Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
La leggenda della chiesa della Madonnina del lago di Azzate
Parlando della storia e dell’affresco, probabilmente del XVI secolo, relativi al piccolo santuario della «Madonnina del lago» di Azzate, ho citato brevemente la leggenda che si intreccia alla nascita della piccola chiesa.Tale leggenda, infatti, merita qualche osservazione, come vediamo, per l’appunto, oggi, perché, secondo una ricostruzione storica, questo personaggio potrebbe essere esistito davvero.
Ugo Marell in un articolo su «La Prealpina» del 18 settembre 2008 riferiva di un documento di un ignoto autore citato su di un portale oggi non attivo, secondo il quale il misterioso cavaliere della leggenda dovrebbe essere il Cavaliere Niero delle Rose che, di ritorno dalle crociate, percorreva le nostre lande in una notte buia.
Faceva molto freddo ed il lago era ghiacciato e attorno ghiaccio e di desolazione, e, da lontano, sulle colline, si riverberavano gli ululati dei lupi alla ricerca di cibo.
Così recita il testo, ma non possiamo datare con certezza il momento, poiché le crociate sono state numerose tra il XI ed il XIII secolo; nemmeno ci soccorrono i lupi ululanti sulle colline di Dobbiate o di Galliate, perché fanno parte della caratteristica fauna che popolava i nostri boschi fino ad almeno cinquant’anni fa…
Il nobile cavaliere, da Gavirate (così dicono le varie fonti della leggenda) andava per la sua strada, condotto dall’amore per la sua «bella sposa dai capelli d’oro», secondo alcuni autori , o, secondo altri, come «la bella amata», o, la «promessa sposa».
Il misterioso autore della della leggenda, ci rivela il nome: scopriamo trattarsi della fiorentina Fazia degli Oberti, che albergava in un castello della Valtravaglia.
La fantasia corre: chi mai saprebbe dire che cosa ci faceva una fiorentina in un castello della Valtravaglia sola e, per di più, senza lo sposo? Ma poco importa, quando si tratta di leggende che possono mescolarsi alla realtà e che ci raccontano la quotidianità del nostro territorio…
L’autore incalza: nulla e nessuno poteva fermare il crociato che, con il suo fido cavallo, attraversa di gran carriera le terre che lo dividevano dal tanto atteso abbraccio.
Ad un tratto, davanti a lui apparve un vastissimo campo ricoperto di neve: il cavaliere partì al galoppo per attraversare l’ampia landa.
Alla fine intravide alcune case (se teniamo fede alla topografia del XIII secolo della zona ove oggi c’è il Santuario, potrebbe essere la «Cascina Galgino») e si avvicinò, confidando di trovare un buon cristiano che potesse rifocillarlom prima di riprendere la strada per incontrare l’amata.
E’ un contadino di Azzate il buon cristiano che, ascoltato il racconto del viaggio, gli rivela il terribile rischio corso. Il vasto campo di neve non è una prato, ma il lago ghiacciato che avrebbe potuto in qualsiasi istante sgretolarsi sotto il peso del nobile e del cavallo. Niero delle Rose impallidisce, si rende conto di aver scampato per miracolo la morte. Grato alla Madonna che lo ha protetto, egli lascia al contadino una borsa di denari perché venga eretta una cappella, in voto, proprio nel punto che egli aveva raggiunto incolume al termine della sua forsennata corsa.
Ed oggi, in questo luogo, si trova il «Santuario della Madonnina del Lago» di Azzate.
(Fonte: Bruno Belli)





