Prosegue tra salite, sterrati e alte quote l’avventura di Giovanni Panzera, impegnato nel progetto “Pedalando sulle tracce di Walter Bonatti”, il viaggio in bicicletta che, a settant’anni di distanza, ripercorre i luoghi attraversati dal celebre alpinista ed esploratore durante la traversata scialpinistica delle Alpi del 1956. Un percorso che nei giorni scorsi ha fatto tappa a Bardonecchia, località particolarmente significativa nella storia di Walter Bonatti. Tra il 1954 e il 1956 l’alpinista visse infatti nella cittadina valsusina, dove lavorò come guida alpina e maestro di sci e dove prese forma il progetto della grande traversata.
Qui Panzera ha incontrato Riccardo Topazio, appassionato conoscitore della storia e delle imprese di Walter Bonatti, e Vittorio Bontabone, vicesindaco di Bardonecchia e assessore allo Sport e al Turismo, nonché pronipote di Alfredo Guy, uno dei quattro protagonisti della spedizione del 1956. Prima dell’incontro, il cicloturista cuneese aveva raggiunto anche il rifugio Scarfiotti, inaugurato nel 1923 e punto di riferimento per la spedizione di Bonatti, percorrendo una strada in parte asfaltata e in parte sterrata.

Dai grandi passi alpini ai luoghi meno conosciuti
Quella dello Scarfiotti è soltanto una delle numerose tappe attraverso cui Panzera sta cercando di incrociare il più fedelmente possibile l’itinerario seguito settant’anni fa. Nel suo viaggio ha raggiunto luoghi meno conosciuti come il rifugio Elisabetta Soldini, il lago di Combal e i villaggi di Thures, Abriès-Ristolas e Rhuilles, alternandoli ad alcuni dei valichi più celebri per gli appassionati di ciclismo: Sempione, Piccolo e Gran San Bernardo, Iseran, Moncenisio, Monginevro e Izoard. «Pedalando sulle tracce di Walter Bonatti si sta rivelando molto più difficile di quanto immaginassi – racconta Panzera –. Le indicazioni per raggiungere alcuni borghi e colli sperduti sono spesso sommarie e le condizioni degli sterrati cambiano molto. Finora, però, alternando le ruote da strada a quelle da sterrato, sono riuscito a superare tutti i problemi». A rendere ancora più dura la traversata ci sono il dolore alla schiena e soprattutto le temperature particolarmente elevate incontrate anche in quota: a Tignes, a circa 2.100 metri di altitudine, il termometro ha raggiunto i 32 gradi. Nonostante le difficoltà, non mancano gli scenari spettacolari, come quelli incontrati nella Valle des Glaciers, tra pascoli e alte vette del massiccio del Monte Bianco.

Una CBT ITALIA Grak tra asfalto e sterrato
Tra le domande ricevute più frequentemente attraverso i social ci sono anche quelle dedicate alla bicicletta e alle soluzioni tecniche adottate per affrontare un percorso tanto lungo e variabile. Panzera sta viaggiando in sella a una CBT ITALIA Grak, bicicletta gravel scelta per affrontare tanto le lunghe salite asfaltate quanto i tratti fuoristrada. «In traversate come questa, dove bisogna pedalare ogni giorno e per un lungo periodo, non conta la performance sulla singola salita, ma riuscire ad affrontarla con il ritmo giusto», sottolinea Panzera. La configurazione della bicicletta viene adattata alle caratteristiche del percorso, con ruote da strada 700x30 e, quando il terreno lo richiede, ruote da fuoristrada 27,5x2,2, abbinate a rapporti più agili. Panzera utilizza inoltre un sistema frenante ibrido, scelto anche per la relativa semplicità di manutenzione durante un viaggio di lunga durata.
Superati i 2.000 chilometri
Intanto i numeri dell’impresa iniziano a diventare importanti. Giovanni Panzera ha superato i 2.000 chilometri percorsi e raggiunto quota 54.833 metri di dislivello positivo. «I numeri fino a questo punto fanno un po’ impressione – ammette –. Può sembrare che il più sia fatto, ma fino a quando non arriverò al Colle di Nava non voglio dare nulla per scontato». Un viaggio che continua giorno dopo giorno, tra ciclismo, storia e scoperta, seguendo settant’anni dopo le tracce lasciate sulle Alpi da Walter Bonatti e dai suoi compagni.

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