«Ho respirato qualcosa di bello, una leggerezza che mancava. Siamo partiti con il piede giusto. Dopo una stagione in cui ho giocato solo l'ultima partita, per me è stato come rimettere i pattini per la prima volta sul ghiaccio. L'obiettivo? Per il Varese è sempre stato e rimarrà sempre lo stesso...» dice capitan Vanetti.
Il coach in mezzo alla pista a guidare i Mastini come un padre, la leggerezza e i sorrisi dei giocatori e dell'ambiente, il pubblico presente come e più di sempre (300 tifosi pieni di speranza e fede gratuita, generosa, totale: chi altro li ha?) per il primo allenamento dei Mastini, che a volte anticipa non solo le prime partite, almeno come sensazioni, ma l'intera stagione.
Chi ha vissuto tanti giorni come questo, una prima volta e un abbraccio iniziale alla squadra lasciano sempre una sensazione che poi diventa spesso realtà. Andrea, Marcello, Pizzo, Schina e Michael fanno battere il cuore e sono la roccia su cui costruire il presente e il futuro. Poi ecco i nuovi come Musa, che risale le scalette della tribuna, vispo e sveglio, insieme all'amico Bastille, De Toni e De Nardin - acquisti top passati chissà perché un po' troppo silenzio - potranno avvicinarsi a quel cuore a cui hanno già bussato i Matonti e non.
C'è Pippo Matonti, su cui è giusto credere come sa fale solo il Varese con i portieri, convinto del fatto che si prenderà sulle spalle la squadra sapendo di essere il portiere titolare come lo fu solo in una breve parentesi dell'era Glavic in cui il Varese le vinse tutte (una parentesi che però costò la vita a Perla), e in più ci sarà al suo fianco Jacopo Tomasello, che sembra baciato del destino, stessa età di Rocco, stesso destino da predestinato.
I vecchietti ci sono, i nuovi ci sono, il pubblico c'è. E se i Mastini partendo con questa leggerezza e con l'entusiasmo di sempre arrivassero davvero lontano, al di là di una difesa apparentemente magari un po' contata, ma a cui il sogno Larkin resta sempre sospeso tra vicinanza e lontananza?
Chi vuole i Mastini, alla fine, se li prende. Che sia un tifoso o un ex giocatore come Marco Franchini: rivedere il numero 12 - che lavora nel Bellinzona ed è tornato a vivere qui - in mezzo al pubblico e alla squadra abbracciato e benvoluto da tutti è un segnale di speranza. Certi amori fanno dei giri immensi e poi, a certe condizioni, ritornano.
La prima volta non si scorda mai e, stasera, è stato bello. Tutto qui. Non sappiamo né dobbiamo nemmeno spiegare perché. È così, e basta. Anche perché, ed è la cosa che conta, tra pochi giorni Pizzo diventerà papà... Il regalo più bello per la sua famiglia, cioè per tutti noi.



































