Le note dell’Inno di Mameli risuonano ogni mattina alle 8 nel cortile della Colonia Comerio all’Aprica. È il momento dell’alzabandiera, un rito semplice ma ricco di significato. Subito dopo, risuona l’inno nazionale ucraino. Due melodie, due bandiere, due popoli uniti da un gesto di accoglienza che parla di amicizia, solidarietà e speranza.
Fino al 17 giugno la colonia di proprietà del Comune di Busto Arsizio ospita 35 bambini ucraini, di età compresa tra gli 8 e i 13 anni, accompagnati da tre educatrici provenienti dall’Ucraina. Un soggiorno che affonda le proprie radici nella lunga esperienza di accoglienza legata ai progetti nati dopo il disastro di Chernobyl e che continua ancora oggi, in un contesto segnato dalle difficoltà e dalle sofferenze causate dalla guerra.
Per questi ragazzi, arrivati in Italia il 3 giugno, l’Aprica rappresenta una parentesi di serenità, lontano dai rumori delle sirene, dagli allarmi aerei e dalle preoccupazioni quotidiane che accompagnano la vita nel loro Paese. A coordinare l’iniziativa è Aubam, da anni impegnata nell’accoglienza dei minori ucraini. Il presidente Antonio Tosi sottolinea l’importanza di questo progetto e il rinnovato interesse dimostrato dal territorio.
«È tornato un grande interesse da parte delle famiglie - spiega Tosi - e per noi è molto importante questa attenzione. Ci teniamo molto a questi bambini». Cinque dei piccoli ospiti stanno vivendo l’esperienza dell’accoglienza direttamente nelle famiglie di Busto Arsizio, mentre gli altri trascorrono il loro soggiorno nella struttura dell’Aprica, seguiti dai volontari dell’associazione.
La giornata è scandita da momenti ben organizzati che alternano attività educative, svago e vita comunitaria. Dopo l’alzabandiera e l’esecuzione degli inni italiano e ucraino, la mattinata prosegue con musiche italiane, inglesi e internazionali che accompagnano il risveglio dei ragazzi. Seguono la ginnastica, la colazione e una passeggiata all’aria aperta. Dopo il pranzo iniziano le attività pomeridiane: ci si diverte nella piscina del paese, oppure si partecipa alle escursioni in montagna oppure in altre giornate si visita l’osservatorio naturalistico per scoprire le bellezze dell’ambiente alpino. Occasioni preziose per giocare, imparare e vivere esperienze che resteranno nei loro ricordi.
La sera, dopo la cena, arriva il momento più atteso: giochi, musica e la tradizionale discoteca organizzata all’interno della colonia. Momenti di allegria che permettono ai ragazzi di sentirsi semplicemente bambini, senza pensare alle difficoltà che li attendono una volta rientrati a casa. A colpire particolarmente i volontari è il comportamento dei giovani ospiti.
«Vedere che alla fine dei pasti riportano i piatti sul tavolo, con grande attenzione alla pulizia e all’ordine, dimostra un senso dell’educazione davvero importante», racconta Tosi.
L’organizzazione del soggiorno è resa possibile esclusivamente dall’impegno dei consiglieri Aubam, che si alternano per raggiungere l’Aprica e seguire i bambini durante tutta la permanenza. Il presidente dell’associazione tiene inoltre a sottolineare il sostegno ricevuto dalle istituzioni locali: «Questi bambini sono venuti all’Aprica grazie all’assessorato ai servizi sociali», evidenzia Tosi, rimarcando il valore della collaborazione tra associazioni e amministrazione pubblica.
Il 17 giugno sarà ancora Antonio Tosi ad accompagnare il gruppo fino a Brescia, da dove inizierà il viaggio di ritorno verso l’Ucraina. Porteranno con sé fotografie, amicizie, sorrisi e il ricordo di due settimane trascorse tra le montagne della Valtellina. Ma soprattutto porteranno nel cuore il calore di una comunità che, ancora una volta, ha scelto di aprire le proprie porte ai bambini. Perché l’accoglienza non cancella le ferite della guerra, ma può regalare qualcosa di prezioso: giorni di pace, normalità e spensieratezza. E per chi vive ogni giorno nell’incertezza, anche solo due settimane di serenità possono diventare un dono immenso.




