Attualità - 09 agosto 2026, 08:00

Cottarelli: «Basta promesse senza coperture, i partiti dicano dove trovano i soldi»

L'ex senatore rilancia la sua proposta di legge: ogni programma elettorale dovrà indicare costi e risorse. «È solo trasparenza». In un mese già oltre 50 mila firme a sostegno

Il professor Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio dei Conti Pubblici dell'Università Cattolica di Milano

Il professor Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio dei Conti Pubblici dell'Università Cattolica di Milano

Una proposta di legge semplice, logica, di buon senso, ma al tempo stesso rivoluzionaria. “Devi dire dove prendi i soldi che vuoi spendere”. Dov'è la novità? È la regola basilare di ogni famiglia, ma se questo principio viene rivolto ai partiti politici, che paradossalmente hanno in mano i cordoni della borsa di un intero Paese promettendo spesso l'irrealizzabile, allora l'aggettivo “rivoluzionaria” è tutt'altro che fuori luogo. Ideatore, promotore e primo firmatario della proposta è il professor Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio dei Conti Pubblici dell'Università Cattolica di Milano.

Professore, lei ha presentato il disegno di legge nel febbraio del 2023, quando era senatore, poco prima di dimettersi. La legislatura si avvia alla conclusione e il testo è ancora fermo.

«Diciamo che non si è mosso di un centimetro, salvo nelle ultime settimane, quando abbiamo lanciato una petizione in collaborazione con la Fondazione Luigi Einaudi di Roma. Sta andando molto bene. Tutto è partito lo scorso 7 luglio e in quattro settimane abbiamo raccolto più di cinquantamila firme. Ritengo che ad agosto raggiungeremo quota cinquantunomila, dando così una dignità costituzionale alla proposta. Come si sa, per le leggi di iniziativa popolare, che non è questo il caso, servono cinquantamila firme. Tenga conto che siamo in estate, con il caldo torrido e la gente che pensa alle ferie. Direi che è un'ottima risposta».

Si è mossa la gente e non il Palazzo.

«Non del tutto. La proposta è all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato ed è stata incardinata nella discussione. La relatrice è la senatrice Gelmini».

Ritiene che possa essere approvata prima della fine della legislatura, anche nel caso in cui venisse anticipata?

«Sono fiducioso. I tempi ci sono. Può anche essere approvata come emendamento alla legge elettorale oppure alla legge di bilancio».

Entriamo nel merito della proposta.

«È molto semplice. Ogni partito deve presentare il proprio programma elettorale accompagnato da una relazione dettagliata sui costi e sulle coperture, anche in deficit, di ciò che intende realizzare nel quinquennio. Dal 2018 al 2022 tutti i partiti che hanno partecipato alle elezioni hanno presentato programmi con una spesa annua compresa tra i 140 e i 150 miliardi di euro. Proiettata sull'intera legislatura, equivale a circa la metà del nostro debito pubblico. È inimmaginabile. È ovvio che poi le promesse rimangano tali: i soldi non ci sono».

E la gente si allontana dalla politica. Questa proposta, se venisse approvata, potrebbe contribuire a ridurre l'astensionismo?

«Lo spero. Quello che ho proposto è solo trasparenza. Niente di più».

Quando ha presentato il disegno di legge in Senato ha trovato delle sponde?

«Certamente. Il senatore Calenda di Azione, la senatrice Paita di Italia Viva, alcuni senatori del Partito Democratico e anche il senatore Garavaglia della Lega. Ho contattato anche il senatore Malan di Fratelli d'Italia, ma non era interessato perché, in quel momento, mi disse che avevano altre priorità».

Lei conosce il mondo politico ed è sicuramente disincantato. Sapeva che avrebbe incontrato ostacoli non da poco.

«Disincantato, sì, ma non al punto da non fare niente».

Teme trappole durante l'esame del disegno di legge?

«Le ho messe in conto e penso anche di sapere dove potrebbero trovarsi».

Cioè?

«La proposta di legge prevede che i partiti presentino all'Ufficio parlamentare di bilancio, che è un organismo neutrale, una relazione corredata da tabelle sui costi e sulle coperture. L'Ufficio valuterà l'attendibilità di quanto proposto e pubblicherà il proprio parere entro il ventunesimo giorno precedente alle elezioni».

Nel frattempo continua il lavoro di sensibilizzazione.

«Attraverso i miei profili social, su X, Instagram e Facebook, sul sito della Fondazione Luigi Einaudi e, da settembre, anche in televisione con la ripresa dei talk show».

Giovanni Toia


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