Territorio - 22 agosto 2026, 16:01

Legnano Pride, il Guerriero e il percorso: sono scintille

Le perplessità dell'ex candidato sindaco Almici e la risposta degli organizzatori dell'evento del 13 settembre: «Il nostro simbolo appartiene alla storia e all'immaginario della nostra città. Siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi»

Legnano Pride, il Guerriero e il percorso: sono scintille

Legnano Pride, il 13 settembre si avvicina ma anche le scintille. Ieri l'ex candidato sindaco Mario Almici aveva condiviso un post carico di perplessità. Oggi la risposta degli organizzatori.

Il messaggio di Almici.

Leggo che per il prossimo Pride la sinistra ha pensato bene di arruolare persino il Guerriero di Legnano, uno dei simboli più riconoscibili della nostra città, naturalmente rivisitato per l’occasione con i colori della bandiera LGBT.

Una scelta quantomeno discutibile, ma c’è un particolare che mi incuriosisce ancora di più. Gli organizzatori ci hanno spiegato che “la città è di tutti”. E allora, mi viene in mente una provocazione: cosa gli ha impedito di portare il corteo fino al cuore della città, in Piazza San Magno?

Strano, no? Per dare visibilità al Pride va bene sfruttare il Guerriero, il più noto simbolo della storia e dell’identità legnanese. Quando però si tratta di arrivare nella piazza principale, evidentemente tutta questa voglia di stare “nel cuore di Legnano” viene un po’ meno.

Magari si saranno trovate motivazioni tecniche o di sicurezza…O magari, più probabilmente, si è preferito uno spazio più decentrato, dove la manifestazione possa svolgersi senza creare troppo “fastidio”. Ci piacerebbe saperlo da questa sinistra così brava negli equilibrismi pur di non scontentare nessuno.

Chissà. Certo è curioso: per loro, il Pride in Piazza San Magno non si può fare. Sia chiaro: anche per noi. E, dipendesse da noi, non vorremmo vederlo nemmeno sotto il nostro Guerriero.

La risposta degli organizzatori del Legnano Pride. 

A poche settimane dal primo Legnano Pride previsto per il prossimo 13 settembre, dopo mesi di lavoro incessante e confronti quotidiani su modalità, scopi e rivendicazioni di cui questa iniziativa vuole farsi portavoce, arrivano le prime critiche da parte di Mario Almici, ex candidato sindaco per Fdi di Legnano.

Lo stesso Almici che, non più di un paio di mesi fa, in piena campagna elettorale, si disse non contrario ad un evento di questa natura e disponibile ad un dialogo con gli organizzatori.

All'epoca siamo stati entusiasti di questa apertura nei nostri confronti da una realtà che sapevamo non esserci proprio "amica", e ora cosa è successo? Cosa è cambiato?

Legnano Pride è una manifestazione nata dal basso, dalla volontà di un gruppo di ragazzə che si è unito nella consapevolezza che la città in cui vive ha bisogno di una nuova attenzione verso i diritti di tutte le minoranze e delle persone marginalizzate: donne, persone migranti, persone con disabilità e persone della comunità LGBTQIA+.

Da qui il nostro motto, che con tutta probabilità farà ulteriormente storcere il naso a qualcunə visto che scomodiamo addirittura l'inno d'Italia: «Se dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə».

 Di Pride si parla spesso e, negli ultimi anni, queste manifestazioni sono finite sempre più frequentemente al centro delle cronache e del dibattito pubblico, non di rado strumentalizzate o ridotte alla rappresentazione di un "circo" privo di reale utilità. 

Ciò che troppo spesso viene ignorato, però, è il motivo profondo per cui i Pride continuano a esistere e la loro necessità ancora oggi, nel 2026, in un Paese come l'Italia, che continua a collocarsi nelle ultime posizioni in Europa per la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+.

Un Paese dove, a partire dallo scorso giugno, si sono susseguite gravi violenze nei confronti di una comunità, quella LGBTQIA+, che a detta di qualcuno detiene già sufficienti diritti, dal momento che "abbiamo accesso alle cure di base e possiamo guidare". Un Paese dove, solo qualche giorno fa, un ragazzo alla fine di una serata di festa è stato mandato all'ospedale perché preso a calci e pugni da un branco di 30 persone, inferocite per il semplice fatto che fosse queer.

E non solo, nel nostro bel Paese, ce la si prende con le persone queer, ma anche con le donne, che, anche se numericamente non in minoranza, vengono comunque marginalizzate per il loro genere: dallo scorso 14 agosto, in soli 7 giorni, ben 8 donne sono state uccise dai propri partner. 

E come dimenticare l'atteggiamento riservato alle persone con disabilità? L'Italia non è proprio un grande esempio di inclusione nemmeno in questo senso, visti i recentissimi fatti di cronaca, che vedono un ragazzo venticinquenne disabile di San Giovanni Rotondo preso di mira da un gruppo di ragazzini tra i 14 e i 18 anni, con insulti e umiliazioni di ogni tipo, telefonate anche nel cuore della notte e vessazioni culminate con una vera e propria sassaiola, che gli ha provocato la frattura del setto nasale.

Questi sono solo alcuni esempi, alcuni dei motivi che ci hanno spinto a redigere un manifesto che tenesse conto di queste ed altre importanti questioni. Un manifesto che si fonda su cinque pilastri fondamentali: communità LGBTQIA+, transfemminismo, antirazzismo e decolonialismo, disabilità e antiabilismo ed ecologia e sostenibilità.


 Dietro a un Pride ci sono mesi di lavoro volontario. C'è un gruppo numeroso di persone che ha costruito una rete, cercato contatti, intrecciato relazioni e acceso la miccia di una lotta collettiva: quella per una società in cui i diritti siano realmente garantiti a tutte e tutti.

Fin dall'inizio, l'organizzazione ha avviato un dialogo con tutte le istituzioni coinvolte nella realizzazione di una manifestazione di questa portata: dal Comune, il cui supporto non è mai mancato, alla Questura, che in occasioni come questa è coinvolta nella definizione del percorso, affinché l'evento possa svolgersi in piena sicurezza.

Il nostro simbolo, il Guerriero di Legnano, appartiene alla storia e all'immaginario della nostra città. È un simbolo che conosciamo fin dall'infanzia: siamo cresciuti frequentando le contrade, vivendo Legnano e aspettando con trepidazione il Palio, una manifestazione profondamente radicata nel cuore e nell'identità della comunità legnanese.

Scegliere il Guerriero come nostro simbolo significa, per noi, affermare proprio questo legame con la città. Abbiamo deciso di farlo nostro e di rivendicarlo perché siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi. Facciamo parte di questa comunità, della sua storia e del suo presente.

E proprio per questo i diritti che rivendichiamo non sono qualcosa di estraneo a Legnano: riguardano le persone che la abitano, le sue strade, le sue famiglie e il modo in cui vogliamo costruire insieme il futuro della nostra città.

È questo il senso della nostra presenza e della nostra lotta, raccontato anche nella versione estesa del nostro manifesto politico.

Vogliamo sottolineare che il finanziamento dell'intera iniziativa ha fatto affidamento soltanto su donazioni da parte di privati cittadini, attività commerciali e realtà associative, e il lavoro delle persone che hanno partecipato all'organizzazione è stato prestato a titolo completamente gratuito. Non sono state toccate finanze pubbliche.

All'amministrazione come alla cittadinanza chiediamo lo sforzo di ascoltare e lavorare insieme con noi su istanze che crediamo condivisibili da tuttə.Coerentemente con queste premesse, rimaniamo aperti ad accogliere, collaborare e dialogare con chiunque voglia confrontarsi con noi, di qualunque parte e colore politico.


Il team di Legnano Pride



 

Redazione

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