Immaginate un giocatore talmente decisivo da garantire, quando è in campo, 15 punti incassati in meno (su 100 possessi) alla propria squadra, di abbassare le medie di tiro avversarie di sei unità percentuali, di aumentare del 7% le chance di prendere un rimbalzo difensivo e del 5% un rimbalzo offensivo.
Sono piccoli, grandi numeri che possono segnare la differenza tra una vittoria e una sconfitta.
Questa differenza, per la Pallacanestro Varese 2025/2026, ha preso il nome di Nate Renfro. E nello sconfinato mondo delle statistiche avanzate, ce n’è una che riassume magicamente il tutto: si chiama "Expected Win Difference" e calcola, in base ai parametri del net rating (differenza fra offensive rating e defensive rating), le aspettative di vittoria di una squadra quando un atleta del suo roster sta effettivamente giocando o meno.
Ebbene, con Renfro attivo sul parquet, l’ultima Varese di Kastritis ha visto salire le proprie chance di vittoria di 4,3 punti. Solo un compagno è risultato più decisivo: Ike Iroegbu, con +6,6. Tutti gli altri, compresa la stella Olivier Nkamhoua, dietro.
La conferma del centro di Tucson, diventata ufficiale questa mattina alla scadenza del termine per uscire dal contratto esercitabile dalla società del presidente Toto Bulgheroni, è allora una delle migliori notizie possibili in vista della prossima stagione.
Una notizia in cui entrare, una notizia su cui ragionare. Perché è proprio dalla garanzia di poter godere nuovamente della generosità e dell’abnegazione dell’ex Sassari che Varese potrà spiccare il volo per arrivare a fare - realmente - un netto salto di qualità sotto le plance.
Con Nate a comandare la difesa, la Openjobmetis dello scorso anno è stata di gran lunga la miglior retroguardia del campionato: 103,7 il valore del suo defensive rating (significa 103,7 punti incassati su 100 possessi avversari), 107,5 il defensive rating della Virtus Bologna, miglior difesa della Serie A sui 40 minuti (Varese ha concluso quinta). Ancora più lampante quanto abbia funzionato, sempre dal punto di vista della protezione del canestro, la coppia con Nkamhoua: 104,3 il defensive rating con entrambi in campo, 111,3 quello della squadra in generale, 117,3 con Olivier dentro e Nate fuori e 117,2 con Nate dentro e Olivier fuori.
E ancora: perché non ricordare il defensive rating del quintetto base di Kastritis, ovvero Iroegbu, Moore, Alviti e i due big men? 105,2, un altro dato da "scudetto".
Il limite del nostro e quindi anche quello della squadra in generale? Lo conosce bene ogni spettatore dell’Itelyum Arena: i falli. Con 89 penalità commesse, Nate Renfro è stato il quinto giocatore più falloso del massimo torneo italiano, finendo per restare in campo per "soli" 20,3 minuti di media.
La prima buona notizia dentro la notizia è allora che il pivot USA l’anno prossimo potrà essere ancora più efficace, perché non dovrà partire titolare: la metà partita che trascorrerà in panchina verrà coperta da un pariruolo da cui si attende un contributo alla stessa altezza se non maggiore.
Nel 2026/2027, se i piani della società diventeranno realtà, un centro cambierà un centro: per la tenuta difensiva e a rimbalzo del collettivo si tratta di un cambiamento rivoluzionario rispetto agli anni in cui il terzo lungo è sempre stata un’ala (nell’ultima stagione Assui e Alviti adattati), evenienza che ha sempre costretto Varese a diventare nel corso delle partite più piccola e meno performante fisicamente.
I due titolari, più Renfro e Nikolic (203 cm per 100 kg) e Max Ladurner quinto lungo: in attesa dei nomi, l’upgrade in retroguardia sembra ben avviato.
E in attacco? Qui il discorso si fa diverso, ma altrettanto chiaro.
Un miglioramento biancorosso nell’efficacia offensiva sotto le plance non passerà da Renfro, ma dal profilo dei due titolari, dalle volontà tattiche dell’allenatore e dalla capacità degli esterni di attivare i lunghi.
L’ultimo punto è forse il più importante: tra Iroegbu, Librizzi, Stewart, Moore e Freeman l’anno scorso non si è riusciti a trovare un vero attivatore di chi, come Renfro, ha sempre bisogno dell’assistenza altrui per mettere punti a tabellino. Scritto ciò, è anche vero che non esistono al mondo solo lunghi verticali, o frontali, o rim runner o convertitori di scarichi, ovvero le "specie" più ammirate a Masnago ultimamente: le maggiori disponibilità economiche e le spalle coperte da Renfro e Nikolic spingeranno la società di piazzale Gramsci a cercare altri due lunghi con bagagli tecnici più ampi o quantomeno diversi, tali da poter dotare le manovre offensive di nuove opzioni ed evitare che il gioco stagni per linee esterne quando i piccoli vengono anestetizzati dalle difese opposte?
Lo vedremo.
Intanto si riparte da Nate per scalare la montagna. Non più dal livello del mare.




