Dietro i record del Rapporto SILMI di ANCE Lombardia – che certifica un mercato da 45,7 miliardi di euro (+10,3%) e oltre 162 mila compravendite nel 2025 – si cela un'emergenza sociale drammatica: l'impennata dei costi dell'abitare sta impoverendo lavoratrici e lavoratori, trasformandosi in una vera e propria mannaia sul potere d'acquisto.
Per la Feneal UIL Lombardia la tolleranza è finita. Prendendo parte al convegno di ANCE, il Segretario Generale Riccardo Cutaia, al termine, ha lanciato un attacco frontale: «Il mercato cresce, ma chi produce questa ricchezza viene espulso dalle città perché non può più permettersi né un affitto né un mutuo. È una contraddizione inaccettabile: il costo della vita deve entrare subito al centro della contrattazione territoriale».
I dati dal 2019 a oggi evidenziano. un bollettino di guerra che travalica i confini milanesi: i canoni di locazione sono esplosi a Como (+53,8%), Monza e Brianza (+50,9%), Brescia (+49,4%) , Pavia (+45%) e Varese (+48,9%), oltre a segnare un +44,4% nell’area metropolitana di Milano, accompagnati da rincari dei prezzi di vendita fino al +39,5%. La corsa prosegue nel 2026 con compravendite in forte aumento a Cremona (+9,9%) e Bergamo (+3,3%).
«L'emergenza è ovunque e se cambiano le economie locali, devono cambiare i parametri dei contratti» incalza Cutaia. La svolta proposta dal sindacato parte dai prossimi rinnovi provinciali dell'edilizia: affitti, prezzi delle case e carovita reale dovranno diventare indicatori vincolanti per determinare salari e welfare territoriali, uscendo da logiche omologate per realtà ormai profondamente differenti.
Un ruolo d'impatto immediato spetterà alla bilateralità: «Gli Enti Bilaterali non possono limitarsi a prestazioni vecchie di vent'anni. Proporremo alle associazioni datoriali di destinare le risorse già esistenti nei fondi a nuove prestazioni per sostenere i canoni d'affitto, i mutui prima casa e la mobilità casa-lavoro. Nessun aumento di costi per il sistema, ma una redistribuzione moderna della ricchezza prodotta».
Il sindacato annuncia l'apertura di una nuova stagione per i contratti provinciali: l'obiettivo è inserire l'andamento degli affitti, il prezzo delle abitazioni e il costo reale della vita come indicatori vincolanti per determinare le componenti salariali e le tutele di welfare. Non è più tollerabile applicare le stesse logiche a mercati che presentano ormai criticità e costi asfissianti ma differenziati tra le diverse provincie.
«Chi costruisce la Lombardia – conclude Cutaia – deve poter continuare a viverci. È una questione di giustizia sociale e di tenuta del settore: senza stipendi dignitosi tarati sui costi reali, il comparto si fermerà per mancanza di attrattività. Nei contratti provinciali dei prossimi mesi non faremo sconti».




