dettaglio quali siano stati gli argomenti trattati. Noi, lo confessiamo, davanti a temi tremendamente invitanti come “l’altezza ponderale per l’abitabilità” o “l’edificabilità minima realizzabile” abbiamo staccato il cervello e ci siamo messi a suonare il tamburo insieme alle scimmie che lo popolano. Scimmie che peraltro si sono anch’esse ribellate quando la previsione di “piantare due piante per ogni stallo di parcheggio residenziale” ha richiesto oltre mezz’ora di batti e ribatti, vicendevoli stoccate, provocazioni, capriole.

Per amor del cielo: anche le stanze oscure e complesse dell’urbanistica più spinta vanno abitate nel tentativo di dare un domani alla città. Ma non possiamo nemmeno prendere in giro i lettori, spacciando temi che appassionerebbero solo il più tecnico dei tecnici come notizie interessanti.

E allora ritorniamo all’inizio: l’unica notizia proveniente dal Salone Estense è in realtà una non notizia. È la guerra tra l’assessore ai Lavori Pubblici e la sua nemesi leghista: nel loro continuo, a volte sdegnato e a volte colorito botta e risposta (a un certo punto il passionario del Carroccio si è lanciato anche in un «sovietico» nell’apostrofare l’assessore…) sono trascorse quasi quattro ore, con il resto del consiglio quasi totalmente silente salvo pochi altri attori parlanti (Emanuele Monti e Barbara Bison, il pentastellato Luca Paris, il forzista Luca Boldetti, il meloniano Eugenio De Amici tra questi). Angei si è dimostrato ancora una volta un uomo solo al comando, parecchio avanti rispetto alle sue stesse truppe, spesso addirittura solo a portare in resta la lancia di un’opposizione non sempre completamente condivisa (quantomeno nelle forme) dai suoi stessi compagni di banco: la sua battaglia, pur lodevole, sudata e - lo scriviamo seriamente - piena di volontà, di abnegazione e di studio tecnico è però talvolta sembrata velata di ostruzionismo e di un po’ di risentimento, in particolare nei toni.

Anche questa è politica. Ma è solo politica, non altro.

In tal surreale consesso il momento più alto si è allora consumato quando il consigliere forzista Mimmo Esposito si è presentato con diversi cartoni di pizza a sfamare sodali di partito e non: è quindi tra una margherita e una capricciosa che la concordia è tornata infine a illuminare - almeno per un attimo - la notte amministrativa varesina.

Stasera quarta replica (e non era prevista…). Con un’avvertenza: con un altro “Non guardarmi: non ti sento” in onda sugli schermi di via Sacco, l’adozione del Piano di Governo del Territorio della Città Giardino resterà ancora un miraggio.

F. Gan.


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