Varese - 12 agosto 2026, 12:26

Marian, amico per sempre: «Non ti dico addio, ti dico ciao»

Il silenzio, gli abbracci e gli occhi dei tanti giovani arrivati a Casbeno per salutare Marian Jasik, scomparso tragicamente a Trieste il 30 luglio scorso. Le parole di un amico e quelle di monsignor Gabriele Gioia per provare a dare voce a un dolore che non ha risposte

Marian, amico per sempre: «Non ti dico addio, ti dico ciao»

Il silenzio. E i giovani.

Il silenzio sul sagrato della chiesa di San Vittore Martire a Casbeno, bruciato da un sole disinteressato, egoista, prepotente.

E i giovani. Tanti, composti, uno stretto all’altro, come a darsi forza con il solo sfiorarsi di corpi che l’abitudine di tanti giorni trascorsi insieme rende confortevole, amorevole, salvifico.

Il silenzio dei giovani. Il silenzio innaturale di chi nella quotidianità è un inno su due piedi alla vita mentre oggi è un’anima sguarnita più di ogni altra davanti a un dolore che non dà risposte. Solo domande.

E allora «non ti dico addio, ti dico ciao». Uno degli amici del cuore di Marian Jasik, scomparso a Trieste a 18 anni, investito da un furgone nella notte del 30 luglio scorso, prova con parole che salgono fino al cielo a non spezzare un legame cresciuto nelle sere d’estate, quelle del dolce far niente, e sui banchi d’inverno, a studiare, a sognare: «Eri brillante in ogni cosa facessi, eri una guida».

«Non ti dico addio, ti dico ciao»: ha ragione, l’amicizia è eterna.

E non può che parlare di amicizia anche monsignor Gabriele Gioia, prevosto di Varese chiamato all’ultimo compito di cui vorrebbe essere investito un sacerdote: «Nessuno di noi vorrebbe essere qui oggi» è l’incipit di un’omelia che cerca la forza della fede, che prova a riempire il vuoto di una morte giovane, contro natura, inaccettabile: «Tu mi appartieni, sarò con te. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo… La parola “amico” racchiude il valore di un legame che forse troppe volte pronunciamo con superficialità. Dice invece stima, presenza, racconta il ruolo che una persona ha avuto nella nostra vita».

La chiesa di Casbeno è allora piena di segni che raccontano Marian, talmente colma che ti sembra di conoscerlo, finalmente. Le tracce di lui sono questi ragazzi vestiti di nero, quegli sguardi che si cercano e lo cercano, quegli occhi in cui i pensieri scorrono veloci come nuvole nel cielo e non si fanno prendere. Marian c’è. E non è solo. Nemmeno nel mondo dei grandi: «Il vostro dolore è quello della nostra scuola e di tutta la comunità del liceo scientifico Ferraris - sono le parole del preside Marco Zago, riportate alla fine - I ragazzi che attraversano la nostra scuola non sono soltanto studenti, lasciano qualcosa nelle persone che incontrano…».

E allora «non ti dico addio, ti dico ciao».

Fabio Gandini

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