Cronaca - 31 agosto 2026, 15:19

Castellanza, il Parco Alto Milanese respinge l'etichetta di «bosco della droga»

Il presidente del PAM, Flavio Castiglioni, fa chiarezza dopo il ritrovamento del corpo in via Piemonte: «Fatti estranei alla nostra area protetta. Telecamere a disposizione degli inquirenti, basta con le facili speculazioni e con le sentenze affrettate»

Castellanza, il Parco Alto Milanese respinge l'etichetta di «bosco della droga»

Il Parco Alto Milanese prende una posizione netta e respinge con decisione i tentativi di accostare l'immagine del polmone verde al tragico fatto di sangue avvenuto nella serata di sabato 29 agosto, quando il corpo senza vita di un 41enne marocchino, ucciso a colpi di pistola, è stato trovato nel parcheggio di via Piemonte a Castellanza, a pochi metri dal confine con Busto Arsizio (leggi QUI).

A fare chiarezza su quanto accaduto e sulle ricostruzioni circolate nelle ore successive al delitto è il presidente del PAM, Flavio Castiglioni. L’obiettivo primario è tutelare la realtà di una riserva naturale vissuta quotidianamente da tante persone, allontanando l'etichetta di «bosco dello spaccio» comparsa in alcuni resoconti.

«Il gravissimo reato si è consumato all'esterno del perimetro protetto e il parcheggio della clinica non appartiene alle aree di nostra competenza», precisa l'amministrazione del Parco attraverso una nota ufficiale. Un concetto ribadito con forza dallo stesso Castiglioni, che evidenzia come il punto del ritrovamento suggerisca semmai una dinamica slegata dalla vita del parco: «È probabile che chi ha lasciato l'uomo lì abbia cercato la vicinanza di una struttura sanitaria, forse pensando a un soccorso, considerando anche che quella è un'area buia. Se avessero voluto disfarsene nella boscaglia, lo avrebbero abbandonato altrove».

Il presidente del Pam non nasconde il rammarico per la frettolosa narrazione che rischia di vanificare l'impegno profuso da anni dai tre Comuni soci, Busto Arsizio, Castellanza e Legnano. «Dispiace molto che sia passato un messaggio superficiale attraverso alcuni canali di informazione. Il Parco Alto Milanese non è il bosco della droga. È un luogo in cui famiglie, bambini, sportivi ed extracomunitari convivono in serenità. Bastano una frase a effetto o un servizio televisivo per rischiare di distruggere decenni di lavoro svolto dalle amministrazioni e dai presidenti che mi hanno preceduto per rendere viva e sicura questa riserva».

Sul fronte delle indagini, coordinate dalla Procura di Busto Arsizio e condotte dai Carabinieri della Compagnia cittadina insieme al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Varese, il Parco garantisce la massima collaborazione. L’area verde conta su una rete di circa venti telecamere distribuite tra i percorsi interni e i portali di accesso, i cui flussi sono gestiti dalle Polizie locali di Castellanza e Busto Arsizio. Tutti i filmati registrati sono a completa disposizione delle forze dell'ordine per verificare eventuali passaggi sospetti compatibili con l'orario del delitto, collocato nella seconda serata di sabato.

Al di là degli aspetti tecnici e investigativi, Castiglioni esprime una riflessione amara anche sul clima d'odio e sui giudizi sommari scaturiti sui social network subito dopo la notizia: «Siamo diventati subito giustizieri senza sapere nulla di questa persona, che poteva essere un padre di famiglia o un lavoratore, catalogandolo immediatamente come spacciatore e commentando con frasi come "uno in meno". Questo clima di diffidenza fa male. Lo spaccio è un problema complesso, provinciale e sovracomunale, che tocca diverse zone periferiche del territorio e che richiede interventi di pubblica sicurezza ad altri livelli, ma non si può criminalizzare un'intera comunità o un parco naturale che continua a essere un patrimonio sicuro e tutelato per tutti i cittadini».

Giovanni Ferrario

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